L’indifferenza per la caduta del Muro: Herr Lehmann e la vita notturna a Berlino Ovest prima del 1989

‘Hai sentito?’ chiese al barista.
‘No, cosa?’
‘Hanno aperto un varco nel Muro.’
‘Cosa?’
‘Hanno aperto un varco nel Muro.’
‘Porca puttana.’

La notte del 9 novembre si poteva stare seduti in un bar di Kreuzberg sorseggiando birra ignari di quello che stava succedendo a Bornholmer Strasse e, a ruota, negli altri checkpoint. È così infatti, per caso e dalle parole da un estraneo piombato nel pub, che Herr Lehmann, protagonista dell’omonimo romanzo di Sven Regener, scopre della caduta del Muro.

In questo libro del 2001 che ha avuto in Germania un grandissimo successo, tanto da farne una versione cinematografica, l’autore Regener, nonché leader della band tedesca Element of Crime (dei quali tra l’altro è appena uscito il nuovo album), racconta la vita di alcuni ragazzi residenti a Berlino Ovest. Non diversamente dalla visione della Özdamar (di cui abbiamo parlato qui) questi vengono presentati come rinchiusi in una prigione completamente circondata dalla DDR, senza grandi aspettative o progetti di vita. In questo caso lo spazio vitale risulta ancora più piccolo in quanto ridotto al solo quartiere Kreuzberg, dal quale i personaggi non si sognerebbero mai di spostarsi. Si tratta di giovani che lavorano come camerieri o baristi in diversi pub e, una volta finito il turno, li frequentano, vivendo sempre la notte e mai il giorno.

Ma l’analisi di Regener va ancora più a fondo. Berlino Ovest è inoltre rappresentata come in preda ad una vera ansia di consumare costantemente qualcosa. Se nella DDR alcuni prodotti erano difficili da reperire se non impossibili, e la notte del 9 novembre i berlinesi dell’Est si trovavano a vedere per la prima volta nei negozi occidentali le banane, qui a Ovest è in atto il più sfrenato consumismo che si materializza nei suoi abitanti incapaci di stare fermi per un istante senza bere o mangiare qualcosa e raggiunge il suo apice la domenica mattina nelle enormi masse di persone che si riversano nei ristoranti per adempiere il rito del brunch, che Herr Lehmann odia profondamente.

Nella loro frenesia gli abitanti di Berlino Ovest non si interessano minimamente né al Muro, costruzione alla quale ormai sono abituati, né a cosa possa esserci aldilà: nessun altro Stato al mondo potrebbe essere più distante della DDR.

Alla mancanza di valori e di punti fermi i protagonisti del romanzo reagiscono in modi opposti: se Herr Lehmann presenta per tutta la durata del racconto una vera mancanza di iniziativa (si può dire infatti che il libro non racconti le sue azioni, ma ciò che gli capita), il suo migliore amico Karl è diventato iperattivo, non dorme mai, fa turni straordinari a lavoro. Quando il suo stato mentale diventerà tale da dover consultare un medico, questo, evidentemente abituato a dover curare giovani che escono fuori di testa a Berlino Ovest, pronuncia delle parole che possono farci riflettere anche sulla Berlino riunificata di oggi:

La vita da queste parti è facile quando si è giovani: si lavora quel tanto che basta, gli affitti sono bassi, ci si diverte un mucchio. Ma alla lunga la maggior parte della gente ha bisogno di qualcosa per dare un senso a tutto ciò. E se anche questo qualcosa viene meno…

La passività del signor Lehmann invece (chiamato così dagli amici per prenderlo in giro nonostante lui lo odi, e ripetuto ossessivamente dall’autore quasi volesse anche lui farsi gioco del suo personaggio) raggiunge il culmine proprio la notte del 9 novembre. Infatti, quando nel pub giunge la notizia del varco aperto nel Muro, non ha la spinta di andare a vedere cosa succede o interessarsi in qualche modo alla cosa, si muoverà solo perché glielo propone un amico e a patto di poter prima finire la sua birra (”Aber erst austrinken”). I due si recano all’Oberbaumbrücke, dove si trovava uno dei nove checkpoint, e vedono berlinesi dell’Est che in tutta tranquillità giungono a Ovest. Insoddisfatti pensano di andare ad un altro checkpoint, quello nella Heinrich-Heine-Straße, ma anche qui è troppo tardi, e le masse in festa che passavano il confine a piedi hanno lasciato spazio ad un gran traffico causato dalle Trabant che si riversano a Ovest. Lo spettacolo non è così interessante come sperato e neanche questo evento dalla portata storica eccezionale serve a scuotere Herr Lehmann dal suo torpore esistenziale. Che fare, andare a casa? Lì non c’è nessuno che aspetta.

Nel dubbio, scoliamoci un’altra birra.

Sven Regener, Herr Lehmann, Eichborn Verlag AG, Frankfurt am Main 2001.
Le citazioni in italiano sono da Sven Regener, Il signor Lehmann, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano 2003.

L’immagine di copertina è presa dal film Herr Lehmann. Qui sotto un piccolo estratto.

Sara Trovatelli

Dottoranda in traduzione letteraria, traduttrice, amante del buon cibo, dei viaggi e di tutto ciò che è cultura, vive a Berlino dal 2012 dopo essersene innamorata durante una gita lampo ai tempi del liceo.

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