La Germania propone di vietare il burqa per difendersi dal terrorismo

Bando al burqa per far fronte all’allarme terrorismo: questa una delle proposte dei Ministri dell’interno dei Länder per il nuovo pacchetto sicurezza da adottare in Germania dopo gli attentati di Würzburg e Ansbach. Tante sono le proposte presentate mercoledì 10 agosto 2016 e ridiscusse l’11 agosto dal Ministro degli interni Thomas de Maizière: abolizione della doppia cittadinanza, più diritti per gli uffici di sicurezza, espulsioni più facili per i rifugiati che abbiano commessi reati, accresciuta video sorveglianza nei luoghi pubblici, più personale nel corpo polizia ecc. Se l’ultimo punto ha riscosso soltanto consensi, gli altri hanno aperto un acceso dibattito, soprattutto la proposta di vietare l’utilizzo del burqa in Germania.

La proposta. Nella bozza della proposta si invita all’introduzione di un divieto per il velo integrale. Questo significa che la messa al bando non riguarderebbe soltanto il burqa, capo d’abbigliamento che copre sia la testa sia il corpo della donna e caratterizzato da una retina posta all’altezza degli occhi, ma anche il niqab, velo integrale che lascia però scoperti gli occhi.

Il dibattito. Come riporta Tagesspiegel, la proposta di un generale divieto a indossare il burqa in Germania è arrivata fra gli altri da Frank Henkel (CDU), Senatore per gli interni a Berlino. «Premettendo che non appoggio l’utilizzo del velo integrale, penso che non si possa proibire tutto quello che non si approva» ha risposto De Maizière, prendendo le distanze dalla richiesta, e ha aggiunto: «Non si può affrontare un problema semplicemente buttando lì un divieto». De Maizière non è stato l’unico a dirsi contrario alla messa al bando del burqa su suolo tedesco: anche Thomas Strobl (CDU), Ministro degli interni del Baden-Württemberg, e Joachim Herrmann (CSU), Ministro degli interni bavarese, hanno espresso scetticismo in proposito. «Non c’è ancora una stesura ufficiale della proposta che sia stata approvata da tutti i Ministri» ha dichiarato Herrmann. Stephan Mayer, portavoce dell’Unione al Bundestag, sostiene inoltre che la proposta non sia rilevante quando si parla di crisi migratoria, integrazione e terrorismo. All’interno della CDU c’è però anche chi ha accolto la proposta con entusiasmo, tra gli altri Julia Klöckner, presidentessa della CDU Rheinland-Pfalz, che già nel 2014 aveva sollevato la questione: «La Germania è un Paese moderno ed emancipato. Non possiamo accettare una discriminazione della donna. Permettere l’utilizzo del velo integrale significherebbe una tolleranza sbagliata».

La legge. In Europa il burqa è vietato in Belgio, Francia e nel Canton Ticino in Svizzera. L’esempio francese mostra tuttavia che un divieto in questo senso è difficile da applicare. Dal 2011, anno di entrata in vigore della legge in Francia, alle donne che indossano un velo integrale in pubblico viene imposta una multa di 150€. Nonostante questo, ad oggi non si è registrato un cambiamento di tendenza. In Germania esiste già un divieto al velo integrale, ma soltanto in luoghi specifici, per esempio negli stadi. «Ritengo che un divieto generale all’utilizzo del burqa in Germania sia incompatibile con la Costituzione tedesca» ha dichiarato il giurista Matthias Jestaedt a BILD. Anche De Maizière è del parere che la misura sia incostituzionale. Già nel 2012 un comitato governativo aveva giudicato una potenziale messa al bando di burqa e niqab come incostituzionale. La stesura definitiva della cosiddetta Berliner Erklärung (Dichiarazione di Berlino), lista delle proposte per il nuovo pacchetto sicurezza, verrà presentata il 18 agosto 2016 in occasione della conferenza dei ministri dell’interno dell’Unione. Prima di quella data le singole proposte verranno discusse nel dettaglio, ma stando ad alcune fonti di BILD pare che la richiesta di messa al bando del velo integrale verrà esclusa perché irrilevante in tema sicurezza.

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Foto di copertina: Women in burqa with their children in Herat, Afghanistan © Arnesen CC BY-SA 2.0

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Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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