«Protocolli e carote a Berlino»

© Håkon Sataøen, Das Brandenburger Tor in Berlin, BY-SA CC 0.0

Protocolli e carote

È ufficiale ormai.

Tra poco la scienza non potrà far altrimenti che riconoscere questa verità di fondo, sperimentabile individualmente da ognuno.

Esiste uno stato d’animo per il quale l’impossibile è solo il punto di partenza per l’azione vera e propria; e la sua azione coincide perfettamente con lo stato d’animo stesso.

Oggi al Bürgerhilfe c’era zuppa di carote; sono arrivato tardi però e le razioni erano finite, così non ho potuto far altro che prendere le carote in regalo e portarmele via; le caramellizzerò e le preparerò con salsa di chili e di soia.

Appena uscito dalla mensa mi sono accorto che sparse qua e là per tutto il prato, giacevano diverse carote in ordine caotico.

Succede sempre così quando viene offerto qualcosa di gratuito; tutti se ne servono, ma pochi lo conservano: tocca farle pagare a peso d’oro, le cose, per vederle trattate come si deve.

L’altra volta era successo con le spugne da cucina; può sembrare assurdo che vengano offerte spugne da cucina a dei senzatetto, eppure ancora più assurdo è che un intero cartone delle stesse sia stato svuotato e che la strada, dopo qualche tempo, rigurgitava di spugne gialle ovunque.

Sono cose radicali, bisogna ammettere che neppure a fine mese esiste la pietà tra gli uomini.

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Foto di copertina: © Håkon Sataøen, Das Brandenburger Tor in Berlin, BY-SA CC 0.0

Ismaele Rossi

La vita sgangherata e unica di Carlo a Berlino ti porta nei bassifondi, tra i barboni, i ricchi rampolli decaduti, le mense dei poveri, gli Hartzer che vivono di sussidi, quella Berlino che per molti è cool ma che pochi conoscono davvero

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