«Meglio traslocatore a Berlino che in Italia, dove il fisco ti ruba l’anima»

«Mi ero stancato dell’Italia. L’atmosfera era pesante e vedevo sempre persone tristi e svogliate in ogni ambiente in cui incappavo. Allora ho messo la mia moto e il mio gatto sul furgone – quello che usavo per i traslochi – e sono partito insieme alla mia compagna». È la storia di Angelo Pusanti, traslocatore torinese trasferitosi a Berlino in furgone un anno e mezzo fa, perché in Italia non vedeva più un futuro. Appena entra nella nostra redazione, seguito dalla sua compagna, Angelo ci osserva incuriosito, forse un po’ emozionato. Dopo essersi guardato intorno, si accomoda: inizia impacciato a raccontarci di sé, ma poi si scioglie. La compagna, di vita e di viaggio (sempre e rigorosamente in furgone), gli si siede accanto sorridente ed emozionata, quasi a voler dire ad Angelo: «È il tuo momento, forza!». E Angelo le sorride di rimando.

Cosa ti ha spinto a trasferirti a Berlino all’età di 40 anni per ricominciare da zero?

La politica è uno dei tanti motivi per cui sono fuggito dall’Italia. Nell’ultimo periodo trascorso lì avevo soltanto doveri e tutto andava male: nonostante sia sempre stato un cittadino onesto e gli errori che posso aver commesso vadano attribuiti unicamente alla distrazione, con Equitalia ho avuto molti problemi. L’Italia sarà bella per viaggiarci da turista, ma non di certo per viverci. In Germania funziona tutto meglio. Qui sono persino felice di pagare le tasse! Poi Berlino offre molte più opportunità rispetto alle città italiane e il costo della vita è più basso. È vero che noi qui guadagniamo meno che in Italia, ma paghiamo anche meno di affitto, ed il lavoro è meno stressante. Secondo me in Italia si lavora di più, mentre i tedeschi se la prendono con molta più calma, fin troppa. Ma nonostante questo le cose in Germania funzionano decisamente meglio.

È diverso fare il traslocatore a Berlino e in Italia?

Qui il lavoro è tutta un’avventura. Mi capita spesso di aiutare delle ragazze che cambiano stanza e tutto quello che hanno sono dieci valigie. In Italia mi toccava smontare e impacchettare intere case. Per questo avevo un furgone molto più grande, quello con cui mi sono trasferito a Berlino, ma poi l’ho venduto, perché non mi serviva più. Qui vengo pagato a ore e i clienti mi aiutano a risparmiare tempo e soldi. In Italia, invece, mi davano le chiavi di casa, dovevo fare tutto io e mi pagavano soltanto dopo.

Com’è stato l’impatto con i berlinesi?

Sono rimasto molto colpito dalla differenza con gli italiani che mi ero lasciato alle spalle. Incredibile a dirsi, ma qui la gente ride! Persino gli anziani sono attivi e solari – bevono la birra e vanno in giro mano nella mano. In Italia invece erano tutti tristi e si lamentavano. Non dico che creare dei legami sia semplice qui. Credo che sia stato un po’ come per i miei genitori, entrambi siciliani trapiantati a Torino: i torinesi sono indubbiamente più freddi dei siciliani, però prima o poi ti fai degli amici – quasi tutti meridionali. A Berlino per me è stato lo stesso.

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© Pagina Facebook Angelo Pusanti


È stata dura all’inizio?

Direi di sì: abbiamo iniziato da zero e da soli, ma ce la siamo cavata. Siamo venuti con il furgone, portandoci dietro il nostro gatto e i nostri mobili. Siamo arrivati a Berlino pensando che un cugino della mia compagna ci avrebbe aiutati, ma non è successo. Fortunatamente abbiamo trovato una “bettola” in cui vivere, che abbiamo dovuto ristrutturare completamente. Per i primi tre mesi ho lavorato in alcuni caffè in cui la conoscenza del tedesco non era indispensabile e mi sono trovato bene. Era un bellissimo ambiente. Ci lavoravano persone da ogni parte del mondo: turchi, iraniani, siriani, francesi, inglesi, italiani. Non avevo idea di come fare per ricominciare a lavorare come traslocatore qui. Alla fine ho deciso di investire 6000 euro in una baracca dove vendevo prodotti siciliani. Mi sono buttato, ma non è andata bene e ho dovuto chiudere. Così ho iniziato a occuparmi di piccoli traslochi. Mi sono dovuto rimboccare le maniche per iniziare a lavorare in proprio.

Come agganci nuovi clienti?

Per contattare nuovi clienti uso tanto i forum di italiani a Berlino. Ultimamente sto mettendo annunci anche su forum di spagnoli e francesi. Ho avuto anche qualche cliente tedesco. Devo ammettere che il tedesco lo parlo poco, ma mi faccio capire. Lavorare con gli italiani per me è più facile: mentre i tedeschi inviano mille email con misure, dettagli, richieste, l’italiano mi telefona e ci mettiamo d’accordo. Per arrotondare vendo anche vini e piatti per ristoranti. La mia compagna invece va a scuola. Magari quando mi raggiungerà mio figlio amplierò l’attività: ha 11 anni e vive in Italia con la mia ex compagna, ma spero che decida di costruirsi un futuro a Berlino.

Cosa ne pensi di Berlino?

Berlino è una città incredibile per i giovani: offre molte possibilità per divertirsi e una miriade di locali alternativi. Io però vivo una Berlino diversa, perché devo pensare a mantenermi e ad andare avanti. Ma se ho sentito il bisogno di trasferirmi qui a 40 anni, vuol dire che questa deve essere la scelta giusta. In Italia non ci tornerei.

Contatto di Angelo Pusanti: Pusanti Traslochi, tel. 01517 5526321

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Foto di copertina © Pagina Facebook Pusanti Traslochi

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Giulia Mastrantoni

Laureata in inglese e francese, ama scrivere e viaggiare. Legge come se non ci fosse un domani e, non appena se ne presenta l'occasione, si butta a capofitto in nuove avventure. «Da grande» vuole non doversi mai chiedere: «E se?». Ha pubblicato i racconti "Misteri di una notte d'estate" per la Ed. Montag nel 2015 e "Veronica è mia" per la Panesi Edizioni nel 2016, sulla tematica della violenza psicologica e sessuale.

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