Il Muro di Berlino e le barriere che in tutto il mondo separano oggi gli essere umani dalla libertà

È il 9 novembre 2014 a Berlino, una giornata speciale. Tutti ne parlano freneticamente e l’emozione è alle stelle: io ho la possibilità di viverla. Esco di casa e sento l’atmosfera di festa. Le vie della città sono addobbate con migliaia di palloncini bianchi. Mi fermo dinanzi al memoriale nella Bernauer Strasse e un brivido mi pervade l’intero corpo.

Ho ventuno anni e dalla caduta del Muro ne sono passati già venticinque. Cuffie alle orecchie, decido di ascoltare la vecchia canzone dei Pink Floyd the Wall e mi sento parte della Storia. Il programma cittadino prevede tante manifestazioni artistiche, fra cui il librarsi nell’aria dei palloncini, enormi schermi che proiettano video storici dal momento dell’apertura delle frontiere e musica per tutte le età.

Che cosa rappresenta esattamente un muro? Una struttura architettonica, un’opera d’arte, un monumento? Per molte persone un muro significa, ancora oggi, un’imposizione alla volontà, nonostante il 9 Novembre sia stato indetto il “Giorno della Libertà” per ricordare la caduta del Muro di Berlino. Il Muro aveva diviso non solo i berlinesi, ma infierì, piuttosto, su tutta l’Europa, già devastata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

La cortina di ferro che divideva il continente in influenza sovietica e influenza americana rappresentava l’incomunicabilità fra due “mondi”: il sistema collettivista del socialismo e quello liberista americano. Ancor prima di innalzare un muro, Mosca organizzò un blocco nei confronti degli Alleati, per impedire il rifornimento della parte Est. In poco tempo, però, si decise che il blocco doveva prendere forma, innanzitutto attraverso filo spinato; in seguito con la costruzione, mattone dopo mattone, di un muro.

Con irrefrenabile velocità, l’ostacolo di cemento entrò con forza nelle vite dei cittadini, spesso dividendo anche intere famiglie. La Stasi, la polizia segreta del regime, si preoccupava di tenere sotto controllo le esistenze del popolo che, sfortunatamente, si era ritrovato “nel settore sbagliato, al momento sbagliato”. Non appena si scopriva il cospiratore, si procedeva con l’arresto e la tortura. La popolazione che tentava di sopravvivere sotto il totalitarismo comunista, viveva con la speranza di poter, un giorno, riabbracciare i propri cari. Spesso però, spinti dal desiderio di libertà e ribellione alla dittatura, alcuni sfidavano la paura e tentavano la fuga. Il memoriale nella Bernauer Strasse a Berlino ricorda le vittime perite sotto il fuoco dei militari della DDR e del controllo capillare della polizia segreta.

Purtroppo esistono ancora delle barriere, incomprensibili in una contemporaneità globalizzata, che separano l’essere umano dalla propria forza decisionale riguardo l’esistenza. Da tempo immemore, su questo pianeta, le guerre ideologiche, l’odio più profondo, le diatribe, smembrano progressivamente quel poco “tessuto di pace e fratellanza” rappresentato dalle Organizzazioni di pace e cooperazione fra Paesi. Sapevate che ad oggi i mattoni che dividono cittadini di una Nazione sono ancora tanti? Il West Bank Barrier, costruito da Israele in Cisgiordania al fine di restringere l’afflusso di terroristi palestinesi in Terra Santa; la lamiera metallica che disgiunge gli Stati Uniti d’America dal Messico, per impedire il transito illegale di cittadini messicani verso l’America. Non meno importante la barriera che divide la penisola coreana in Corea del Nord e Corea del Sud, da allora, due sistemi statali diametralmente opposti.

Purtroppo le efferatezze perpetrate durante l’esistenza del Muro di Berlino non sono servite come deterrente. L’incomunicabilità che si genera come diretta conseguenza dell’edificazione di una barriera porta alla formazione di una rete mondiale di alleanze: con chi schierarsi? Con Il governo che ha deciso di proteggere i propri confini o conchi, da un giorno all’altro, si è ritrovato esiliato in casa propria? Chi si trova nel giusto? La guerra genera altra guerra e ulteriori incommensurabili atrocità. Il timore del diverso, le incomprensioni di origine politica e religiosa, i pregiudizi, i limiti dell’uomo, sono la causa di conflitti, massacri e barbarie.

I mattoni che dividono il mondo rappresentano la frantumazione di valori quali la civiltà, la libertà e la fratellanza fra Paesi, le barriere costruite dall’uomo contro l’uomo, non schiacciano solamente i principi su cui si fonda la società odierna, ma rappresentano anche e soprattutto un fallimento per l’intera umanità. Purtroppo i concetti di diritto dell’uomo, eguaglianza e giustizia resteranno parole vacue nella Carta delle Nazioni Unite, finché l’essere umano non valicherà il muro che lo divide da verità, libertà e giustizia.

la foto dell’articolo è © Dieter Zirnig / CC BY – NC 2.0

Corinne Santucci

Nata nel 1993, milanese d'origine, ma berlinese di adozione. Amo raccontare storie. Vivo di letteratura e di poesia, ma anche di buon vino (le tre cose sono strettamente correlate). Scrivo per esplorare, per evadere dalla realtà quotidiana. Tranquilli, non scordo mai di dare da mangiare ai pesci.

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