Lo Zoo Palast, il famoso cinema che ha fatto da testimone alla storia di Berlino Ovest

Testo a cura di Francesco Somigli – Informazioni architettoniche e foto a cura di Elena Vellani

Il centro della parte occidentale di Berlino è sempre stato individuato in un’ampia piazza. Segnata da un lato dalla fine del parco del Tiergarten e dall’altro dal Kurfürstendamm. L’elegante viale voluto dagli imperatori prussiani e oggi diventato uno dei luoghi più frequentati dello shopping berlinese.

L’attuale Breitscheidplatz (chiamata fino al 1947 Auguste-Viktoria-Platz, in onore dell’imperatrice) diventò ancora più importante per Berlino nel 1895, quando fu inaugurata la Kaiser Wilhelm Gedächtniskirche, l’elegante chiesa romanica dedicata alla memoria del Kaiser Guglielmo I.

Dieci anni dopo, nell’ottica di dotare lo Zoo della città di uno spazio espositivo, fu costruito un edificio progettato da Carl Gause, architetto che faceva parte del gruppo di progettisti dell’ Hotel Adlon; inaugurato nel 1906, il nuovo padiglione, in stile neoclassico ottocentesco, presentava massicce colonne in pietra di grandi tagli, cornicioni merlati, archi e trifore. Nel 1913 l’architetto Oskar Kaufmann trasformò l’edificio nel Cines Palast in un magnifico cinema che ospitò, come prima proiezione della sua storia, un film italiano: “Quo Vadis”, il kolossal storico di Enrico Guazzoni. A partire dal 1919, fu acquistato e gestito dalla casa di produzione cinematografica Universum Film AG (UFA), che si occupò di una nuova ristrutturazione e lo rinominò UFA Palast am Zoo; capace di ben 1740 posti a sedere, il Palast diventò la sala di proiezione di riferimento per le grandi anteprime cinematografiche degli anni ’20: “Der Golem” di Carl Boese, “Faust” di F.W. Murnau, “Metropolis” e “M” di Fritz Lang.

Visto il grande successo di pubblico, il cinema fu di nuovo ristrutturato nel 1925 per aumentarne la capienza fino a 2165 posti, diventando così per alcuni anni la sala cinematografica più grande della Germania.
Con l’ascesa al potere del Partito Nazista, il Ministro della Propaganda Joseph Goebbels intuì le potenzialità dei mezzi di comunicazione di massa e anche del cinema: l’UFA fu acquisita dal Partito e tutte le produzioni furono incentrate sulla trasmissione allo spettatore degli ideali nazisti.

Nel 1936 Albert Speer, architetto del regime e amico di Hitler, modernizzò l’edificio dandogli una forma più aereodinamica in stile Art Decò: la facciata del cinema serviva già da grande “schermo” pubblicitario arricchito da effetti luminosi, anticipando lo spettacolo vero e proprio che si sarebbe tenuto all’interno.
Le grandi premiere dell’epoca furono logicamente i due film di Leni Riefenstahl, la regista di riferimento del Regime: “Triumph des Willens” e “Olympia” furono presentati all’UFA Palast alla presenza delle più alte cariche del Terzo Reich, sedute nel loggione ad applaudire fino a spellarsi le mani vedendo su grande schermo il riassunto dell’ideologia nazista.

Dopo un’ulteriore (ed ultima) ristrutturazione sempre curata da Speer che rese l’aspetto esterno del cinema molto simile a quello della Nuova Cancelleria del Reich, fu la guerra a decidere la storia del Palast; nel 1943 l’intera area fu pesantemente bombardata, l’antistante Gedächtniskirche rimase gravemente danneggiata e il cinema completamente distrutto.

Nel 1957 il cinema venne ricostruito dall’architetto, specialista in cinema, Gerhard Fritsche in collaborazione con Paul Schwebes e Hans Schoszberger. Il nuovo Zoo Palast si affaccia sull’ampio percorso ciclo-pedonale che costeggia l’asse viario di Hardenbergerstrasse e l’architetto è riuscito a dare una connotazione urbana al cinema: il passante scopre l’ingresso del cinema mentre passeggia ed è invitato a soffermarsi ed entrare.

Dopo la riapertura lo Zoo Palast vive anni di grande importanza nel panorama cinematografico di Berlino Ovest: diventa la sede principale del Festival del Cinema di Berlino e la riqualificata Breitscheidplatz, la cosiddetta “vetrina dell’Occidente” direttamente a ridosso del blocco comunista, fa da cornice alla sfilata di grandi star e famosi registi.
Dal 1999 inizia invece un periodo difficile per il cinema, a cui viene prima tolto il ruolo di sala principale della Berlinale (in favore dei moderni cinema che stanno nascendo nella nuova Potsdamer Platz) e si trova ad affrontare un notevole calo degli spettatori. Nel 2010 lo Zoo Palast ha chiuso definitivamente le proprie sale per una radicale opera di ammodernamento e ristrutturazione che è durata fino al 2013, quando si è riconquistato il suo ruolo di sala più importante dell’ex Berlino Ovest.

I lavori di ristrutturazione hanno ovviamente tenuto conto del vincolo dei beni architettonici posto sull’edificio; la grande facciata a sud è sicuramente l’elemento caratterizzante: colpisce l’attenzione l’estrusione di un grande parallelepipedo quasi completamente cieco (a parte tre oblò disposti verticalmente sulle facciate laterali), rivestito in piastrelle color crema e con la facciata principale leggermente convessa, decorata dalla grande scritta bianca ZOO PALAST e da elementi circolari dorati ordinatamente disposti su di essa che, staccati dalla parete, creano un secondo pattern di ombre che cambia durante il giorno. Cosi come da progetto dell’architetto Speer, la facciata viene periodicamente usata come enorme spazio pubblicitario e un sistema di luci, sia perimetrali che nascoste dietro gli elementi in facciata, illumina l’edificio durante le ore notturne conferendogli un aspetto estremamente scenico.

ll volume contenente una delle varie sale del cinema si erge sopra ad una piastra in cemento armato che rispetto al cinema stesso prosegue lateralmente coprendo oltre al foyer altri due negozi commerciali. Il tutto è regolato da una perfetta simmetria, ma con pesi differenti: il massiccio volume del cinema sovrastante diventa l’elemento attrattivo, mentre l’entrata assume la stessa importanza delle vetrine a fianco, differenziandosi da esse grazie alla scritta nera su reticolato dorato “Herzlich Willkommen”.
La geometria in prospetto della facciata principale è un susseguirsi di arretramenti perfettamente bilanciati fra loro: sul confine del marciapiede si sviluppa a terra una piccola piazza decorata da cerchi di diverse dimensioni, interrotta dalla facciata vetrata dell’atrio di ingresso, coperto dalla soletta a sbalzo che separa il volume leggero e trasparente da quello massiccio della sala cinema anch’esso arretrato.

L’edificio è stato integrato all’interno di un progetto multifunzionale di grandi dimensioni, lo Shopping Mall “Bikini Berlin”, progettato dallo studio di architettura belga SAQ ed inaugurato nell’aprile 2014. Un progetto di rinnovamento dello “Zentrum am Zoo” realizzato nel 1957 dagli architetti Paul Schwebe e Hans Schoszberger, atto a creare una nuova oasi urbana in una delle aree più movimentate di Berlino, per turismo, shopping e cambiamenti nel suo skyline architettonico ed urbano.
A partire dal 2014, lo Zoo Palast è tornato anche a far parte della rosa dei cinema selezionati per le proiezioni della Berlinale: un grande riconoscimento per un cinema storico, con un passato scomodo, ma che ha buoni presupposti per poter tornare ad essere un luogo simbolo per la cinematografia della capitale tedesca.

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Francesco Somigli

Autore freelance, narratore di storie e ideatore del progetto Ohneort in cui esplora e racconta la rete metropolitana di Berlino. Collabora con Berlino Explorer con tour guidati alla scoperta della capitale tedesca.

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