«Al Facciola portiamo i migliori vini e cibi piemontesi, e non solo, a Berlino»

Ma fra il vino e l’amor, non saprei quali sian ragion di scelta: a mio parere, per non far torto a cose in pregio eguali, direi che meglio sia scegliere l’una e l’altra, che non sceglierne nessuna.

Lord Byron (1788 – 1824)

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«Il mio vino? Se volessi essere specifica direi il Roero Riserva della cantina Demarie, in generale invece tutto ciò che è fatto di Nebbiolo. Sono cresciuta nel novarese e così, quando devo scegliere, prediligo vini come il Gattinara, Ghemme e Boca piuttosto che quelle della zona di Asti, da cui il Nebbiolo notoriamente proviene. Il terreno su cui crescono i vitigni è simile, sempre montuoso, ma non identico, così come la lavorazione stessa del prodotto che, nel caso di Gattinara e Ghemme, è tagliato con vini autoctoni come il Grignolino. I vini che invece non mancano mai nella mia cantina? La Freisa, squisito vino rosso autoctono piemontese». Quando Aurora Facciola parla di vini, in particolare di quelli del suo Piemonte, le si illuminano gli occhi come se parlasse d’amore, ma senza l’amaro che talvolta scaturisce dal ricordo di relazioni passate. Che si tratti di una Barbera d’Asti amato da adolescente, o di un Barolo degustato la sera in tempi più recenti, non ci sono attrazioni passate da negarsi o non rinnovare per paura di farsi male. Dal gennaio 2015 Aurora ha aperto Facciola, l’eponima vineria-bar-piccolo ristorante italiano, nel cuore di Kreuzberg, su Forster Strasse 5 (fermata metro Görlitzer Bahnhof).

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I migliori vini piemontesi, valdostani e italiani a Berlino. «Non scelgo i vini aspettando a Berlino rappresentanti e produttori. Quasi ogni mese scendo in Italia per conoscere e provare vitigni e cantine. Mi guidano curiosità ed ambizione: il desiderio di scoprire sapori e storie delle nostre terre e quello di farli conoscere poi a chi viene a provarli nel mio locale. Non mi accontento di servire un bicchiere: se il cliente ha voglia e tempo, gliene racconto la vita. La scorsa estate sono stata in Sicila per assaggiare vari vini autoctoni. Mi sono appassionata al Nerello Mascalese, tipico della zona vulcanica intorno a Catania, e a tutti i vini della Tenuta Regaleali, vecchio feudo della Sicilia centrale che ora possiede alcuni tra i migliori vitigni di tutta Italia. Qualche settimana fa mi sono recata invece presso la cantina Coppo, a Canelli, in provincia di Asti. Lì ho provato la Barbera d´Asti-Gavelli che è senza solfiti aggiunti, la Barbera d’Asti-Pomorosso del 2010 e quella del 2011. Tre vini eccezionali che assecondano tutte le mie esigenze:  produzione limitata, incontro tra tradizione e modernità e provenienza geografica.».

Mangiare. «Siamo molto esigenti anche quando si tratta di cibo. Che si tratti di un tagliere di formaggi e salumi, di bresaola con il parmigiano, di una caprese, di un piatto di gnocchi fatto in casa o di un Cappello Tartaro a base di carne, cerchiamo sempre di offrire i migliori accostamenti possibili rispetto al vino scelto, esaltandone i valori».

Il team. «Siamo un team completamente under 35,  il nostro slogan è make the magic happen, abbiamo anche un hashtag che ci piace utilizzare e raccomandare quando si è nostri ospiti  #facciolastateofmind. Penso ci rappresenti molto.».

Non solo vino, anche arte. «La vita è troppo breve per bere vini mediocri, disse una volta Johann Wolfgang Goethe e non potrei essere più d’accordo. Per noi il buon vino è anche un pretesto per valorizzare la cultura a tutto tondo, utilizzando il cibo e il vino come strumenti di promozione di determinate realtà. Al momento abbiamo quattro format di eventi che organizziamo periodicamente, non come seminari universitari, ma con l’obiettivo di coinvolgere e divertirci prima di tutto noi stessi. Il primo si chiama Weinissage, neologismo che fonde le parole Wein, ovvero vino, e vernissage. L’obiettivo è quello di offrire uno spazio di espressione a giovani fotografi o artisti abbinandogli una degustazione di vini. Il secondo format si chiama Cabaret Opera, è una collaborazione con giovani cantanti lirici che vogliono portare l’opera nelle strade della città, lontano dai rigidi ambienti teatrali. Il terzo format si chiama Foodscape. La parola deriva da food e landscape. Vogliamo contestualizzare  una determinata area geografica, culturale e sociale attraverso il suo cibo più tipico. Il quarto è il Krisen Herd ed è incentrato sulla presentazione di pietanze di due paesi che sono, o sono stati, in conflitto. Ne enfatizziamo le differenze ma anche le somiglianze». La qualità e la costanza di questi appuntamenti hanno fatto guadagnare al Facciola il titolo di Cultural Hub conferito dal Berlin Global oltre ad essere stata una delle location serali dell’Italian Film Festival Berlin.

Realizzare un sogno di vita. «Orgogliosi? Senza dubbio. Se a venticinque anni, nel 2010, mi sono trasferita dall’Italia – sono originaria di Omegna sul Lago d’Orta – a Berlino è proprio per provare a raggiungere queste soddisfazioni. Il sorriso di un cliente che torna e richiede lo stesso vino che non conosceva, raccomandatogli da noi la settimana prima, è la dimostrazione che stiamo lavorando nella direzione giusta. La cultura italiana si diffonde anche così. E ne siamo fieri testimonial».

Facciola 

Forster Str. 5, 10999 Berlino

Aperto dal martedì al sabato dalle 18 a notte

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Facciola fa parte del network True Italian. I possessori della Berlino Magazine Card hanno diritto tutti i giorni al 3×2 sui vini selezionati. A tutti gli eventi WINE NOT 10% di sconto anche al gruppo degli amici di un solo possessore della card.

 

Photo: © Micheal Wittig

Andrea D'Addio - Direttore

A Berlino dal 2009, nel 2010 ha fondato Berlino Magazine prima come blog, dopo come magazine. Collabora anche con AGI, Wired, Huffington Post, Repubblica, Io Donna, Tu Style e Panorama scrivendo di politica, economia e cultura, e segue ogni anno da inviato i maggiori festival del cinema di tutto il mondo.

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