«Il suicidio è un argomento taboo a Berlino»

Foto di copertina: © Pankaj Patel, Kurfürstendamm, Berlin, BY-SA CC 0.0

Levi

Te lo ricordi madre Levi?
Mah sì, quel bel biondino sorridente, che tenevamo in braccio quando era piccolo, che sempre mi scherniva perché non parlavo bene tedesco? Per lui ero una specie di cannibale, un aborigeno venuto da chissà dove, perché si sa che il parlare è il ragionare, e lui si ammazzava dal ridere ai miei strafalcioni, e mi tirava i vestiti per giocare, e mi chiamava Furz. Carlo per lui era un giocattolo, un passatempo strambo, un animale esotico, una rarità da insegnare agli amici. E io adoravo quei suoi modi bricconi di prendermi in giro; vedendolo crescere mi rallegravo nel cuore che fosse una delle primissime persone che incontrai a Berlino.

Ecco quel Levi che gli facemmo una gran festa per il suo quinto compleanno, e che a casa mia era benvenuto come un figlio, quel Levi lì si è buttato sotto a un treno nell’U-Bahn, a vent’anni. Dice il conducente che non è caduto, nè è stato spinto. Ha fatto un salto mentre il treno arrivava in stazione. La sua fortuna dicono è che sia balzato proprio in mezzo ai binari, altrimenti sarebbe rimasto smembrato. Il treno ha fatto volare il corpo per circa venti metri sulle rotaie, lui è miracolosamente sopravvissuto, e ora è fuori pericolo di vita, e giace in coma farmacologico, e nessuno sa con certezza che cosa accadrà al suo risveglio.

Sai madre quando qualcuno si butta sui binari del treno l’azienda di trasporti non comunica direttamente il suicidio: si scusano per il ritardo, e adducono come causa interventi della polizia, dei pompieri, o del medico d’emergenza. Dicono che fornire notizie accurate porti a episodi di emulazione.

Madre vai a leggere i resoconti degli interventi di polizia, di pompieri, o dei medici sui resoconti della BVG, si buttano a frotte sotto i treni, ogni giorno, ed è meglio che non si sappia. Cosa mettiamo al mondo a fare i figli, se poi sono soltanto i nostri? I bambini sono i figli di tutti, e credimi non c’era nulla peggiore al mondo che potesse capitarmi, che vivere questo.

Quanto tempo aspetteremo ancora madre, secondo te, prima che si cominci a parlare sul serio? Perché io conosco un proverbio siciliano, che dice che chi parla passa il mare, chi non parla si getta sotto ai treni.

 

Berlino Schule tedesco a Berlino
Berlino Schule tedesco a Berlino

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Foto di copertina: © Pankaj Patel, Kurfürstendamm, Berlin, BY-SA CC 0.0

Ismaele Rossi

La vita sgangherata e unica di Carlo a Berlino ti porta nei bassifondi, tra i barboni, i ricchi rampolli decaduti, le mense dei poveri, gli Hartzer che vivono di sussidi, quella Berlino che per molti è cool ma che pochi conoscono davvero

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