La dolce vita, al Babylon di Berlino la retrospettiva sui capolavori di Federico Fellini

La capitale tedesca dedica una breve retrospettiva al grande Federico Fellini.

Il primo appuntamento è per domenica 16 aprile alle 16.00 con La dolce vita, forse il più famoso all’estero dei film del cineasta riminese. Si continuerà le due domeniche successive, sempre alla stessa ora, prima con Roma (il 23 aprile) e poi con 8½ (il 30 aprile). Ad ospitare la retrospettiva sarà il cinema Babylon di Rosa-Luxemburg-Strasse 30. La dolce vita sarà proiettato con sottotitoli in tedesco, Roma con sottotitoli in inglese, 8½ con sottotitoli in tedesco. Ogni film sarà seguito da un piccolo aperitivo a base di pizza e spritz e da una chiacchierata post film con Mara Martinoli, curatrice della rassegna in collaborazione con Andrea D’Addio (Berlino Magazine). La kermesse rientra nella serie di domenicali appuntamenti del CinemAperitivo (ogni domenica un film italiano con sottotitoli al Babylon).

Dolce vita di Fellini

La dolce vita – La trama

Il film è incentrato sulla lunga peregrinazione per Roma, diurna e notturna, compiuta da Marcello Rubini (M. Mastroianni), un giornalista-scrittore in crisi morale e spirituale, seguito da un fedele fotografo, Paparazzo. Marcello ha un’avventura con Maddalena, la figlia di un ricco industriale, poi ne tenta un’altra con Sylvia, la famosa attrice straniera giunta a Roma, ma intanto convive con Emma, che ha i nervi a pezzi e minaccia di suicidarsi. La sua vita romana che il padre, arrivato a Roma per un breve soggiorno, intravede e non comprende, si svolge in un salotto letterario o in un palazzo aristocratico, in un night-club o in casa di amici, e non mancano gli episodi straordinari, come il “miracolo” fuori Roma o la vicenda di Steiner, il mite intellettuale angosciato dal futuro che fa strage dei suoi adorati bambini per poi suicidarsi (da Bibliolab.it)

La critica

Fin dalla sua prima uscita costituì un fenomeno di costume, preceduto e seguito da un’attenzione mediatica senza pari: anticipazioni, pettegolezzi, interrogazioni, tentativi censori, polemiche e scomuniche. Questo clamore ha rischiato, nel tempo, di offuscare l’autentico valore del film in favore dell’analisi sociologica. Eppure La dolce vita è davvero il film spartiacque di cui si è parlato. Innanzitutto rappresenta l’autentica fucina della mitologia felliniana: è con La dolce vita che nascono la leggenda del set felliniano come circo, la cattiva fama del regista dissipatore di capitali, la fabbricazione di icone e di neologismi, l’invenzione di una nuova forma di divismo ‘riluttante’ nella persona di Marcello Mastroianni, la progressiva migrazione dalle locations naturali ai teatri di posa. Sul piano formale si registrano alcune importanti novità: Fellini parla di un “rotocalco in pellicola”, e allude al caos contemporaneo ignorando la struttura drammaturgica tradizionale. La dolce vita si presenta come un’accumulazione apparentemente casuale di episodi, incorniciati da un prologo e un epilogo. Il personaggio-guida di Marcello attraversa la città in un percorso erratico, tra l’accecante luce solare del mattino e l’artificiale carosello di luci elettriche della notte, in un corto circuito di giorni che si susseguono senza orologio e senza rapporti di causalità. Il risultato è l’immagine di un dormiveglia sonnambolico o di un sogno a occhi aperti che il regista esplorerà in profondità nei film successivi. È un’estetica che taglia definitivamente il cordone ombelicale con il neorealismo, ormai incapace di interpretare una realtà complessa e magmatica. Scambiato per un documento, il film è invece completamente calato in una dimensione soggettiva, antinaturalistica, quasi fantastica. Tutto, dal formato 1:2,35 Totalscope agli obiettivi a focale lunga con ridotta profondità di campo alla ricostruzione di via Veneto in studio, sembra contribuire alla reinvenzione della realtà. Ma soprattutto c’è uno scarto inedito, una nuova prospettiva che maggiormente turberà i detrattori del film: fino ad allora il regista aveva ritratto in chiave poetica un’umanità marginale, al massimo raccontando la piccola borghesia. La dolce vita entra invece nel tempio della società borghese, opulenta, frenetica, intimamente disperata. E, complice Flaiano, lo fa attraverso il personaggio di un intellettuale ambiguo. Seguendo il suo itinerario Fellini legge nelle cronache mondane di via Veneto e dintorni i segni di un paese che sta cambiando: la fine di un momento storico, l’ingresso nel benessere, le prime figurazioni della società dello spettacolo, la minaccia invisibile della guerra fredda. È la perdita di ogni centro di gravità, un moto perpetuo, una coazione a ripetere riti collettivi e dinamiche private al cui fondo si ripropone implacabile il vuoto esistenziale. Non c’è nel film né riscatto né salvezza, nessuno spazio per le cosiddette ‘forze sane’ della società, ostinatamente invocate da alcuni intellettuali. Steiner, che cerca l’armonia nel superamento delle passioni, soccombe alla paura trascinando con sé le ultime speranze di Marcello. Come osservò Georges Simenon: “Il film colpisce là dove non vorremmo essere colpiti… l’uomo d’oggi non è sempre disposto a riconoscersi e Fellini lo obbliga a farlo suo malgrado”. Il film vinse la Palma d’oro al 13° Festival di Cannes, con la giuria presieduta dallo stesso Simenon. Sei nominations all’Oscar, una statuetta vinta per i migliori costumi, ritirata da Piero Gherardi (da Treccani.it)

Cos’è il CinemAperitivo di Berlino

È una rassegna di film italiani che ogni domenica alle 16.00 occupa una delle sale del cinema Babylon. Ha vita da 12 anni. Dopo ogni proiezione (sempre con sottotitoli o tedeschi o inglesi) è offerto un aperitivo e una discussione con moderatore e, normalmente, un ospite. Curatori della rassegna sono Mara Martinoli e Andrea D’Addio, rispettivamente responsabile cinema e direttore di Berlino Magazine. Se volete rimanere aggiornati con tutti gli appuntamenti del CinemAperitivo cliccate qui.

La dolce vita

di Federico Fellini

domenica 16 aprile 2017

versione originale con sottotitoli in tedesco

proiezione – aperitivo (spritz e pizza) – chiacchierata con la curatrice Mara Martinoli

presso Babylon

Rosa Luxemburg-Strasse 30

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