Mondiale 2014, la nostalgia e l’orgoglio di tifare Italia quando si vive all’estero

Ci siamo. Il Mondiale di calcio, l’evento sportivo più atteso dell’anno, è al via. Dopo il match inaugurale dei padroni di casa del Brasile contro la Croazia e la sfida Spagna-Olanda (replica della finale della scorsa edizione), la partita di maggior rilievo dei primi giorni di torneo è senza dubbio quella tra Inghilterra e Italia. A confronto ci sono due squadre che hanno fatto la storia di questo sport, due nazioni che senza dubbio vivono il pallone come parte integrante della propria cultura e come simbolo della propria identità.

Non è di certo un caso infatti che si dica spesso che gli italiani si sentano tali solo quando seguono la Nazionale. Ancora progionieri di regionalismi di sorta, e talvolta forse troppo legati alle peculiarità proprie dei pochi chilometri quadrati in cui si è cresciuti, la maglia azzurra è un qualcosa che invece riesce ad unire tutti. All’improvviso nord, sud, est e ovest vengono dimenticati. Che si mangi più spesso caponata di melanzane o polenta non conta più e i vari dialetti suonano come una lingua unica. Se si vince si scende in piazza, se si perde si è tristi in egual misura. Dal Brennero a Lampedusa.Italia_Mondiali

Foto: © Calciostreaming CC BY-SA 2.0

Trovandomi qui a Berlino, tifare Italia avrà un sapore ancora più speciale per me. Non sarà solo un modo per stare insieme agli amici, ma anche per sentirmi più vicino a casa. Come quando, dopo vari giorni di pasti a base di cibi etnici, mi gusto un semplice piatto di spaghetti al pomodoro o come quando ascolto una canzone di Guccini anzichè la performance di un dj di musica elettronica in qualche club. Potrò visuallizzare mio padre, seduto sulla poltrona con il busto chinato in avanti proteso verso lo schermo. E mia madre, seduta vicina, che gli chiede chi sono gli altri giocatori oltre a Pirlo e Buffon o che si preoccupa quando qualcuno rimane a terra più di 5 secondi dopo uno scontro. Penserò alle bandiere esposte alle finestre delle case dal mio paese, alle strade deserte, alle urla provenienti dagli appartamenti dei vicini.

Il Mondiale del resto è un evento speciale, ciclico, che tende a rimanere impresso nella mente. Proprio per questa sua natura si presta bene a farci rammentare il passato e le tappe della nostra vita. A ricordarci ciò che eravamo. Forse è anche questo che me lo fa sentire come un ponte verso le mie radici, la mia famiglia. A sei anni l’esultanza di mio padre ai gol di Totò Schillaci è qualcosa che non potrò mai dimenticare. Così come indelebile nella mia mente è il sorriso della mia ex ragazza quando nel 2006 siamo diventati campioni del mondo per la quarta volta. Tra poco altre istantanee si andranno quindi ad aggiungere nel mio album privato dei ricordi. E anche se non posso ancora sapere chi saranno i soggetti e quale sarà l’immagine simbolo di questo mio personale Brasile 2014, Berlino farà da sfondo. Così come sicuramente ogni immagine verrà colorata dall’amore che continuo a nutrire, nonostante le miriadi di contraddizioni e problemi che la caratterizzano, verso l’Italia. E non solo ora che la Nazionale sta per scendere in campo.

La foto di copertina è: © Doug Murray CC BY-SA 2.0

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Denis Michelotti

Una ragazza delle medie una volta mi scrisse: "Perché sui giornali si parla solo delle cose che succedono e mai della vita? Anche la vita succede". (Luca Goldoni) Ogni volta che scrivo, penso a questa frase.

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