Le tasse e gli aspetti fiscali se si vuole fare il freelancer o aprire un’impresa in Germania

Aprire un business

di Alberto Agnelli*

Uno degli elementi che occorre considerare quando si vuole fare il freelancer o aprire un’impresa in Germania è il carico fiscale che verrà applicato e, cioè, quanto si deve pagare in termini di imposte.

Il sistema fiscale tedesco non è dissimile rispetto a quello italiano, in quanto prevede l’applicazione di imposte dirette e indirette, sulla base di principi comuni a molti paesi membri dell’Unione Europea. Esistono ovviamente delle differenze, che derivano anche dal fatto che la Germania è uno stato federale: pertanto alcune imposte sono decise a livello locale e rappresentano un elemento aggiuntivo di valutazione nella scelta di dove insediare l’attività; inoltre, rispetto al sistema fiscale italiano, ci sono significative differenze per quanto riguarda la tassazione delle persone fisiche, soprattutto in merito ai costi deducibili e alle detrazioni sull’imposta sui redditi (in particolare per quanto concerne i carichi famigliari e i costi assicurativi, visto il diverso regime applicato in Germania), motivo per cui è sempre opportuno avvalersi del supporto di un soggetto qualificato, come uno Steuerberater, cioè l’equivalente del nostro commercialista.

In questo articolo analizziamo le principali imposte dirette che si pagano in Germania quando si svolge un’attività economica di impresa, tenendo conto che l’attività imprenditoriale può essere svolta in forma collettiva (attraverso una delle diverse forme di società di persone o di capitali previste dall’ordinamento tedesco) oppure in forma individuale.

Chi deve pagare le tasse in Germania?

Una questione sempre complessa da illustrare, perché variegata nelle sue tipologie, è quella relativa all’individuazione dei soggetti tenuti a pagare le tasse in Germania, laddove vi siano elementi soggettivi oppure oggettivi di “transnazionalità”: pensiamo al caso dell’imprenditore cittadino italiano che svolge la propria attività in Germania; oppure al caso di società tedesca controllata da società straniera; oppure ancora al soggetto residente in Italia, socio di una società con sede in Germania, dalla quale percepisce dei dividendi.

I casi possono essere di vario genere ed è inutile evidenziare che proprio questo tema, su larga scala, rappresenti uno degli aspetti più controversi della fiscalità internazionale, anche in relazione all’esistenza dei cosiddetti paradisi fiscali. Tuttavia, anche nel piccolo, la presenza di elementi di transnazionalità va debitamente considerata e risolta, per non incorrere in problemi con le autorità fiscali dell’uno o dell’altro paese. Esistono a tal fine anche le Convenzioni contro le doppie imposizioni, per evitare appunto che un soggetto debba pagare le tasse in due paesi diversi sullo stesso reddito.

In termini generali, anche per la Germania vale il criterio della residenza (o della sede, per le società) come elemento sulla base del quale determinare lo stato in cui si è tenuti a pagare le tasse. E quindi le società con sede sul suolo tedesco pagano le tasse in Germania e le persone fisiche che hanno la residenza in Germania pagano le imposte allo stato tedesco. A questo fine sono considerate residenti le persone fisiche che hanno la loro dimora abituale nel Paese o che vi permangano stabilmente, per un periodo continuativo di almeno sei mesi. Di contro, la cittadinanza non è un elemento rilevante.
Inoltre, va tenuto presente che, nel caso di soggetto residente, sono assoggettati alla tassazione tedesca tutti i suoi redditi, a prescindere se generati nel Paese o all’estero.

Una verifica puntuale del regime applicabile in ciascuna situazione va comunque fatta, in modo da adempiere correttamente agli obblighi fiscali, anche con riferimento alla presentazione delle relative dichiarazioni.

Le imposte sui redditi

Per quanto concerne le imposte sui redditi, occorre innanzitutto distinguere due categorie di soggetti: da un lato, le società di capitali (come, ad esempio, GmbH, UG e AG); dall’altro, le società di persone e gli imprenditori individuali.

Mentre le prime sono soggette all’imposta sulle società (Körperschaftsteuer), che è a carico diretto della società stessa, per le società di persone opera un principio analogo a quello italiano di trasparenza, in virtù del quale il reddito considerato è quello prodotto dalla società, ma la tassazione avviene in capo ai soci persone fisiche, in proporzione alla quota di capitale detenuta nella società dal singolo socio. In applicazione di tale meccanismo, la tassazione in capo ai soci segue le regole generali previste per le imposte sui redditi delle persone fisiche (Einkommensteuer). Medesime regole valgono anche per la tassazione dell’attività imprenditoriale svolta in forma individuale (e.K. – Einzelkaufmann/-frau), anch’essa equiparata al regime delle persone fisiche.

Per quanto riguarda il meccanismo di imposizione e la misura delle aliquote, la Körperschaftsteuer è un’imposta fissa ed è pari al 15% del reddito prodotto dalla società di capitali, mentre la Einkommensteuer è un’imposta progressiva, che si applica in misure differenti a seconda degli scaglioni di reddito delle persone fisiche. In particolare, è prevista una soglia di esenzione (no tax area) per cui i redditi personali fino a euro 8.652,00 non sono assoggettati a imposte. Sopra a tale soglia, i redditi sono assoggettati a un’imposta crescente, che parte dal 14% per arrivare fino al 42%. I redditi superiori a euro 53.666,00 sono tassati al 42%, mentre i redditi superiori a euro 254.446,00 sono tassati al 45%.

Il contributo di solidarietà

Oltre all’imposta sui redditi, in Germania si paga anche il cosiddetto contributo di solidarietà (Solidaritätszuschlag o “Soli”), che serve a finanziare i costi sostenuti dallo stato tedesco per la riunificazione del Paese dopo la caduta del Muro di Berlino. La legge in materia prevedere una “scadenza” del contributo in questione (nel 2019) e da tempo si discute del suo rinnovo così come della sua abolizione, sebbene sembri improbabile che si rinunci all’importante gettito fiscale che ne deriva per le casse del fisco tedesco; la questione è già tema di confronto nella campagna elettorale per le prossime elezioni politiche.

Il contributo di solidarietà si applica sia alle persone giuridiche che alle persone fisiche. Esso è calcolato nella misura del 5,5% dell’imposta sul reddito e quindi non è calcolata in percentuale sul reddito stesso. Per meglio comprendere, ad esempio, il contributo per le società di capitali è pari allo 0,825% (cioè il 5,5% dell’imposta fissa al 15%). Per questo motivo si è soliti dire che l’imposta sul reddito delle società è pari al 15,825%, anche se in realtà è il frutto del concorso di due imposte differenti (Körperschaftsteuer e Soli). Per le persone fisiche la misura del contributo, che è sempre pari al 5,5%, dipende dalla misura dell’imposta progressiva applicata in concreto ed è quindi variabile in funzione degli scaglioni di reddito.

L’imposta sulle attività commerciali

Un’altra imposta che si applica alle attività commerciali, sia in forma collettiva che individuale, è la cosiddetta “Trade tax” (Gewerbesteuer). Tra le attività commerciali non rientrano le attività professionali e le attività autonome individuali di natura non commerciale.

L’imposta si applica sugli utili generati dall’attività svolta, anche se la base imponibile non corrisponde esattamente a quella considerata ai fini dell’imposta sui redditi. Ad esempio, per quanto riguarda gli imprenditori individuali e le partnership, è prevista una soglia di esenzione dalla trade tax fino a euro 24.500,00, somma che viene dedotta dal reddito conseguito ai fini del calcolo della base imponibile. In ogni caso, sulla trade tax non si applica il contributo di solidarietà.

Dal punto di vista soggettivo, l’imposta è applicata al soggetto che ha generato gli utili e quindi, nel caso delle società di persone, si applica alla società stessa, non ai singoli soci; tuttavia sono previsti meccanismi di compensazione della trade tax in sede di determinazione dell’imposta sui redditi delle persone fisiche, imprenditori individuali o soci di società di persone.

L’imposta sulle attività commerciali è stabilita, entro certi limiti, ed applicata dalle singole municipalità, vale a dire il singolo comune in cui è insediata l’attività commerciale.

La misura dell’aliquota applicata è definita sulla base di due componenti:
-l’imposta base fissa del 3,5%, valida in tutta la Germania;
-un moltiplicatore (Hebesatz) determinato da ciascun comune.

Il moltiplicatore non può essere inferiore al 200%. In media il valore del moltiplicatore applicato è circa il 360% (anno 2016). Ciò significa che la misura minima dell’imposta è pari al 7% e che in media si assesta intorno al 13%.
Tuttavia occorre considerare che nelle aree urbane solitamente il moltiplicatore è più elevato rispetto alle aree extraurbane e che tra le varie città tedesche ci possono essere differenze significative: ad esempio, a Berlino il moltiplicatore è pari al 410%; a Francoforte è il 460%, ad Amburgo il 470% e a Monaco il 490%. Ciò significa che tra Berlino e Monaco c’è una differenza di quasi 3 punti percentuali (in meno) a favore della capitale tedesca rispetto alla città bavarese (14,35% contro 17,15%).

In sintesi: gli aspetti fiscali se si vuole fare il freelancer o aprire un’impresa in Germania

Il sistema fiscale in Germania non presenza caratteristiche generali sostanzialmente diverse rispetto a quello italiano. Gli strumenti di armonizzazione adottati a livello europeo e internazionale garantiscono altresì tranquillità nella gestione dei rapporti tra Italia e Germania. Se consideriamo le imposte dirette che gravano sulle società di capitali, tra le quali rientrano le forme più comunemente utilizzate della GmbH e UG, la pressione fiscale media in Germania si aggira intorno al 30 – 33% circa del reddito imponibile.Allargando il panorama rispetto a quanto illustrato, è possibile affermare che la leva fiscale continua a rappresentare un elemento differenziale, se paragonato ad altri paesi europei, compresa l’Italia: secondo le elaborazioni 2016 della CGIA di Mestre, su dati della Banca Mondiale, la pressione fiscale complessiva sulle imprese è pari al 64,8% in Italia e al 48,8% in Germania ( -16%). All’interno del Paese, inoltre, la pressione varia in funzione delle aree di insediamento: da questo punto di vista Berlino coniuga elementi di interesse, perché ai vantaggi connessi alla sua posizione politica interna, alla sua collocazione sul piano internazionale e alla presenza di un ecosistema fertile in taluni settori economici, associa elementi positivi che la rendono più competitiva sul piano fiscale rispetto ad altre città tedesche.

—–

*Avvocato, vive tra Milano e Berlino, città che ha iniziato a frequentare più di vent’anni fa. Professionalmente si occupa di consulenza nell’ambito del diritto commerciale, societario, contrattualistica e operazioni nei rapporti tra Italia e Germania. Questo il suo profilo Linkedin.

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Photo: © Pexels CC0

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