Presente e futuro di una Berlino che non vuole arrendersi a speculazione e gentrification

Le parole d’ordine sono: difendere Berlino dagli speculatori, rendere gli affitti accessibili ai più e proteggere la cultura underground della capitale.

Nei mesi che seguirono la fine della Guerra fredda Berlino era costellata di appartamenti sfitti, caseggiati disabitati, intere zone spopolate e in stato di abbandono, specialmente lungo il tracciato del Muro. Tutti questi spazi furono progressivamente occupati da intere schiere di giovani attirati dal fertile clima culturale che si stava creando nella capitale della Germania riunificata. Con il passare degli anni Berlino tornò a essere una meta turistica ambita. I prezzi degli affitti iniziarono a salire, l’economia locale si modificò per tentare di soddisfare la nuova domanda di divertimenti e servizi, qualcosa si perse di quella situazione culturale (e abitativa) lontana dai dettami del mercato che aveva caratterizzato il primo periodo di vita della nuova città. Insieme ai turisti arrivarono anche gli speculatori, investitori d’assalto pronti ad appropriarsi a suon di milioni di case e terreni il cui valore, come concordava ogni osservatore, si sarebbe moltiplicato esponenzialmente nel giro di una decade.

Affitti
© Nicor, CC BY-SA 2.5

 

«Le persone stanno iniziando a difendersi»

I berlinesi, o almeno una parte di essi, non sono mai stati d’accordo. La battaglia contro la gentrification, cioè la borghesizzazione della città derivata dalla trasformazioni di quartieri vivi e pulsanti in zone residenziali, ha portato alla formazione di movimenti organizzati che si sono dati l’obiettivo di difendere le proprie case e impedire alla cultura “underground” di Berlino di scomparire. Sono state organizzate molte manifestazioni di protesta, l’ultima un paio di settimane fa. Sara Walther, una delle organizzatrici, intervistata dal New York Times, ha affermato: «La sovrappopolazione della città è arrivata a tal punto che molti abitanti non riescono a pagare l’affitto o vengono sfrattati dalle proprie abitazioni con motivi pretestuosi. Le persone stanno finalmente iniziando a difendersi». L’amministrazione ha adottato alcune misure per andare incontro alle richieste dei cittadini, come l’inserimento di un tetto massimo per i prezzi degli affitti, l’erogazione di sussidi per i grandi esperimenti di co-abitazione e il divieto di costruire in alcune aree della città; ma il problema è ancora lontano dalla sua soluzione e anzi, gli affitti continuano a salire, i vecchi residenti continuano a doversi spostare in zone più economiche, i proprietari di casa continuano a fare pressione per scacciare gli inquilini in possesso di contratti troppo vantaggiosi perché stipulati cinque o quindici anni fa.

Manifestazioni e scontri

Come riporta la BBC, a luglio del 2016 si è raccolta una folla di più di tremila persone per protestare contro lo sgombero di un palazzo al numero 94 di Rigaer Straße. I manifestanti si sono scontrati con la polizia. Feriti da entrambe le parti, 86 persone arrestate, lanci di missili e gas lacrimogeni: questo il bilancio dello scontro più violento degli ultimi cinque anni. Gli abitanti del quartiere, contrari anche loro al meccanismo implacabile della gentrification, hanno simpatizzato con gli sfrattati battendo pentole e cucchiai dai loro balconi. Poco lontano da lì, il palazzone costruito di recente all’angolo della East Side Gallery e altri progetti edilizi realizzati in zone particolarmente sensibili della città hanno attirato ancora più critiche in virtù della loro estrema visibilità.

Modelli alternativi

Molti cittadini di Berlino, associati o meno ai gruppi di protesta, hanno deciso di combattere promuovendo una cultura della coabitazione di modello scandinavo. In un articolo recente di Sarah van Gelder pubblicato su Yes!Magazine, viene analizzato il modello abitativo della comunità di Spreefeld, cui si può accedere pagando un prezzo abbordabile, protetto dalla speculazione. I residenti dei tre palazzi che costituiscono l’agglomerato possono usufruire in comune di cucine, spazi verdi e stanze dedicate ad attività specifiche – ad esempio, una sala è destinata alla musica.

Nonostante l’aumentare delle tensioni e le ragionevoli preoccupazioni di chi non vuole assistere a una trasformazione della città in zona residenziale, gli affitti a Berlino rimangono più bassi rispetto ad altre città della Germania come Monaco e Friburgo. Ma senza una adeguata risposta politica, tali prezzi sono destinati a gonfiarsi ulteriormente nei prossimi anni e ad avvicinarsi così a quelli di altre metropoli europee.

Affitti
Vista esterna di uno degli edifici di Spreefeld Co-housing

 

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Immagine di copertina: © Tony Webster, CC BY 2.0

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