I media tedeschi: «Le espulsioni dei richiedenti asilo dalla Germania sono una grande bugia»

«La grande bugia delle espulsioni dalla Germania dei richiedenti asilo»: titola così il giornale tedesco Bild a qualche giorno di distanza dall’attentato nel supermercato di Amburgo ad opera del 26enne islamista Ahmad Alhaw.

Anis Amri prima, Ahmad Alhaw poi: i casi dei due attentatori di Berlino e di Amburgo stanno sollevando una grande polemica in Germania circa le modalità di rimpatrio dei richiedenti asilo la cui domanda sia stata rigettata. Sebbene la loro richiesta d’asilo in Germania fosse stata respinta, il tunisino Amri e l’emiratino Alhaw non erano stati rimpatriati per mancanza di documenti dei Paesi di provenienza, intoppo che sappiamo essere costato caro alla società tedesca. I dati divulgati dal Ministero degli interni tedesco dimostrano che non si tratta di due casi isolati: le espulsioni e i rimpatri volontari sono in calo rispetto al primo semestre del 2016, mentre i soggetti che dovrebbero essere espulsi per mancata accettazione della domanda di asilo sono in aumento. In vista delle elezioni federali di settembre la questione rifugiati e le leggi in materia di espulsione stanno letteralmente infuocando la campagna elettorale. In particolare, se CDU ed SPD si sono scontrate più volte sulle misure per la facilitazione delle espulsioni in caso di minaccia alla sicurezza del Paese, sembra che ci sia accordo sulla necessità di coinvolgere maggiormente nei rimpatri i Paesi di provenienza dei richiedenti asilo.

I dati

A seguito dell’attentato ai mercatini di Natale di Berlino, Angela Merkel aveva speso parole forti in merito alle espulsioni dei richiedenti asilo dalla Germania: «Chi non ha diritto di asilo deve essere rimpatriato» aveva dichiarato la cancelliera. Ma nonostante l’annunciato inasprimento delle politiche di espulsione, nel 2017 i rimpatri non sono aumentati. Secondo i dati del Ministero degli interni tedesco, le espulsioni effettuate nel primo semestre del 2017 sono addirittura diminuite del 9% rispetto al 2016: da 13.743 sono passate a 12.545. Inoltre, sebbene il governo federale tedesco cerchi di favorire gli espatri volontari con incentivi finanziari, anche i dati relativi a questo fenomeno sono in calo, in parte per via di una diminuzione generale delle domande di asilo presentate nel 2017 rispetto al 2016. Per contro è invece in aumento il numero di persone che dovrebbero essere espulse dalla Germania: se a fine 2016 se ne contavano 207.000, al 31 maggio 2017 erano già 222.000, di cui ben 158.692 temporaneamente tollerate sul suolo tedesco.

Espulsioni fallite

Chi si veda rigettata la richiesta d’asilo è teoricamente obbligato a lasciare il suolo tedesco. In più, se il soggetto in questione non dovesse adempiere volontariamente a quest’obbligo, le autorità possono procedere alla sua espulsione forzata. Tuttavia esistono casi in cui l’espulsione viene ostacolata anche dopo l’emissione di un avviso con scadenza. Stiamo parlando dei casi in cui manchino documenti necessari per il viaggio, in cui sussistano motivazioni di tipo umanitario, medico o di diritto internazionale o in cui sia stata introdotta un’interruzione delle espulsioni per determinati gruppi di persone. Nel caso in cui l’espulsione non sia possibile, il soggetto interessato viene temporaneamente tollerato sul suolo tedesco, status che non corrisponde a un vero e proprio titolo di soggiorno. Attualmente la Germania non effettua rimpatri verso Siria e Iraq e dal 31 maggio, data dell’attentato all’Ambasciata tedesca a Kabul, nemmeno verso l’Afghanistan, salvo che si tratti di soggetti criminali, pericolosi o non collaborativi circa la verifica della propria identità. Tra l’altro molti Stati non hanno interesse a riaccogliere i propri cittadini, specialmente se si tratta di criminali, come per esempio nel caso del tunisino Anis Amri, l’attentatore di Berlino. Dopo essere stato condannato alla pena detentiva espulsoria, Amri era stato rilasciato a seguito del mancato invio da parte della Tunisia di documenti che ne avrebbero autorizzato il rimpatrio. Lo stesso è accaduto con l’emiratino Ahmad Alhaw, l’attentatore di Amburgo, che intendeva rientrare in patria volontariamente.

Le ragioni

A febbraio 2017 il governo aveva messo a punto una serie di misure per facilitare le espulsioni, tra cui una legge per una più efficace imposizione dell’obbligo di espatrio entrata in vigore il giorno dopo l’attentato di Amburgo. Questa legge sancisce provvedimenti di sorveglianza ed espulsione più snelli per soggetti potenzialmente pericolosi e consente l’analisi dei dati telefonici dei rifugiati al fine di verificarne l’identità. In più, già dall’11 settembre 2001 esiste un provvedimento di espulsione accelerata in caso di pericolo per la sicurezza della Repubblica federale tedesca o probabili attacchi terroristici. Tale provvedimento è però stato applicato in tutta la sua severità soltanto dopo l’attentato dei mercatini di Natale di Berlino a dicembre 2016. Come riporta Spiegel Online, una delle ragioni del fallimento di molte espulsioni è la scarsa collaborazione tra governo federale e regioni. Le espulsioni vengono infatti in larga parte regolamentate dai Bundesland che in alcuni casi si oppongono alla linea del governo, come per esempio nel caso dei rimpatri verso l’Afghanistan dopo l’attentato di Kabul dello scorso maggio. Stando ai dati del Ministero degli interni, i Bundesland che hanno effettuato più espulsioni nei primi sei mesi del 2017 sono la Renania Settentrionale-Vestfalia, il Baden-Württemberg e la Baviera. La non collaborazione di molti Paesi d’origine dei rifugiati è l’altra ragione che porta al fallimento di molte espulsioni. A marzo 2017 il Ministro degli interni de Maizière aveva accennato alla possibilità di tagliare i fondi per lo sviluppo ai Paesi non collaborativi, proposta ad oggi non ancora sfociata in un provvedimento concreto. In vista delle elezioni federali di settembre, la CDU di Merkel ha più volte incolpato la SPD di aver ripetutamente ostacolato una politica di espulsione più severa, accuse respinte dal partito di Schulz.

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Foto di copertina © Raimond Spekking / CC BY-SA 4.0 (via Wikimedia Commons), Drehscheibe Köln-Bonn Airport – Ankunft Flüchtlinge 5. Oktober 2015-0273CC BY-SA 4.0

Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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