Paolo Virzì: «Anche mia figlia è emigrata a Berlino. La sua generazione scappa per avere una vita davanti».

Incontriamo Paolo Virzì giovedì 6 ottobre nella sua camera presso il Lux Hotel di Rosa Luxemburg-Strasse. L’occasione è la giornata inaugurale della terza edizione dell’Italian Film Festival Berlin di cui è ospite d’onore e a cui è dedicata una retrospettiva  berlinese che durerà fino a dicembre, ben oltre quindi i quattro giorni del festival (6-9 Ottobre). La stanza è buia, non ci sono luci dall’alto, solo abat-jour e una finestra da cui filtra il grigio cielo berlinese e così, quasi scherzando, chiediamo al regista di Tutta la vita davanti, Ovosodo e tanti altri capolavori (l’anno scorso il MOMA di New York gli ha dedicato una retrospettiva) se ci può aiutare con le luci.

Virzì prende una sedia, ci sposta una delle lampade sopra. Poi ci ripensa, prende lo sgabello, lo avvicina alla finestra, si mette dietro la camera, guarda usandoci come “attori di prova”, ricambia posizione degli oggetti, piazza il microfono, insomma, fa lui la regia provando anche il sonoro. Linda Paggi, la nostra operatrice e Andrea D’Addio, il giornalista preposto all’intervista,  non possono che ringraziare. L’intervista parte qualche secondo dopo. Non ve la anticipiamo, prendetevi cinque minuti e ascoltatela. Non si parla solo di cinema, anzi di cinema si parla molto poco. Come sempre capita con i suoi film, le storie sono pretesti per parlare di attualità. E l’attualità di oggi, in Italia come in Germania, significa viaggi, Europa, disoccupazione e ambizioni giovanili.

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