Primo appuntamento: meglio con un italiano o con un tedesco?

Tedeschi e italiani: poli opposti in molti, moltissimi, forse troppi aspetti. Uno degli ambiti in cui questa diversità è palesemente profonda è quello delle relazioni sociali e come esse nascono e crescono. Per dare un’idea concreta dell’abisso che ci divide, mi concentrerò ora su un momento clou di una relazione tra un uomo e una donna: il primo appuntamento. Farò un semplice confronto tra un mio primo incontro prima con un ragazzo italiano e poi con uno tedesco a Berlino. Sono davvero due poli opposti? Per comodità, per il rispetto della privacy ed evitare qualsiasi tipo di ritorsione, chiamerò i protagonisti maschili in questione con due nomi scelti a caso: Marco e Hans. Metto le mani avanti certo: se parliamo di secondi e terzi appuntamenti le differenze diventano altre ed è difficile dire chi sia meglio e chi peggio, ma qui parliamo solo di un confronto tra primi appuntamenti…

 L’incontro con Marco

É stato ovviamente lui a farsi avanti, a chiedere il mio numero di telefono e a organizzare l’appuntamento. Il luogo da lui prescelto è un locale in una delle zone più chic della città, la Kurfuersterdamm, e l’orario è quello delle nove di sera. Io arrivo puntuale mentre di lui nemmeno l’ombra. Si presenta una decina di minuti dopo e vedendolo, capisco quale sia il motivo del ritardo: ha probabilmente passato molto più tempo di fronte allo specchio di quanto ne abbia fatto io. Il suo look è curato nei minimi dettagli, il suo abbigliamento sembra volere urlare al mondo intero “I’m from Italy”. Con una parlantina impeccabile sa come farsi perdonare il ritardo e aprendomi la porta del locale, mi fa gentilmente scegliere il tavolo su cui accomodarci.

L’incontro con Hans

Ancora non posso credere che ho un appuntamento con lui. Naturalmente non è stato lui a fare il primo passo e la descrizione del come l’abbia fatto io meriterebbe un articolo a parte. L’incontro è previsto per le sei di pomeriggio: è estate e il sole in cielo è ancora alto. Il punto di ritrovo da lui deciso è fuori da una stazione della U-bahn nel quartiere di Kreuzberg e nonostante il grande via vai di persone, al mio arrivo lo noto subito, puntuale e intento ad aspettarmi. Dall’abbinamento assolutamente casuale dei capi d’abbigliamento da lui indossati presumo che a casa sua ci sia uno strano divieto da vampiri, uno di quelli che vieta l’utilizzo degli specchi . Non ha ancora deciso dove esattamente trascorrere le prossime due ore in mia compagnia e, anzi, chiede alla sottoscritta se ha qualche idea. Poiché non conosco benissimo l’area circostante e lui invece ci vive, insisto affinché sia lui a scegliere dove andare. Dopo varie riflessioni, indecisioni, proposte e immediati ripensamenti decide di portarmi in un parco nelle vicinanze.

Dopo due ore con Marco

Da connazionali in terra straniera, ci ritroviamo ad avere diversi punti in comune e vari argomenti sui quali conversare. Il dialogo viene di tanto in tanto intermezzato da alcuni dei più classici complimenti, frasi ad effetto e lusinghe varie che normalmente rincitrulliscono la maggior parte delle donne, me compresa. Mostra grande sicurezza e tutto il savoir faire tipico dell’uomo latino. Non solo è abile con le parole, ma lo è anche nei gesti. Con una scusa cerca e trova un primo contatto fisico prendendomi e tenendo poi una mia mano tra le sue. Non ho poi alcun dubbio sul fatto che sia lui a offrirmi il bicchiere di vino che sto per finire, seguendo una delle prime regole base tratte dal decalogo del perfetto gentleman. Va bene essere emancipate, ma fa piacere vedersi offrire il primo bicchiere. Il secondo lo offrirò io. Una nota dolente? Ha già parlato di nostalgia di casa un paio di volte e quel cellulare nella tasca della giacca continua a vibrare insistentemente. Chi lo cerca così tanto a quest’ora?

Dopo due ore con Hans

Ci incamminiamo verso il parco, ma dopo nemmeno un paio di minuti si ferma e mi chiede se prima vogliamo prendere qualcosa da bere. Rispondo affermativamente e mi aspetto quindi che mi porti in un bar nelle vicinanze. Bruciando le mie aspettative, mi indica invece uno Späti (un negozietto di cibo, alcol e tabacchi aperto 24 ore su 24 in genere gestito da turchi) che si trova a pochi metri da noi. Entriamo e prendiamo entrambi una bibita dal frigorifero. Ci dirigiamo poi alla cassa dove, nel rispetto assoluto della parità dei sessi, ognuno paga la propria parte. Penso che l’idea di offrire non gli abbia sfiorato minimamente nemmeno una cellula cerebrale. Arriviamo finalmente al parco. Tutte le panchine sono occupate. Mi propone di sedersi sull’erba. Accetto con un sorriso cercando di non rendere visibili ai suoi occhi le maledizioni che ora mi auto-infliggo per essermi vestita di bianco. La conversazione scorre abbastanza liscia. Hans si rivela essere un ragazzo interessante sotto molti punti di vista. Ciò nonostante, data la mia buona dose di timidezza, capitano anche dei momenti di silenzio che rendono la situazione leggermente imbarazzante. Poiché poi lui arrossisce e va nel pallone molto più spesso di me, l’idea di ricevere uno straccio di complimento o una parola carina viene da me irrimediabilmente accantonata. Per non parlare poi dell’idea di notare quanto meno un piccolo sforzo per ottenere un minimo contatto fisico…pura fantascienza!

Il saluto di Marco

Quando decido che è arrivata l’ora di salutarci, mi riempie nuovamente di complimenti, e inizia già a organizzare il secondo incontro. Ovviamente cerca anche di portare a casa il minimo risultato, ovvero quello del bacio.

Il saluto di Hans

Il sole è ormai tramontato ed è giunto il momento del congedo. L’uomo nordico non ha in nessun modo fatto trapelare una piccola emozione ed io sono confusa più che mai. Una volta rotto il ghiaccio è una persona interessante e carina, ma la sua chiusura e timidezza non mi permettono di capire se da parte sua c’è un interesse o meno e nel salutarmi non fa accenno ad una prossima volta. Potrebbe esserci come no. Mistero….

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Valentina Carrara

Lavoro da sempre nel mondo del turismo. Da tre anni vivo a Berlino, unica città che mi abbia mai fatto sentire "a casa". https://www.facebook.com/HostellifeBlog

25 Responses to “Primo appuntamento: meglio con un italiano o con un tedesco?”

  1. OK_ok

    Terrificante, di sicuro Valentina se l’è inventata questa cosa, accozzando malamente tutti i clichè che si poteva ricordare.

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    • Andrea D'Addio - Il direttore

      non ero lì, quindi non posso metterci dieci mani sul fuoco, ma conoscendo abbastanza bene Valentina, posso essere sicuro della sua onestà intellettuale. E, giusto per prevenire possibili critiche future al pezzo, Valentina parla perfettamente il tedesco, non frequenta giri italiani e da quando la conosco è uscita più con tedeschi o di altre nazionalità che con italiani.

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    • Lucy

      Mi spiace contraddirti….ma ho avuto un’esperienza praticamente identica con un tedesco…Non credo si tratti di cliché e facili generalizzazioni. C’è una differenza nell’approccio e questo è innegabile! Poi come dice Valentina, magari al secondo o terzo appuntamento le cose si ribaltano!

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    • Nico

      Ad una mia amica è capitato un abbordaggio sulla s-bahn. Il tedesco, non solo alternava minchiate a lunghi silenzi imbarazzanti, ma alla fine gli ha lasciato il bigliettino da visita…ma stiamo scherzando? Io faccio i “salti mortali” con le tedesche…poi a volte è andata a volte no. E di certo non lascio un asettico bilgliettino da visita ed effettivamente cerco un minimo di contatto; ma mi risulta normale farlo, nonostante tutto l’imbarazzo e la timidezza che provo (non sono un robot) con una persona appana conosciuta od un’amica di cui sono innamorato da tempo…tedesca, italiana, cinese, africana che sia.

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  2. Andreas Straub

    Sarebbe interessante raccontare le due storie anche dal punto di vista dei due ragazzi, con pensieri, dubbi e sentimenti.
    Kurfürstendamm verso parco, quale parco poi?

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  3. valentinacarrara

    Concordo con te: sarebbe interessantissimo avere anche la loro di versione. Con il ragazzo italiano eravamo sulla Ku’damm e siamo andati in un locale, mentre al parco sono andata nell’altro appuntamento!

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  4. Ruben

    Articolo carino, intelligente, fresco e ben scritto: 10 e lode a Valentina!
    Fa sempre molto piacere leggere il punto di vista femminile su questo argomento, soprattutto quando include l’analisi di culture e mentalità diverse come quella latina e quella germanica.
    A tal proposito, il post qui sopra mi fa venire voglia di raccontare un episodio accaduto a me personalmente. Ovviamente, essendo visto dal mio lato – cioè quello maschile – manca per definizione dell’originalità dello sguardo di Valentina; almeno per come la vedo io.
    Dunque.
    Noto club di Berlino; interno notte; ora imprecisata. Atmosfera perfetta, rilassata, musica bellissima. Sono tutti tranquilli e sereni come fossero di cotone. Si balla, ci si sfiora, ci si guarda. Alcune ragazze mi sorridono, ma una mi sorride più delle altre. Il suo sguardo raggiunge il mio, la sua insistenza riesce a sfruttare quei pochi varchi che si aprono fra braccia sollevate, chiome che ondeggiano, schiene sudate. Mi sorride, è un po’ lontana, qualche metro più in là. Io ballo ma, un passo alla volta, con la lentezza calcolata di chi cerca un avvicinamento che sembri casuale e non deliberato, cerco di avvicinarmi. Non è da sola, è con due buffi amici che non hanno per niente l’aria tedesca. Capiscono che lei guarda me, capiscono che io guardo lei. Inizia il gioco. Io sono vicino a lei, lei adesso mi guarda con meno frequenza ma quei pochi secondi sono scintille. I due amici sembrano incitarla. Le fanno dei gesti che le mie code degli occhi decodificano come “Dai, buttati, che aspetti?”. Io faccio un po’ lo gnorri, voglio vedere se lei fa il primo passo, visto che pare che le tedesche amino fare il primo passo. Scorgo i due ragazzi insistere ancora; poi vanno a parlarle in un orecchio, mi indicano palesemente. Io continuo a far finta di niente, pronto all’azione ma ancora non mi muovo, la situazione è buffissima. Stiamo davvero giocando. Però lei non fa niente, non si avvicina, non mi rivolge la parola, solo mi lancia le sue occhiate di fuoco. “Vabbe’, ho capito” penso fra me e me “la ragazza ha bisogno di un aiutino”. Mi avvicino. Le dico qualcosa, non ricordo cosa. Lei diventa rossa. No, di più: avvampa. Mi risponde molto brevemente. Le chiedo se è tedesca, come si chiama. Lei mi risponde dicendomi il minimo indispensabile, neanche fossi Erich Mielke. È davvero timidissima, però comincio a pensare che bisogna essere in due a giocare, e lei non sta facendo nessuna mossa. Non mi chiede da dove vengo, come mi chiamo, niente di niente. Mi allontano un po’, gli amici le fanno dei gesti del tipo “Ma allora non ci stai capendo niente, che vuoi di più? Ora che lui ha fatto la prima mossa, vai avanti!”. Succede poco. Solo i suoi sguardi non cambiano, sempre insistenti, sempre sorridenti. Io sto là, osservo, comincio a stufarmi. Lei parla con i due amici e fa un gesto come “Va bene, va bene, ora lo faccio”. Viene verso di me. Mi dico che finalmente mi dirà qualcosa, applicherà una qualche forma di strategia, magari rozza e impacciata, ma proattiva. Macchè. Mi passa alle spalle e va a ballare quattro metri più in là, da dove continua la sua tempesta di sguardi. Io mi riavvicino, ma molto lentamente. Lei continua a non dirmi niente. Le chiedo se va tutto bene. “Sì, va tutto bene”. La invito al bancone a bere qualcosa, offro io. “No, ti ringrazio”. Depongo le armi, non so proprio più che fare. Non ho idea di cosa abbia nella zucca questa ragazza. Lo so, lo vedo, è chiaro anche ai sassi che io le interesso e che lei interessa a me, ma non c’è niente da fare. In un attimo, mi si forma un’immagine sulla testa: sto giocando con un tronco d’albero. Secco. Sterile. Cosa vado cercando? Mi allontano di nuovo, adesso basta. Ballo con altre ragazze, meno interessate ma più reattive. Lei continua a guardarmi a distanza, ha anche degli occhi molto intelligenti, ma io adesso me ne frego. I due amici per un po’ hanno continuato a spingerla, poi si sono arresi anche loro. Ad un certo punto non li vedo più, se ne sono andati. È davvero molto tardi, fuori c’è il sole. Dopo una mezzoretta me ne vado anch’io, sono stanchissimo. Qualcosa mi dice che li ritroverò su un divano di fronte al guardaroba, davanti all’uscita. Infatti è così. Con molta calma recupero le mie cose, mi vesto lentamente dando loro le spalle, poi mi volto e parto. Li saluto, da lontano. Lei ha ancora i suoi occhi intelligenti su di me. È un attimo, potrebbe alzarsi, venire da me, chiedermi qualcosa, non lasciarmi andare via così. Non lo fa. Addio.

    Scusatemi se ho occupato questo spazio, cancellate pure questo post se lo ritenete troppo ingombrante o non in linea con il blog.
    Un saluto.
    Ruben

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    • valentinacarrara

      Grazie Ruben…soprattutto per aver condiviso questo tentativo, purtroppo fallito, di ottenerlo un primo appuntamento!

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  5. Lisa

    I clichè non sono sempre estrapolati completamente dalla realtà ma nascono da questa.
    Direi, quindi, che Valentina ci becca sul 90% dei punti e …. ahimè ….. che non cambieranno mai, nè l´uomo latino – per noi facilmente intellegibile – nè il nordico, dai tempi iiiiiiiiper dilatati.

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  6. Max Schimke

    Peggio di una telenovela. Ma la colpa e´mia che legge queste cose.

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  7. markus

    Sarebbe interessante anche il punto di vista di una ragazza tedesca: la immagino terribilmente offesa per il ritardo di Marco e prevenuta sui suoi complimenti. Con Hans magari si trova piu a suo agio, é meno logorroico e piú sincero.

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    • Marco

      Pefettamente d’accordo con il commento di Markus! I complimenti fine a se stessi sono visti malissimo in qualunque situazione perché non sembrano sinceri 🙂

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  8. Christian

    Visto che in questo articolo si è cercato di mostrare il punto di vista di un’appuntamento uomo-donna, vorrei anche raccontare le mie esperienze negli appuntamenti tra uomo italiano e uomo tedesco, che in molti aspetti sono ancora più scioccanti. Premetto che con un berlinese nativo è praticamente impossibile avere un appuntamento vero e proprio da manuale, e quindi non li ho manco mai toccati (o visti). L’approccio qua, se c’è, è più del tipo “perché mai mi stai chiedendo il nome, vieni a casa mia poi magari se mi va parliamo pure e ti dico come mi chiamo”. Amore e sesso non hanno nulla a che vedere, scopare è poco più che una funzione fisiologica come mangiare e defecare, e non a caso la coppia berlinese gay DOCG è una coppia felicemente aperta nonostante magari condividano pure la casa. Detto questo, io sono uscito con due tedeschi. Il primo bavarese, superestroverso, viaggiatore, loquace e sorridente! L’altro cresciuto a Berlino ma di origine russa, amante dell’Italia, svergognato, acculturato e ben vestito. Insomma, due anti-stereotipi veri e propri! Il primo appuntamento con il primo era più una birra tra amici al bar, e infatti per convincerlo a far qualcosa ce l’ho dovuto spingere a forza. Ma fin qui nessun problema. Il problema vero è quando, alle prime chiacchierate da pseudo-coppia negli appuntamenti seguenti, lui fosse totalmente incapace di capire qualsiasi sfumature, allusione, insinuazione, ironia o cosanondettapapalepapalecoipuntinisulleieilpuntoacapo che dir si voglia. Risultato, litigi assurdi per strada per cazzate. Eppure parlavamo entrambi in inglese, capirei fraintedersi in tedesco, ma… Accantonato. Il secondo, al contrario si dimostra fin da subito supercarino (si vede che ha geni stranieri). Mi prepara il té, organizza attività da fare assieme, giro assieme in bici, mi prepara la cena, tutto perfetto. Alla sera, mi saluta dandomi la mano. Io dico vabbé, è cresciuto in Germania, diamogli tempo! Secondo appuntamento, uguale, carinissimo, mille attenzioni, guardiamo un film assieme, mi prepara di nuovo la cena… e mi saluta dandomi la mano. Ma ca**o no!!! Mi prendi per i cosiddetti?? Mi getto almeno per abbracciarlo, almeno così dopo due giorni assieme riesco perlomeno a toccarlo!!! Il gelo. Va a quel paese, e di corsa! E tutti i miei amici latini e mediterranei mi raccontano storie simili, relazioni che sono una tortura mentale, muri di gelo di fronte a scenate napoletane… no, non siamo fatti gli uni per gli altri. Punto! Troppo stress uscire con un tedesco. Se proprio volete lo straniero, trovatevi un bel greco o un francesino, almeno giochiamo con le stesse regole.

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  9. Salvatore

    Si dovrebbe fare uno stesso argomento relativo all’amicizia italiano – italiano e italiano – tedesco.
    Le 2 combinazioni hanno entrambe pro e contro la cosa bellissima è le immense differenze che si instaurano in un rapporto di amicizia… Shock

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  10. Sara

    Non potevo naturalmente non cogliere l’ironia di fondo del testo, tant’è che mi ha portato a sorridere mentre lo leggevo. Devo aggiungere che non ho ancora mai incontrato uomini italiani a Berlino impomatati e che trascorressero le ore in bagno ma l’approccio sì, quello ci sta tutto. Ma anche qui sempre con le dovute eccezioni. Ho incontrato anche tedeschi svegli e molto espliciti e non sono stati meno “playboy” degli italiani 🙂
    Credo che la differenza sostanziale stia nel fatto che l’italiano (uomo o donna) per cultura interpreta i rapporti tra i sessi in modo diverso rispetto al tedesco. E le aspettative sono anche diverse, se di aspettative si può parlare.
    Quando esci con un tedesco non è sempre chiaro se è davvero il primo appuntamento. Magari per lui è solo “incontrarsi con qualcuno”. Non credo che colga il messaggio subliminale quando gli metti in mano il numero, lui non sempre pensa oltre al mero che fatto che ci si è scambiato il contatto. La donna pensa al primo appuntamento, lui pensa ad una semplice uscita.
    Ricordo il primo “appuntamento” con un berlinese che, molto gentilmente, mi portò a vedere la città appena arrivai a Berlino. Avevo 19 anni ed ero gasatissima. Mi venne a prendere in macchina, abbiamo fatto tutto il giro dei monumenti. Non ci siamo nemmeno fermati a prendere un caffè, perchè io gli avevo chiesto di farci un giro, mica di andare anche a prendere un caffè! Poi mi scarica di nuovo davanti a casa mia dicendomi “Scusa per la fretta ma ho un appuntamento con la mia ragazza”. Sono rimasta di sasso. Difficilmente un italiano, per la sua stessa incolumità, ti da un “appuntamento” o si incontra spontaneamente con una sconosciuta senza aver prima messo in chiaro che è fidanzato o essersi preso il permesso dalla fidanzata 😀
    L’italiano invece, prima dell’incontro con una donna, parte già con il cinema in testa e la frase più ricorrente nella sua testa è “magari ci scappa qualcosa” a meno che non sia l’amica di sempre, la compagna dell’asilo e nemmeno lì c’è certezza che il pensiero non lo colga.
    La prossima volta cara Valentina, se vuoi uscire con un tedesco, ti consiglio ti chiedere prima “sind wir nur Freunde oder ist das ein Date?” così vai sul sicuro e almeno puoi decidere se il gioco vale la candela :-D.

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    • Valentina Carrara

      Sono assolutamente d’accordo con te Sara! Le “aspettative”, come dici tu, sono qui molto diverse quando si tratta di un incontro tra un ragazzo e una ragazza! è capitata anche a me una situazione simile alla tua…pagherei oro per poter rivedere la faccia che ho fatto quando mi ha detto che era fidanzato 😀

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      • Sara B.

        La posso immaginare facilmente e scommetto che non sarà stata molto diversa dalla mia dell’epoca 😀 Ma si impara anche questo…. Ti auguro di trovare comunque presto l’Hans che desideri, io continuo ad optare per Marco con tutti i pro ed i contro….L’intesa è proprio diversa….Ma, mai escludere nulla!:-D

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  11. michele

    Si, ma alla fine, una cosa non ho capito… tu scrivi “l’italiano fa questo, il tedesco fa quest’altro ecc. Ecc.”.
    Ma, alla fine, a TE, chi dei due piaceva di piu’?!?

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    • Valentina Carrara

      Ciao Michele!diciamo che i due casi sopra descritti non hanno fatto esattamente breccia nel mio cuore..non ce n’è uno che preferisco: parità! 😉

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      • Michele

        E allora, dove sta il problema?

        Lo dici tu stessa, ” i due casi sopra descritti non hanno fatto esattamente breccia nel mio cuore..non ce n’è uno che preferisco”.

        Stando cosi’ le cose, che te frega di “non mi permettono di capire ecc. ecc.: :-D?

        Tanto, la cosa che veramente conta e’ che A TE nessuno dei due piaceva piu’ di tanto, that’s it :-D!

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        • dario

          forse sono l’unico che ha capito il senso ? lei non voleva far vedere di chi si innamorava.. ma le abitudini di un italiano e di un tedesco.. fine.. non e un articolo stupido.. ma un po per capire come sono due persone appartenenti a nazioni diverse.. e culture diverse..

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  12. Giulia

    Valentina non ti sto perseguitando ma nei tuoi articoli mi rispecchio. Sarà che sono italiana e che dell’approccio italiano ho un pò la nausea, ma io tra i due preferisco il tedesco per lo meno ha il fascino della novità, del cambiamento……… 🙂

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  13. Arianna

    Bell’articolo! Io invece vi racconto una piccola esperienza stroncata ancor prima di nascere 🙂
    Ho provato a ottenere un appuntamento a Berlino col mio maestro di un corso, coetaneo più o meno. Stavo già con qualcuno in modo serio e lui lo sapeva, ma dopo giorni di sguardi di fuoco e segnali inequivocabili mi sono detta che lui era troppo per non provarci. Con tutto il mio coraggio (perché lui era bellissimo! e single, come ci ha tenuto a dirmi) riesco a trovare un momento lontano dalle altre persone e a chiedergli di uscire per una birra, e mi dice sì con tanto di occhi stucchevolmente dolci. Rimaniamo d’accordo per la sera dopo. L’indomani mattina intanto ci rivediamo allo stesso corso. Lui completamente diverso mi dice che non è il caso di uscire perché forse io voglio qualcosa di più di un drink, e menziona la mia relazione, e insomma non gli va. Torno a casa basita chiedendomi se nel frattempo gli fossero venute 😀 Visto che so di doverlo rivedere e davanti ad altre persone, per comunicare uso (bleah!) la mail, dicendo: non volevo essere invadente, ma della mia relazione lo sapevi da subito e ci siamo fissati occhi negli occhi per giorni, quindi credevo che…
    Risposta con cambio versione: non è la tua relazione il problema, sono io che ho una storia complicatissssima con una, e scusa ma quindi non è una buona idea! Arriva persino a negare di aver mai notato/fatto sguardi allusivi di alcun tipo. E poi quando l’ho rivisto stava tutto imbarazzato. Mi chiedo se un italiano avrebbe saputo flirtare con lo sguardo e poi mentire con tale nonchalance, a che pro? Forse non si aspettava un’italiana intraprendente? ^_^

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  14. Anna

    Io non sono mai stata con un tedesco, ma a loro fa paura la donna intraprendente?? Finora, oltre che con italiani ho avuto relazioni importanti con est-europei, un polacco in Italia e un russo in Polonia. A loro non spaventava la mia intraprendenza nell’avvicinarmi per conoscere, anzi erano molto felici, sinceri al massimo, molto religiosi e condizionati dal credo, non venivano da famiglia povera, all’inizio apparivano freddini, ma dopo i primi sms iniziavano a sciogliersi di frasi un po romantiche, certo bisogna andarci con i piedi di piombo perché non ci si può fidare subito. Sono stati loro a chiedermi di uscire. E in entrambi i casi dopo la prima uscita mi sono trovata nel ruolo di fidanzata. Ma ai tedeschi da fastidio se ti avvicini per conoscerli? Agli slavi no. E poi loro sono intraprendenti o no?? Ma capita spesso che escono con te e hanno la fidanzata a casa?? Mah, potrebbe essere una scusa per dire non sono interessato a te. Può darsi che mi sbaglio. Curiosità sui tedeschi. Anche gli slavi non sono da buttare via, anzi spesso e volentieri sono più belli, sopratutto ucraini e russi.

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  15. Enrico

    Lettura molto piacevole. La mia esperienza personale e’ molto molto simile a ruoli invertiti…

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