Melancholie mit monstern: il collage a Berlino parla italiano

A Berlino non è difficile incontrare persone che si auto-definiscono artisti, d’altronde chi siamo noi per dissentire. Più complicato è invece incontrare chi ti racconta della propria passione e dell’energia che bisogna metterci per farla crescere e magari trasformarla in qualcosa di tangibile e nel farlo riesce a renderti partecipe. Ci riescono Nicola e Riccardo, italiani autori di Melancholie mit monstern, splendidi collage che per tre mesi sono stati esposti presso in una galleria di Friedrichshain mentre continuano ad essere sempre visibili sull’omonimo sito. Incontriamo Nicola allo Szimpla, bar ungherese ch si affaccia su Boxhagener Platz, zona Friedrichshain a due passi sia dalla redazione del magazine e della Berlino Schule che di casa di Nicola. A fare da compagnia alla nostra chiacchierata due belle birre ghiacciate. «Nasce tutto a Milano quando ho iniziato a lavorare su questo progetto, cercavo un nome e su di una rivista che avevo portato con me da Berlino dopo una vacanza c’era un articolo che si intitolava proprio Melancholie Mit Monstern. L’idea era quella di trasmettere un sentimento di malinconia di fondo attraverso dei “mostri”. Mostri che in realtà altro non sono che persone, spesso volti di donne famose.» Facciamo un salto indietro, perchè Nicola ha vissuto a Milano ma non è originario del capoluogo lombardo a differenza di Riccardo, con cui porta avanti Melancholie mit monstern, che ha invece origini brianzole. Mentre arrivano le nostre birre chiedo a Nicola come è nata la passione per il collage. «Sin da piccolo mi è sempre piaciuta l’idea di base del collage, mi ricordo che lo facevo praticamente con qualsiasi cosa, il più delle volte capitava di usare le carte colorate delle caramelle che trovavo in giro per casa di mia nonna. Crescendo questa passione non si è affievolita anzi, con l’esperienza a Londra e il trasferimento a Milano ho cominciato a dare una certa consistenza ai miei lavori.»

Ferroniere

Dove preferisci creare i tuoi collage?

Amo a carta. Lì è il vero collage, quello che richiede il lavoro fisico la ricerca delle immagini da giornali o flyer, il ritaglio e la composizione ti danno la vera idea del collage, ne sono la quintessenza. Il digitale nasce più che altro da un esigenza e da una condizione che è stata quella del trasferimento qui a Berlino. Appena arrivato le mie energie erano tutte concentrate nella ricerca di casa e lavoro e di conseguenza non potevo dedicarmi al recupero dei materiali, per questo ho optato per il digitale. Il mio cuore resta comunque legato alla carta e all’idea stessa che è alla base del collage. Nonostante tutto il digitale è quello che piace di più e che si vende meglio. Probabilmente dipende dal fatto che la gente è abituata ad immagini ad alta risoluzione e sicuramente non è da sottovalutare il fatto che il digitale permette effetti che sarebbero oggettivamente impossibili da riprodurre con il metodo tradizionale.

Tesla
Tesla

Berlino è davvero così differente da Milano per chi vuole fare arte?

Tra Milano e Berlino ci sono molte più similitudini di quanto si possa pensare, forse la prima è più intrisa di moda ed eventi a cui la maggior parte delle persone partecipa perché deve esserci, spesso anche se non ha interesse per l’artista. Berlino è un po scevra da questo aspetto così fashion ma c’è anche qui moltissima superficialità.La città è sicuramente più attenta all’arte indipendente di quanto non lo sia Milano ma anche qui cosiddetti circoli indipendenti trovi sempre le stesse persone e le stesse dinamiche, l’interesse è per l’evento e per l’essere presenti, l’unica differenza con Milano è che non ci sono i fotografi.

Insomma mi stai dicendo che siete andati via da Milano per evitare stereotipi del tipo “faccio cose, vedo gente” mentre si sorseggia del vino indossando un maglioncino dolcevita e arrivati a Berlino avete scoperto che la realtà è sempre la stessa, solo che si sorseggia Mate.

In pratica si, o forse sono io che non ho afferrato bene le dinamiche della scena indipendente berlinese, magari mi sbaglio. L’immaginario della Berlino bohemien degli anni seguiti alla caduta del muro è ormai scomparso, nel 2015 la città si sta avvicinando sempre di più agli standard delle altri capitali europee ma meglio non dirlo, alla gente piace idealizzare. Non puoi dire che Berlino non è così artistica così come non puoi dire niente di male sul Berghain, se no ti mangiano vivo

Per quel che riguarda gli spazi espositivi invece?

Per fortuna da quel punto di vista degli spazi espositivi la situazione è completamente diversa da quella italiana. Mentre in Italia per accedere ad uno spazio dovevi per forza far affidamento su conoscenze dirette, qui non serve. Vi sono sono moltissimi posti dove poter organizzare eventi e mostre spesso in collaborazione con altri artisti. Berlino è decisamente più povera e forse per questo la gente è predisposta a collaborare, la città offre sicuramente molte più opportunità di avere visibilità

Dorothy
Dorothy

Progetti per il futuro?

Abbiamo appena concluso un esposizione durata tre mesi e a breve partirà una collaborazione con un pianista e due cantanti liriche, un progetto davvero interessante in un ex teatro di Berlino est, le nostre immagini verranno proiettate direttamente sui loro corpi, il progetto è ancora in fase embrionale, a breve avremo delle date precise.

Sito ufficiale: melancholiemitmonstern.com

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Img © Melancholie mit monstern

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Paco Romito

Barese e fiero figlio degli anni 80, non porto spalline e capelli cotonati ma chiedetemi il titolo di qualche film o telefilm (all'epoca non si chiamavano ancora SERIE) di quegli anni e non solo annuirò compiaciuto, vi canticchierò anche la sigla. Ho giocato per 10 anni a football americano, non è rugby, anticipo la domanda. Uno sport che mi ha insegnato moltissimo sul lavoro di squadra e sul sacrificio ma anche sul fatto che i quarterback cuccano solo negli USA. Sono a Berlino da gennaio 2015 e intendo restarci.

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