Le mamme berlinesi, i Berliner Kinder e le scolaresche: cosa significa vivere a Berlino oggi

April macht was er will” (Aprile fa ciò che vuole): popolare frase con la quale i tedeschi ironizzano sul mese di Aprile, il cui clima rende invano qualsiasi tentativo di fare la benché minima previsione metereologica e quindi, per la gioia di noi donne, di domare chiome ribelli. “Im April macht man was man will” (ad Aprile si fa ciò che si vuole), aggiungerei io, concedendomi una piccola licenza poetica. Infatti questo è il periodo dell’anno che vede il mio centralissimo Bezirk (quartiere) letteralmente espugnato da euforiche scolaresche provenienti da mezza Europa, ancora incredule di essere giunte nella metropoli più cool del momento. Berlino rappresenta per loro uno scrigno traboccante di mille tentazioni in quanto luogo caratterizzato dall’assenza di limiti e, al contempo, dalla presenza di posti tanto unici da sfuggire a qualsiasi ambiziosa descrizione e dove poter infrangere le regole “perché tanto tutto è concesso”.

Qui giungono quotidianamente anche nuovi emigranti e molti di loro sono folgorati dai racconti che si ascoltano in popolari dibattiti televisivi o incautamente tratteggiati dai media europei sui quotidiani, dove la Hauptstadt viene descritta come un democratico catalizzatore di sogni.

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Questo è inoltre lo scenario prediletto di personaggi in cerca d’autore che trovano un palcoscenico d’eccellenza in luoghi sospesi a metà tra l’onirico e il reale, basti pensare al leggendario Bar 25, (persino Quentin Tarantino ha creduto di poterlo salvare dalla chiusura) capace di affascinare e sedurre i suoi visitatori per anni. Proprio qui, in fila all’ingresso, ho appreso il termine unfassbar (inconcepibile) e nelle vesti di spettatrice-protagonista ho cercato di fotografare nella mia mente pezzi di una straordinaria comedie humaine moderna. Indelebile poi il ricordo della selvaggia love parade il giorno del mio diciassettesimo compleanno quando, convinta che si trattasse di una “parata dell’amore” inteso in termini di tolleranza universale, mi ritrovai pensare: “Se mai oggi sopravviverò ad una tale esperienza potrò considerarmi a pieno titolo un highlander”.

In ogni caso, al di là delle aspettative, di ritratti più o meno veritieri e di ricordi deliranti, è solo da Berliner che si entra in contatto con il vero dna cittadino.

Sinonimo di tolleranza sovente fraintesa (insomma, a chi non fa piacere scovare turisti che utilizzano il marciapiede sotto casa propria per “svuotare gli idranti” dopo una serata alcolica?) Berlino vanta, attualmente, una natura ribelle in forte contrasto con la tragica storia che ne ha  deturbato i luoghi e segnato l’esistenza del suo popolo, che per anni ha considerato la libertà una chimera.

La stessa libertà che invece adesso qui regala una sensazione unica, della quale siamo stati defraudati nel nostro Paese e che consiste nella consapevolezza di avere il mondo in mano.

Ma un altro elemento si inserisce prepotentemente nell’elenco di motivi per i quali la Hauptstadt è amata da chi la vive, più che viverci e basta: la semplicità, aspetto purtroppo talvolta offuscato dal suo esatto contrario. Ciò accade ad esempio quando ci si ostina a muovere una crociata contro la lingua tedesca poiché “incomprensibile e impossibile”. Tuttavia mi piace pensare che la semplicità che qui regna sovrana possa in qualche modo fare da contraltare alle mille difficoltà linguistiche che si riscontrano.

La semplicità, come la intendo io, ha diverse sfaccettature e si declina in modi differenti a seconda del soggetto che le presta il volto.

Le Berliner Mütter. Indiscussi simboli cittadini, molte tra loro non lavorano a causa dell’ennesimo contratto a tempo determinato o semplicemente per scelta. In entrambi i casi, si dedicano completamente ai loro bimbi che, infagottati in “uniformi colorate” pregne di vita vissuta, sono veri e propri Meister (in questo caso, “padroni”) di quartieri come Prenzlauer Berg.

I Berliner Kinder e l’infanzia a contatto con la natura. I piccoli berlinesi scorazzano nei numerosi parchi cittadini con i loro amici a quattro zampe, la felicità dipinta in viso e una mela in mano, totalmente ignari dei dettami che la società e la moda imporrebbero loro in altre metropoli europee.

Gli studenti della Volkshochschule e la loro determinazione. L’entusiasmo brilla negli occhi di questi ragazzi provenienti da ogni parte del mondo, impegnati nell’apprendimento di un’idioma lontano galassie dalle note familiari che sono state, fino ad oggi, la colonna sonora dei loro film personali.

Il Berliner Mittagessen. Innumerevoli sono le tipologie di bar e ristoranti dove approfittare delle economiche Mittagsangebote (offerte dell’ora di pranzo) e di una variegata offerta culinaria che farebbe arrossire un mappamondo, se ciò fosse mai possibile.

Il senso di solidarietà che porta a promuovere iniziative come “Ticketteilen” (vedi all’articolo (http://www.zingarate.com/network/berlino/a-berlino-si-fa-viaggiare-gratis-unaltra-persona-sui-mezzi-attaccandosi-unadesivo.html)

I ciclisti e la mobilità urbana su modello nord-europeo La semplicità intesa come praticità è ciò che ogni giorno spinge migliaia di cittadini ad eleggere la bicicletta mezzo di trasporto ideale. (leggi dei ciclisti berlinesi)

La disponibilità dei Berliner. Questa suona come un controsenso, data la fama che gli abitanti della capitale hanno tra i loro connazionali, che spesso li descrivono come rozzi e poco diplomatici, per usare un eufemismo. Tuttavia la maggior parte delle persone si avvicina tranquillamente a dispensare informazioni, nonostante riesca a comprendere a malapena l’interlocutore bardato in un cappuccio stile Antartide e diversi strati di sciarpe, tenuta che di primo acchito terrorizzerebbe qualsiasi individuo sano di mente, in Italia.

La condivisione. Tipica usanza diffusa originariamente in Baviera, sono numerosi coloro i quali cedono un posto al proprio tavolo poiché il ristorante è voll (pieno).
Declinata in un altro contesto, la condivisione è quella degli anziani accoccolati su una panchina al parco e con i quali ci si trova a sfogliare inaspettatamente pagine di vita privata e provata, come accade spesso anche tra i numerosissimi Arbeitslose (disoccupati) o le migliaia di Praktikanten (stagisti) presso l’ennesima start-up che promette di salvare il mondo con la sua applicazione innovativa.

In questo e molto altro ancora consiste l‘anima di Berlino ed è probabile che tu, caro connazionale, inizierai a sentirne inconsapevolmente la mancanza ogni volta che lasciando la città ti sorprenderai a lottare con il finestrino dell’aereo in cerca della Fernsehturm e del suo saluto maestoso.

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Daniela Pititto

La lingua tedesca e la Germania sono la mia grande passione da quando ero una teenager sfigata con l'apparecchio fisso ai denti. Da allora sono cresciuta, vado dal dentista solo ogni 6 mesi e mi occupo di comunicazione aziendale e PR. Segni particolari: parlo (anche) al contrario. Sogno particolare: poter gustare i veri panzerotti pugliesi anche in Germania.

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