Le lezioni universitarie in Germania raccontate in 10 punti da una studentessa italiana

lezioni universitarie

Le mie prime lezioni universitarie in Germania, più precisamente alla Humboldt Universität, mi hanno messo di fronte a novità e differenze rispetto alle analoghe italiane .

Mettere piede in una università straniera vi mette di fronte ad un modo molto diverso di intendere la vita universitaria, l’attività dello studente e la lezione in se stessa. A ciascuno di voi decidere quale sistema sia migliore – se è poi così importante. Io da qualche giorno preferisco accogliere ed adattarmi a questo nuovo mondo e lasciare che le differenze, più che spaventarmi, diventino quotidiana normalità.

Ecco cosa ha riempito maggiormente la mia distrazione in questi primi giorni.

1- Ancor prima di iniziare, mentre cercate l’aula giusta, potreste imbattervi inaspettatamente in una cucina. Sì, perché spesso vi capiterà di dover passare intere giornate in università a correre da una lezione ad un’altra (e anche da una sede all’altra): questa è la risposta per chi vuole scaldare il pranzo al volo o colmare l’attesa con una buona tazza di tè.

2- Ricordate quei giorni speciali in cui a scuola l’insegnante vi faceva posizionare i banchi a cerchio e sembrava che tutto cambiasse prospettiva? Bene, qui non dovete sognare troppo. La maggior parte delle aule è già organizzata in questo modo, il che può già spiegare efficacemente il tipo di lezione che state per seguire o, meglio, a cui state per partecipare.

3- Partecipare qui è, infatti, la regola. Che si tratti di domande, critiche, proposte di letture, chiarimenti o interventi su quello che si è letto, le alzate di mano sono sempre molto gradite e, a volte, richieste. Se non ci siete abituati all’inizio potrà sembrarvi costrittivo e poco naturale, ma dopo un po’ di tempo potreste scoprire un po’ di piacere nel diventare anche voi protagonisti.

4- E’ poco frequente sorprendere qualcuno a trafficare col proprio cellulare, annunciando al mondo di Facebook quanto si stia annoiando o rendendo l’aula un perfetto set per i propri selfie. La visibilità data da una tale disposizione di banchi non lo permetterebbe, ma in fondo è probabile che il senso di essere parte attiva di una lezione tolga in modo naturale ogni tentazione.

5- Il 30enne che è appena entrato in aula non è uno studente smisuratamente fuori corso, né un assistente, né un portaborse. Quello è il vostro professore. Curiosando tra i CV, potreste notare che per la maggior parte dei docenti la laurea non risale al lontano 1970, ma a massimo 10 anni fa. Una conseguenza è che nella maggior parte dei casi vorranno farsi chiamare per nome (ma io, lo ammetto, non ci sono ancora riuscita).

6- La ragazza di fronte a voi si è appena tolta gli stivali per infilarsi dei comodi calzettoni a pois. Ma, cosa più importante, sarete gli unici a farci caso. Cos’altro si può dire per spiegare che in aula ci si va anche per puro piacere e che l’atmosfera generale è di grande libertà?

7- ”Non è previsto un esame finale.” Non è uno scherzo, qui gli esami non esistono davvero. Questa notizia procura una gioia immensa, ma prima di credere di essere finiti in un paradiso universitario, considerate che questo significa ottenere appena 3 crediti a corso e se ve ne servono di più dovrete trovare voi una soluzione col vostro professore (presentazioni in classe o scritture di saggi a fine corso).

8- A fine lezione non starete già facendo un calcolo mentale di quanto vi costerà questo semestre, convincendovi che mangiare pasta al tonno per un mese sia anche salutare. Non sarete infatti costretti a riempire la vostra libreria di costosi mattoni. Le letture che vi vengono assegnate saranno accessibili su internet su apposite piattaforme o vi saranno inviate via email. Certo, quando avrete un totale di 200 pagine da studiare a settimana pensare di acquistare una stampante avrà un senso.

9- Il fatto che l’università veda l’arrivo di moltissimi studenti internazionali non significa che le mense debbano proporre pasta e pizza, né che i nomi di piatti dall’aspetto indecifrabile siano scritti in inglese (tanto più in italiano). Ingaggiare qualche vostro amico che conosce il tedesco come traduttore è una buona soluzione, prima di ritrovarvi a mangiare un intruglio alla cipolla che sembrava un innocuo risotto.

10- Non spaventatevi del rumore che si solleverà a fine lezione. Sono i tuoi compagni che – letteralmente – bussano sul banco. Lo fanno in segno di apprezzamento e ringraziamento verso il professore. Sarete un po’ spaesati all’inizio, ma basta farci l’orecchio. Come a tutto, del resto.

Foto Miniature Reject # 2 ©Viktor Rosenfeld CC BY-SA 2.0


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Chiara Rainò

Studentessa di Storia contemporanea, arrivo a Berlino nel 2014 per l'ultimo anno di studi dopo 4 anni a Roma. Lascio che una instancabile curiosità mi guidi all'inseguimento di parole, colori, persone e città. Amo l'odore dei libri, le cose semplici, la complicità.

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