«Ho lasciato l’Atac di Roma per Berlino. Qui non ti offendono quando salgono sul bus, paghe e qualità di vita sono imparagonabili»

Stefano Massi

Lasciare il posto fisso per provare a rifarsi una vita a Berlino: la storia di Stefano Massi, romano a Berlino dal 2015

«La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’ennesimo litigio in mezzo al traffico. Ero a Piazza delle Province, un auto non rispetta il dare precedenza, io glielo faccio notare e da lì inizia una discussione infinita. Erano situazioni che capitavano spesso, ma quel giorno, quando sono tornato a casa ho sentito dentro di me che non avrei potuto più sopportarle, che una vita del genere non era ciò che volevo. Ora vivo a Berlino e sono contento così, non ho nessun rimpianto». Stefano Massi, romano classe 1982, autista dell’azienda romana di trasporti ATAC, nel 2015 ha deciso di licenziarsi e di trasferirsi nella capitale tedesca. Oggi è autista di pullman che portano musicisti in giro per l’Europa per i loro tour di concerti. «Tra i lavori possibili, e quindi esclusi l’astronauta o il calciatore, fare l’autista era un mio piccolo sogno sin da quando sono bambino».

Perché fare l’autista in Germania è diverso dal farlo in Italia: l’esperienza di Stefano Massi

«Preso il diploma di tecnico aziendale, mi sono arruolato volontariamente nell’esercito per due anni. Lì ho preso le patenti per autisti che ho poi convertito in civili. Sono riuscito ad entrare in una cooperativa che lavorava per l’ATAC. Spostavo i mezzi all’interno della rimessa, poi ho fatto il concorso per entrare in ATAC e mi hanno preso con contratto a tempo indeterminato. Guidare mi piaceva, ma lavorare per l’ATAC è difficile. L’azienda non ha molti fondi e ti chiede di fare tragitti da più di un’ora in cinquanta minuti senza calcolare il traffico. Le corse saltano. Le persone ce l’hanno sempre con noi autisti, ma non capiscono che è il sistema che non funziona. Anche io prima di iniziare questo lavoro pensavo che fossero gli autisti i responsabili del ritardo dei mezzi di trasporto, ma ora dico con certezza che non è così. Roma è una città trafficata, non ci sono corsie preferenziali. Bisogna abituarsi, ma non è facile. Con la mia  ora ex ragazza parlavamo spesso di un eventuale trasferimento all’estero. Lei lavorava per l’Alitalia, potevamo viaggiare spesso e così, vedere da vicino esempi di metropoli virtuose, era diventata la normalità. Paradossalmente, nonostante lei fosse a contratti stagionali e io a tempo indeterminato, nei fatti era lei che si opponeva di più. A gennaio 2015 abbiamo passato qualche giorno a Berlino di perlustrazione. Dopo ci siamo lasciati, ma ormai l’ingranaggio per me era partito. Sono tornato da solo ad agosto sempre per guardarmi intorno. Avevo un amico qui e ho pensato che forse ce la potevo fare. Ad ottobre dello stesso anno mi sono messo in aspettativa dal lavoro, ho affittato la mia casa e sono partito già con l’idea di rimanere. Non conoscevo una parola di tedesco e poche d’inglese. Appena arrivato mi sono iscritto ad una scuola di lingua. Finita l’aspettativa l’ATAC mi ha richiamato per lavorare. Non avevano intenzione di licenziarmi. Ma ero deciso, così sono andato al CAF e l’ho fatto io. L’impiegata ha provato in tutti i modi a convincermi di rimanere, perché si sa, di questi tempi in Italia sono pochi i fortunati che hanno un contratto a tempo indeterminato, e io ce l’avevo, ma ormai avevo preso la mia decisione».

 

Stefano Massi al volante a Roma
Stefano Massi al volante a Roma

«Ho pensato spesso a Roma, ma ad oggi non mi pento della mia scelta»

«Sono tornato a Berlino e ho iniziato finalmente a cercare lavoro. Ero certo di voler fare l’autista anche qui. Avevo tutte le carte in regola, poiché le patenti che avevo bastavano e da quello che mi avevano detto non era necessario sapere la lingua alla perfezione. Ho mandato così una candidatura online per fare da autista alla BVG, l’azienda di trasporti pubblici berlinese. Dopo poche settimane mi hanno richiamato per un colloquio. Mi volevano, ma il mio livello di tedesco non era abbastanza. Mi hanno detto che sarei potuto tornare appena avessi migliorato la lingua. Non mi sono disperato, qui sono sempre in cerca di autisti. Sui tram ci sono spesso annunci che lo dimostrano. Ho continuato a studiare tedesco e nel frattempo, per sopravvivere, ho iniziato a lavorare alla DHL come fattorino. Dopo poco tempo, mi hanno chiamato per fare l’autista dei mezzi pubblici a Potsdam. I miei colleghi tedeschi, quando hanno saputo del mio precedente lavoro a Roma, si sono chiesti come avessi potuto lavorare in quel traffico infernale che evidentemente avevano vissuto solo da turisti. Lo stipendio da neoassunto è decisamente più alto di quello che prendevo a Roma, circa il 25% in più, che più o meno corrisponde alla paga di un dipendente ATAC a cui manca poco per la pensione. Dopo quattro mesi, tramite un amico, sono venuto sapere di un’offerta di lavoro come autista di pullman che portano in tour gli artisti musicali, i cosiddetti Tourbus. Attualmente lavoro ancora lì. Tempo fa ho accompagnato anche Ermal Meta in giro per l’Europa. Sicuramente è un lavoro stancante: guidare per tante ore, non avere più orari, ma mi piace, conosci molte persone, è stimolante e il mio stipendio è migliore rispetto a quello che prendevo in Italia. Non nego di aver avuto momenti no e di aver pensato spesso a Roma, ma ogni volta che ci torno, mi guardo intorno e capisco il perché della mia scelta e non me ne pento assolutamente. Non so se Berlino sarà la mia città per sempre, ma se dovessi dare una risposta oggi, direi di sì».

Berlino Schule tedesco a Berlino
Berlino Schule tedesco a Berlino

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