«Il piatto immaginario del clochard di Berlino»

© Annie Spratt, Paella, BY-SA CC 0.0 

Paella

C’è un tizio che incontro spesso, da anni, alle panchine del parco di fronte casa mia. Non lo conosco tanto da saperne il nome, in questo mi sono dimostrato assai distratto, poiché lui, invece, conosce il mio e mi saluta sempre.

Lo vedo al parco, al Bürgerhilfe quando aspetta il suo turno per fare la doccia e a volte mangiamo insieme. Scambiamo comunque poche parole tra noi, un paio di saluti e considerazioni sul tempo, un commento sui pasti e, qualche volta, alcune osservazioni di carattere scherzoso.

Di solito è lui a rimproverare a me qualcosa di ridicolo: la mia proverbiale lentezza, per esempio, oppure la vitalità del cane, o la mia bicicletta nuova. A volte invece lo disturbano le mie pose e la mia completa immobilità per interi periodi, a volte le traiettorie dei miei lanci di bastone.

Lo vedo sempre solo, con un sorriso sbieco sulla faccia e la faccia rossa, con quel rossore acceso tipico del volto di chi vive per strada da tempo, come se coltivasse in se stesso strane incandescenze, fuochi sotterranei e segrete vie da percorrere sempre avanti e indietro con la sua immancabile bicicletta carica di cose.

Si intrattiene poco con me; dopo qualche minuto mi saluta, avvertendomi che si sta recando a casa della sua fidanzata per mangiare la paella.

Lo vedo qualche volta in un mese, e non so di che cosa si nutra nel resto del tempo, a parte quando mangiamo insieme al Bürgerhilfe alla stessa ora e incappiamo nelle stesse pietanze; ma quando lo incontro per strada lui sta sempre per andarsene a mangiare la paella, a casa della sua fidanzata, che neppure conosco. Così con questa parole monta in sella e si allontana, e lo vedi andare via, rosso in faccia e con le mani nere, con quattro giacche anti-pioggia addosso e i suoi denti sgangherati.

A prima vista si potrebbe dire di vedere un uomo solo, distrutto e aggrappato a strane fantasie, fatte di amiche inesistenti e chicchi di riso alla valenciana, ogni tante volte al mese, ma se si guarda meglio, un poco sotto all’apparenza; se lo si ripulisce un poco dalla patina di strada che lo ricopre, vi si scorge un nobile, un imperatore, come ciascuno di noi; un signore della fantasia.

Un viaggiatore, un attraversatore di mari, un poeta, un chiaro possidente di terre incolte e coltivate, un delicato conoscitore di cose, e non è difficile restituirgli la cortesia che ci ha usato, nel confidarci i suoi appuntamenti, e immaginarlo sereno, stanco dopo un duro giorno da uomo, seduto a capotavola, mentre la sua splendida signora gli serve, con un sorriso, un gran piatto di paella.

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Foto di copertina: © Annie Spratt, Paella, BY-SA CC 0.0 

Ismaele Rossi

La vita sgangherata e unica di Carlo a Berlino ti porta nei bassifondi, tra i barboni, i ricchi rampolli decaduti, le mense dei poveri, gli Hartzer che vivono di sussidi, quella Berlino che per molti è cool ma che pochi conoscono davvero

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