La storia di Lilly Reich, la designer tedesca offuscata da Mies Van der Rohe

La Reich non è diventata famosa come altri designer suoi contemporanei, ma i suoi lavori in questo campo sono stati di importanza cruciale

Uno dei più grandi incubi durante i miei studi universitari era stato l’esame di storia del design contemporaneo. Centinaia (migliaia) di sedie, oggetti, mobili delle più svariate forme e dimensioni da imparare a memoria (e sì, il mio professore chiedeva, per alcuni, anche le dimensioni. Un mare magnum di ammennicoli in cui era quasi impossibile districarsi. Paradossalmente è stato anche uno degli esami più interessanti: mi ha dato modo, in alcuni casi, di scoprire, con uno studio più approfondito, personalità che difficilmente si sarebbero potute conoscere. Una di queste è stata sicuramente Lilly Reich, artista e designer tedesca attiva nella prima metà del ‘900. Conosciuta pochissimo dal grande pubblico, con le sue creazioni è riuscita a combinare perfettamente quello che alcuni dei suoi colleghi al tempo ricercavano: eleganza e funzionalità. Fu talmente importante che collaborò (e influenzò) uno degli architetti più importanti del nostro secolo: Mies Van der Rohe. L’influenza fu talmente tanta che alcuni dei progetti realizzati dall’architetto tedesco sono stati erroneamente attribuiti a lui nonostante fossero stati realizzati dalla Reich.

Giovanissima si trasferì a Vienna dove collaborò con la Wiener Werkstatte

Lilly Reich è nata a Berlino il 16 giugno 1885. Nel 1908 si trasferì a Vienna, dove iniziò a collaborare con un’altra figura fondamentale nella storia dell’architettura contemporanea: Joseph Hoffmann. La Reich muove i primi passi nel mondo del design nella Wiener Werkstatte, fondata dell’architetto austriaco nel 1903. Il laboratorio viennese inseguiva l’idea che un oggetto dovesse essere prima di tutto funzionale e successivamente bello, una sorta di protorazionalismo che influenzò profondamente il futuro lavoro della Reich. Tornò a Berlino nel 1911 e qui cominciò a progettare capi di vestiario e mobili. L’anno successivo iniziò la sua collaborazione con il Deutsche Werkbund, associazione fondata dall’architetto Muthesius nel 1907.

Sedia realizzata da Lilly Reich e Mies Van der Rohe ©Pubblico Dominiohttps://en.wikipedia.org/wiki/Lilly_Reich#/media/File:Weißenhof-Stuhl_mit_Geflecht_von_Lilly_Reich.jpgSedia realizzata da Lilly Reich e Mies Van der Rohe ©Pubblico Dominio

Il ritorno a Berlino e gli anni al Deutsche Werkbund

Seguendo lo slogan Vom Sofakissen rum Städtebau (dai cuscini per il divano fino alla progettazione di una città), il Werkbund voleva fondere l’artigianato che caratterizzava le arti applicate con la produzione industriale. La Reich divenne da subito uno delle personalità più importanti del Werkbund, tanto che organizzò l’Esposizione di Colonia del 1914, famosa perché fece venire a galla una frattura ideologica tra i vari membri che componevano l’associazione. Da una parte chi propugnava la Kunstwollen (volontà di forma), quindi una progettazione che metteva in primo piano l’individualità dell’artista e la Typisierung (tipo) che poneva di più l’accento su razionalismo e standardizzazione. Nel 1920 la Reich entrò del consiglio direttivo del Deutsche Werkbund, come responsabile dei progetti di allestimento, prima donna a ricoprire questo prestigioso ruolo. In quegli stessi anni conobbe Van der Rohe, che del Werkbund era il vice-presidente e i due diedero inizio a una stretta collaborazione, non solo lavorativa.

La fondamentale collaborazione con Mies Van der Rohe

Dal 1925 Van der Rohe chiese alla Reich di curare lo dello stand AEG alla Gewerbehalle Stadtgarten di Stoccarda. L’allestimento della designer prevedeva che gli elettrodomestici esposti non fossero solo oggetti ma fossero presentati come vere e proprie sculture, oggetti d’uso comune che erano stati elevati allo status di opere d’arte. Nello stesso anno la Reich realizzò gli arredamenti della casa Wolf, progettata da Mies sulle rive del fiume Neisse. Nel 1927 realizzarono insieme la mostra Die Wohung (L’appartamento) a Stoccarda. Fondamentale in questa esposizione il progetto della Reich che prevedeva, per la prima volta, che il visitatore interagisse con gli oggetti esposti e non si limitasse solo a guardarli. Collaborarono anche per l’Esposizione di Barcellona del 1929 che i più ricordano per il famosissimo padiglione progettato da Van der Rohe, parte di quel successo è sicuramente dato anche dagli interventi della Reich che co-progettò anche la celebre sedia Brno (conosciuta anche come sedia Barcellona) per la casa Tugendhat. Nel 1930 Mies divenne il direttore del dipartimento di Design e Architettura del Bauhaus e Lilly lo seguì, diventando la prima donna a poter insegnare nella prestigiosa scuola. Il sodalizio tra i due terminò nel 1938, anno in cui Van der Rohe lasciò la Germania per trasferirsi negli Stati Uniti. La Reich lo raggiunse per pochi giorni nel 1939, ma poi ritornò in Germania e non lo rivide più fino alla sua morte avvenuta nel 1947. Albert Pfeffer, in una delle pochissime monografie dedicate alla Reich ha posto l’accento sul fatto che «è molto più che una coincidenza il fatto che il coinvolgimento e il successo di Mies per quanto riguarda la progettazione delle Esposizioni inizi nello stesso periodo in cui aveva intrapreso una relazione personale con la Reich».

Sedia Barcellona ©I, Sailko CC BY-SA 2.5https://en.wikipedia.org/wiki/Barcelona_chair#/media/File:Ngv_design,_ludwig_mies_van_der_rohe_%26_co,_barcelona_chair.JPG
Sedia Barcellona ©I,Sailko CC BY-SA 2.5
Il Padiglione Barcellona creato da Mies Van der Rohe e Lilly Reich ©Ashley Pomeroy CC BY 3.0https://it.wikipedia.org/wiki/Padiglione_di_Barcellona#/media/File:The_Barcelona_Pavilion,_Barcelona,_2010.jpg
Il Padiglione Barcellona creato da Mies Van der Rohe e Lilly Reich ©Ashley Pomeroy CC BY 3.0

Oltre che oggetti di design la Reich progettava anche abiti

Uno dei campi in cui la Reich eccelleva era la creazione di vestiti e tessuti. In un articolo pubblicato sulla rivista di moda Die Form scriveva che «i vestiti sono oggetti d’uso e non opere d’arte, devono formare un tutto unitario con la donna che li indossa, esprimendone lo spirito e contribuendo all’arricchimento della sua anima e del modo di sentire la vita». Una concezione dell’abito priva di ornamenti inutili, essenziale, che seguiva la filosofia del ‘Less is more’ principio cardine di tutta l’attività del suo partner Van der Rohe. Nel 1926 organizzò e curò l’allestimento della mostra Van der Faser zum Gewebe (dalla fibra al tessuto) a Francoforte in cui ripercorreva tutte le tappe attraverso cui dal materiale grezzo si arrivava alla creazione del tessuto. Fu lei a conservare più di 4.000 disegni e progetti realizzati da Van der Rohe e che adesso sono conservati al MoMA di New York. Il museo americano è stato il primo a dedicare alla designer tedesca una mostra monografica, Lilly Reich: Designer and Architect, a 50 anni dalla sua morte. I suoi progetti sono stati di importanza fondamentale per lo sviluppo di quell’idea di design razionale e funzionale che si stava diffondendo a macchia d’olio durante la prima metà del ‘900. Dispiace molto il fatto che la sua attività sia stata poco studiata, messa in ombra da un uomo che, probabilmente, ha sfruttato molte delle sue idee estromettendola e non riconoscendole il lavoro fatto. Si dice, infatti, che Van der Rohe, umanamente, fosse una persona orribile. La domanda che potrebbe sorgere spontanea è: quante opere di design che Van der Rohe ha spacciato come sue sono in realtà frutto della collaborazione con Lilly Reich?

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Berlino Schule tedesco a Berlino
Berlino Schule tedesco a Berlino

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Immagine di copertina: Lilly Reich nel 1930 © Mies Van der Rohe Archive – MoMA

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