Lacrime della patria, il tragico sonetto di Andreas Gryphius sulla Guerra dei Trent’anni

Andreas Gryphius (1616-1664), poeta e drammaturgo, appartiene alla scuola barocca tedesca e ne è uno dei più rappresentativi autori.

Gryphius nasce a Glogau, in Silesia (Polonia occidentale), il 2 ottobre 1616. Il padre, arcidiacono luterano, trasmette al giovane Andreas i sentimenti di profonda devozione e timore di Dio caratteristici del mondo protestante. Rimasto orfano in tenera età e costretto a spostarsi più volte a causa dei disordini provocati dalla guerra dei trent’anni, Gryphius ha comunque l’occasione di ricevere un’educazione d’eccellenza, muovendosi fra Danzica, Freistedt e Leida.

Autore luterano dalla vasta cultura umanistica e scientifica, Gryphius raccoglie nelle sue composizioni tutti i temi caratteristici del barocco europeo. Dai suoi versi emergono il dolore per l’esistenza, la caducità delle cose terrene, la vanitas vanitatum. Solamente la profonda religiosità e l’esaltazione del rapporto con Dio, unica luce nella vita di tenebra, possono essere di consolazione in un mondo dominato dal caos e dalla morte. I componimenti di Gryphius, capolavoro della lirica barocca, articolano un efficace gioco di antitesi nei suoi versi alessandrini, che rendono sapientemente il contrasto di luci e ombre proprio del mondo in cui vive.

La poesia

Il dramma bellico che sconvolge la frammentata Germania del tempo esercita una forte impressione sul poeta e drammaturgo. I versi che seguono, tra i più conosciuti dell’autore, dipingono il cruento paesaggio della sua terra natale devastata dalla guerra. E’ però lo sconforto di chi sopravvive a prosciugare la speranza del poeta, più ancora dello sterminio o la distruzione. Un commento amaro, che non cessa di ricordare il terrore e la miseria umana che ogni conflitto comporta. Il sonetto, composto nel 1636 (a 18 anni dallo scoppio della guerra, come si evince dal v.10), è stato rivisto nel 1663. Il testo che segue fa riferimento a questa seconda edizione.

Lacrime della patria

di Andreas Gryphius

Siamo del tutto rovinati, anzi più che rovinati!
L’orda dei popoli superbi, il delirio delle trombe,
La spada unta di sangue, le tuonanti quartane
han distrutto il sudore e il lavoro e le riserve.

Le torri in fiamme, la chiesa messa a soqquadro,
il municipio in macerie, i valorosi fatti a pezzi,
le vergini oltraggiate, e ovunque ci volgiamo
fuoco, peste e morte stringono il cuore e lo spirito.

Qui per la trincea e la città scorre ognora sangue fresco.
Tre volte sono già sei anni che la corrente dei fiumi
pei cadaveri quasi ostruita lentamente rifluisce.

E però tacqui di quel che ancora è peggio della morte,
più orrendo della peste e dell’incendio della carestia:
che tanti anche del tesoro dell’anima vennero depredati.

(Trad. it. di Matteo Neri)

Tränen des Vaterlandes

di Andreas Gryphius

Wir sind doch nunmehr ganz, ja mehr denn ganz verheeret!
Der frechen Völker Schar, die rasende Posaun
Das vom Blut fette Schwert, die donnernde Karthaun
Hat aller Schweiss, und Fleiss, und Vorrat aufgezehret.

Die Türme stehn in Glut, die Kirch’ ist umgekehret.
Das Rathaus liegt im Graus, die Starken sind zerhaun,
Die Jungfern sind geschänd’t, und wo wir hin nur schaun
Ist Feuer, Pest, und Tod, der Herz und Geist durchfähret.

Hier durch die Schanz und Stadt rinnt allzeit frisches Blut.
Dreimal sind schon sechs Jahr, als unser Ströme Flut
Von Leichen fast verstopft, sich langsam fort gedrungen.

Doch schweig ich noch von dem, was ärger als der Tod,
Was grimmer denn die Pest, und Glut und Hungersnot,
Dass auch der Seelen Schatz so vielen abgezwungen.

 

Curiosità: la nostra redazione ha sede a Berlino nella Gryphiusstraße, la via dedicata al poeta barocco tedesco.

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Copertina: Sebastiaan Vrancx (1573-1647), A landscape with travellers ambushed outside a small town Wikipedia Commons

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