L’Eintopf domenicale di Hitler, ossia come il totalitarismo nazista pervase perfino la cucina tedesca

Tante pietanze che oggi identifichiamo con la cucina tedesca sono nate grazie alla propaganda di Hitler.

Se qualcuno ci parlasse di stufati e spezzatini, di zuppe con carne e patate, di legumi e crauti cucinati nelle maniere più disparate, potrebbe facilmente capitare di pensare alla Germania. E avremmo ragione di associare cultura tedesca e questa tipologia di cucina: in particolare, i tedeschi spesso approffittano del pranzo domenicale per cucinare piatti unici e completi come stufati o zuppe arricchite con la carne, o ancora riso condito con verdure, legumi o carne di maiale. Tuttavia, non sarebbe storicamente corretto sostenere che questi piatti provengano da una tradizione antica: come riporta Atlas Obscura, pochi sanno che l’abitudine di consumare l’Eintopf (‘piatto unico’) la domenica nasce in realtà dalla volontà politica di Hitler e dalla campagna che il nazismo promosse nei primi anni di regime. L’articolo riprende in buona parte il lavoro di Alice Weinreib, professoressa associata di Storia alla Loyola University di Chicago, che parla in modo diffuso di questa rivoluzione culinaria quasi dimenticata – e della propaganda che la provocò – in un suo saggio del 2017 dal titolo Modern Hungers: Food and Power in Twentieth-Century Germany.

La tradizione del pranzo domenicale fu letteralmente stravolta, sostituita da piatti che continuano ad abbondare sulle tavole dei tedeschi

Il pranzo domenicale in Germania, fino agli anni ’30, era una vera e propria istituzione. Spesso era considerata l’unica occasione, in molte famiglie, per mangiare carne di qualità, che scarseggiava durante la settimana, o di fare un pasto di più portate. Le famiglie più ricche invece sfruttavano la domenica per pasteggiare con leccornie e piatti elaborati. Ma dal 1933, pochi mesi dopo essersi instaurato come Cancelliere, Hitler lanciò una nuova campagna propagandistica: l’Eintopfsonntag (la “Domenica del piatto unico”). Ogni prima domenica del mese, i tedeschi avrebbero dovuto consumare pasti di un solo piatto: zuppe, stufati o riso condito. I crauti conditi con lardo e fagioli era un classico esempio di questa nuova tradizione nazionalsocialista. I piatti proposti dal regime erano tipici di alcune zone della Germania settentionale, ma quasi completamente sconosciuti nel resto del Paese: in alcune zone meridionali le persone cominciarono a conoscere il termine Eintopf solo nel corso degli anni ’30. I piatti sponsorizzati dal regime ebbero particolare fortuna, durante la guerra e in seguito, anche grazie alla loro semplicità di preparazione e il basso costo degli ingredienti.

Un fenomeno quasi dimenticato, la campagna propagandistica fu potente e pervasiva

L’Eintopfsonntag era nato sulla spinta delle numerose misure che il governo nazista prese in quell’anno per dare cibo e mezzi di sussistenza a tutti i cittadini tedeschi, in particolare i veterani. Misure che che vanno di solito sotto il nome di Winterhilfswerk. Nello specifico, consumare piatti meno raffinati, e soprattutto fare pranzi domenicali di una sola portata, avrebbe diminuito le spese delle famiglie, e permesso a molti di contribuire con donazioni a sfamare i cittadini meno abbienti. Ma a parte questo vantaggio più immediato, l’idea veramente importante per Hitler consisteva nel fatto che tutti i tedeschi la domenica fossero accomunati da un “sacrificio comune per la Nazione”, dalla rinuncia allo sfizio e ai lussi culinari per adeguarsi alla regola della collettività. Tanto la beneficienza quanto il risparmio non potevano essere gli unici motivi della straordinaria campagna propagandistica attuata dal regime. Cominciarono a venir pubblicizzate fotografie di Hitler e di altri capi partito che consumavano l’Eintopf domenicale; le librerie furono riempite di libri di cucina per casalinghe con svariate ricette di piatti unici, che venivano decantati come la dieta più consigliabile per gli individui di stirpe germanica e di razza ariana. Furono persino realizzati dei libri per bambini illustrati che raccontavano e incoraggiavano l’Eintopfsonntag. L’idea era chiara: l’Eintopf è un fenomeno collettivo, e ogni singolo è moralmente tenuto a partecipare.

I motivi del piano di Hitler: il simbolismo dell’unità e l’omologazione come strumento di regime

Alla base di questo tentativo di rivoluzione culinaria da parte dei nazisti vi era la dimensione potentemente simbolica dell’Eintopf. Un pasto composto da una singola portata era democratico e accessibile, trasversale rispetto alle classi sociali. L’idea di unità contenuta nel piatto unico nazista, inoltre, non si limitava a un piatto simile per tutti i cittadini tedeschi ogni domenica. Secondo Alice Weinreib, l’Eintopf avrebbe dovuto anche “simboleggiare la creazione di un ‘unico popolo’ (ein Volk), la realizzazione di un piatto delizioso attraverso la combinazione di diversi ingredienti […] analoga all’unificazione di diversi popoli di stirpe germanica in un unico ‘intero’. Ovviamente, questa cosiddetta diversità – Prussiani, Bavaresi, Sassoni – era tanto limitata e quasi inesistente quanto quella dei piatti che venivano suggeriti, sempre gli stessi ingredienti riproposti in maniera differente”. Il sacrificio del singolo per il bene più grande della Nazione e del popolo tedesco, tema classico del nazionalsocialismo e in generale dei regimi totalitari, è strettamente legato al fatto che i processi di omologazione sono sempre di fatto strumento efficace di controllo sociale e di repressione del dissenso. Fare qualcosa perché la fanno tutti gli altri è un atteggiamento passivo, che non porta alla coscienza delle proprie azioni, né tantomeno a domande sul perché si compiono. Totalizzare l’intervento dello Stato nella vita del singolo rende degli individui degli atomi impotenti, facili da governare e da sfruttare per qualsiasi tipo di fine.

Pseudoscienza razziale, nostalgia per un passato mai esistito e psicologia della stabilità

Le ricette dell’Eintopf favorivano ingredienti autoctoni – radici e tuberi, frutta secca, maiale tedesco – e i nutrizionisti nazisti affermarono a più non posso che il modo migliore per nutrire l’organismo ariano era quello che seguisse una dieta appropriata dal punto di vista delle teorie della razza. Associato a questa modernistica passione per informazioni pseudoscientifiche, c’era anche un profondo sentimento di nostalgia nazionalista. La nostalgia per un passato che, ovviamente, era mero frutto di una costruzione posticcia e storicamente infondata. E tuttavia le campagne pubblicitarie dell’Eintopf continuavano a includere immagini sentimentali di famiglie povere tedesche e di soldati in trincea durante la prima guerra mondiale, che si ristoravano con un piatto caldo di stufato. Nostalgia per la cultura arcaica, estetica del passato perduto e da riconquistare, il legame con la Terra e la tradizione popolare: tutto questo sforzo simboleggiava il tentativo di coesione, di definizione di un’identità forte e sicura. Come il Führer che univa il popolo in quanto suo unico vero interprete, così la ricerca di una dieta, di un piatto nazionale unico e omologato forniva rassicurazione psicologica ai singoli, dava loro l’illusione di una comune identità e li faceva sentire parte di un tutto più grande e più forte delle singole parti.

La condanna dei “parassiti” del popolo tedesco e la sacralizzazione del piatto unico

In un discorso del 1935, Hitler condannò con ferocia coloro che avevano contribuito troppo poco o per nulla al Winterhilfswerk: «Voi non avete mai conosciuto sulla vostra pelle la fame, né potete comprendere quale peso possa rappresentare. Chiunque non partecipi [al Winterhilfswerk] è un vile parassita del popolo tedesco». Coloro che si sarebbero rifiutati, per avidità, di partecipare al sacrifcio e all’astinenza nazionale, venivano etichettati come «ladri»  nei confronti del belessere collettivo. Come un giornale locale scriveva, “Proprio come i cristiani ricchi di fede si uniscono nel santo sacramento della Comunione, nel servizio del loro Signore Iddio, così anche la Germania Nazionalsocialista celebra il suo pasto sacrificale come voto solenne alla comunità di un Popolo indistruttibile”.

L’esito della campagna e la successiva fortuna dell’Eintopf

La campagna dell’Eintopfsonntag ebbe inizialmente un enorme successo, grazie alla semplicità e al basso costo degli ingredienti, accompagnati da una propaganda martellante. Tuttavia, dopo pochi anni, molti si stancarono  dei piatti del regime e della retorica sottostante. La stampa cladestina si prendeva gioco della propaganda a favore dell’Eintopf: In una vignetta, per esempio, uno domandava «Qual è l’Eintopf più consumato in Germania?», e l’altro rispondeva «Gedämpte Zungen». ‘Zungen’ significa ‘lingue’, mentre ‘Gedämpfte’ può siginficare sia ‘stufate’ sia ‘messe a tacere’. Durante il caos della Seconda Guerra Mondiale, la campagna finì per esaurirsi. Tuttavia, più di 80 anni dopo la fine della stessa, l’Eintopf rimane popolare nella Germania contemporanea, e la parola è ancora usata comunemente – sebbene con poca consapevolezza della sua origine connotata in senso nazionalista e razziale.

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Per vedere piatti tedeschi di cui anche un italiano si può innamorare vedi qui: tra questi la Kartoffelsuppe mit Würstchen, un piatto che sembra molto simile a quelli proposti da nazisti e che poi ha fatto fortuna durante la guerra.

Foto di copertina: Collage di due immagini: quella a sinistra è una foto di gulasch ©liga008, CC0. L’immagine che riprende Hitler proviene da Youtube.

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