«Un Paese che esporta tutti i suoi cervelli è un Paese povero, ma non sarà così per l’Italia»

«Non sono di quelli che dice che un Paese si deve tenere stretto i propri figli: un po’ perché io per mestiere ho girato il mondo, un po’ perché credo nella circolazione delle persone. Chi non trova lavoro e soddisfazione in Italia ma si realizza altrove rappresenta un guadagno per tutti. In un’ottica europea, ma anche extra europea». Cosimo Risi, Ambasciatore d’Italia a Berna dal 2013, nonostante una vita all’estero, è ancora innamorato del Bel Paese e soprattutto del suo “Golfo” (di Napoli). Dopo la laurea in Scienze politiche comincia la carriera diplomatica, lavorando anche in Kuwait, a Bruxelles per l’Unione Europea e adesso in Svizzera. Grande esperto delle politiche europee, ed in particolare del Trattato di Lisbona, ci racconta fra i corridoi dell’università di Lugano la sua visione dell’Italia, della Svizzera e dei suoi rapporti con l’Unione Europea.

Cervelli italiani in espatrio. «Perché tenersi tutti stretti? Sarebbe ottimo se chi emigra poi torna portando in Patria le conoscenze acquisite. Vero,un Paese che esporta tutti i suoi cervelli è un paese povero, ma speriamo di non esportare tutto. E quando ci sono differenze così radicali di reddito e di mezzi per la ricerca, tra Italia e Svizzera, il pensiero ti viene. Il guaio delle università italiane è che formiamo dei ricercatori con i dottorati, ma poi non diamo loro uno sbocco accademico e se ne vanno. Ed è uno spreco. L’Italia purtroppo è stata avara a lungo, ma voglio sperare nella promessa del governo di rinvestire nella scuola».

I frontalieri: invasori o risorsa? «Innanzitutto il frontaliere non è un lavoratore clandestino: ha un regolare contratto di lavoro e un permesso, e se qualcuno gli dà il contratto è perché evidentemente li ritiene importanti. Verso i frontalieri c’è una differenza di percezione in base ai cantoni per vari motivi: ci sono cantoni che non solo li vogliono, ma ne vogliono anche di più, altri invece che avvertono la questione in maniera molto negativa. La Svizzera ha circa il 23 % della forza lavoro straniera, una percentuale elevata. Se dovesse un giorno decidere di farne a meno, che succederebbe? Ad esempio a Ginevra quasi tutto il personale sanitario è francese. Vivendo qua, capisco le esigenze della popolazione e il loro modo di pensare, ma non sempre la risposta è quella giusta. Se fanno a meno dei frontalieri, chi fa i loro lavori? Veramente questi creano disoccupazione? Io vedo le cifre. La disoccupazione media in Svizzera è del 3%, in confronto all’Italia è niente. Il 3% può essere grave per un paese che è abituato alla piena occupazione, ma non siamo sicuri che sia da imputare ai frontalieri. Io guardo piuttosto a quanta occupazione e benessere invece è prodotto dai frontalieri».

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Le elezioni federali del 18 ottobre 2015. «L’immigrazione in Svizzera e la questione frontalieri sono stati argomenti determinanti per la vittoria del fronte conservatore alle elezioni federali. “Non siamo meravigliati dei risultati, perché era quello che ci aspettavamo: dai sondaggi, dagli umori, dalle cose che si dicono e da quelle che si fanno. Quello che ci può preoccupare è che questo risultato renda ancora più difficile la trattativa con l’Unione Europea, perché naturalmente l’UdC (l’Unione Democratica di Centro) che ha vinto le elezioni vorrà una applicazione coerente del risultato e delle trattative con Bruxelles. E questo renderà la vita più difficile ai negoziatori svizzeri perché avranno meno margine di manovra».

La Svizzera sarà un’isola nell’UE?«La Confederazione Elvetica deve fare una valutazione anche di convenienza, perché avere rapporti con l’Europa può portare degli svantaggi, però produce pure dei vantaggi. Il vantaggio del commercio e della libertà di movimento nel resto d’Europa non sono cose da poco, così come il vantaggio di essere inseriti in un contesto più grande. Nell’epoca della globalizzazione in cui tutto si scambia, ridursi nel proprio piccolo recinto conviene veramente? Oppure conviene trovare degli amici, alleati che la pensano come noi e con loro fare fronte comune? Io come cittadino italiano ragiono così. Un cittadino svizzero si dà un’altra risposta. Ma è una riflessione che andrebbe fatta».

  © Martin Abegglen CC BY-SA 2.0

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Miriam Tribastone

Siciliana innamorata della Germania, dopo la laurea triennale a Lugano, mi sono spostata ad Amsterdam per continuare i miei studi. Mi interessano il giornalismo e la fotografia.

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