L’emozione della danza di Béjart a Berlino

Lo Staatballet di Berlino ha deciso di dedicare questo week-end al grande coreografo francese Maurice Béjart: tre serate in cui verranno riproposte alcune tra le sue opere principali.

L’artista, marsigliese di nascita, ha viaggiato e vissuto nelle principali città europee per decidere di fermarsi a Losanna, dove ha fondato una sua compagnia, la Béjart Ballet Lausanne. A Berlino ci è tornato più volte mettendo in scena i suoi capolavori.

Béjart se, per certi aspetti, non è amatissimo dagli inglesi, è invece tenuto in alta considerazione dagli intenditori tedeschi e dallo Staatballet di Berlino che da anni lo inserisce nel suo repertorio.
Adesso, a cinque anni dalla sua morte, la Béjart Ballet Lausanne torna nella capitale tedesca e, con la partecipazione dell’étoile della Staatballet, Poina Semionova, riporta in scena opere senza tempo: Cest qui l’amour me dit ispirato alla Gaia scienza di Nietzsche, Le sacre du Printemps, un inno all’amore fra uomo e donna e il suo Bolero. Quest’ultimo, sulla musica di Maurice Ravel, rispetto ad altre letture più tradizionali offre sicuramente una visione innovativa, che rifugge l’esteriorità per portare in scena i sentimenti più forti.

Tra gli altri meriti riconosciuti a Béjart, c’è sicuramente anche quello di aver avvicinato il grande pubblico al balletto, riuscendo a superare la distanza creata dal palco.

Le opere del leggendario coreografo hanno di certo un potere emotivo enorme, forse grazie all’universo personale di questo artista e pensatore poliedrico che si è mosso con facilità dalla regia alla scrittura. In lui c’è una concenzione della danza rivoluzionaria e provocatoria per certi versi, nella quale Béjart abbandona i tutù e veste i suoi ballerini in modo meno luccicante: i danzatori sono prima di tutto anime danzanti.
Béjart può essere considerato unico nel suo genere per la svolta che ha dato al mondo della danza accademica; pur iniziando come danzatore classico travalica ben presto i confini tradizionali portando sulla scena temi quali l’ecologia e l’AIDS con un linguaggio creativo e diverso di grande libertà fisica e morale in tutti i sensi, sempre nel rispetto degli insegnamenti accademici e del repertorio. Il suo obiettivo è stato sempre quello di trasmettere messaggi sulle storie, i drammi, la bellezza del mondo.

L’ambientazione, in questo caso, è poi quella particolare del Tempodrom di Berlino, nel quartiere di Kreuzberg, una struttura che raggiunge i 37 metri e la cui forma richiama in tutto il tendone di un circo e contiene al suo interno tre sale per gli spettacoli e in più diversi bistrot.

Dove

Tempodrom Möckernstraße 10, 10963 Berlino
Telefono (+49) 030 747370

Quando

17 e 18 ottobre: Le sacre du Printemps, Cest qui l’amour me dit.

19 ottobre: Boléro

Costo: dai 17 ai 72 euro. I biglietti sono acquistabili qui, sul sito dello Staatballet.

Foto © Francois Paolini

 

M. Rita Arfuso

Nata molto a sud nella lontana e mitica Calafrica ma pur sempre italiana, tra i vari saltelli per l'Europa arriva a Berlino poco tempo fa ma decide di restarci (il perchè lo sapete già, ve lo ripetiamo ogni giorno). Di lei si può dire che: amerebbe essere vegetariana ma è calabrese e le riesce molto difficile conciliare queste due cose. Amerebbe suonare uno strumento ma si fermò quando, da piccola, il padre le spiegò che i mancini suonano la chitarra al contrario: ci sarebbero voluti troppo tempo e volontà e lui non aveva né uno né l'altra. Infine amarebbe saper cucinare ma le sue prof femministe di Scienze Politiche le hanno insegnato che meglio evitare, non si sa mai.

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