Sassonia, 80 neonazi attaccano 20 migranti minorenni. Die Linke: «C’è aria di pogrom»

A Bautzen, Sassonia, sono quasi le nove di sera del 14 settembre. Per le strade risuona il grido di una folla minacciosa, «wir sind das Volk!», siamo noi il popolo, un tempo scandito dai cittadini della DDR contro l’odioso regime della SED e oggi sinistro slogan della Germania più oscura. Gli uomini in marcia sono circa 80, perlopiù giovani e appartenenti a gruppi di estrema destra ben noti alle forze dell’ordine. Nei filmati li si sente urlare frei, sozial, national, parole d’ordine della variegata galassia neonazista. La polizia crea un cordone per separarli dai migranti presenti nel centro cittadino e intima a tutti i presenti di tornarsene a casa.  A un tratto, come si vede dalle immagini, parte la caccia all’uomo: il bersaglio sono una ventina di richiedenti asilo ospitati in un centro di accoglienza di Bautzen, quasi tutti minorenni. Alcuni di loro lanciano bottiglie e assi di legno attraverso il cordone e provano a difendersi, così la cittadina, specialmente la zona intorno al centro commerciale Kornmarkt, diventa teatro di violenti scontri. Diversi i feriti, tra cui un rifugiato 18enne che ha dovuto attendere a lungo i soccorsi, ostacolati da una fitta sassaiola. Solo intorno alle due di notte l’intervento della polizia, giudicato da molti commentatori tedeschi insufficiente e tardivo, riporta l’ordine a Bautzen. E il venerdì successivo, come riportato da Neues Deutschland, arriva la versione ufficiale delle forze dell’ordine: i disordini sarebbero stati scatenati inizialmente dai migranti.

 

Un clima allarmante. Gli scontri della scorsa settimana sono solo l’episodio culmine di una tensione strisciante che attraversa la città da tre anni. I gruppi di estrema destra, molto forti in tutta la Sassonia, organizzano da tempo proteste e marce contro la politica di accoglienza voluta dal governo tedesco. A febbraio scorso diversi abitanti di Bautzen, alcuni palesemente ubriachi, applaudirono al rogo di un hotel destinato a ospitare i migranti e ostacolarono l’intervento dei vigili del fuoco. Un mese più tardi il presidente della repubblica federale Joachim Gauck, in visita alla cittadina, fu pesantemente insultato dopo aver discusso di politiche migratorie con i cittadini. Un clima allarmante, come ammesso dal sindaco Alexander Ahrens, che ha condannato le violenze e ha ricordato come il monopolio della forza appartenga allo Stato, non a ronde e giustizieri privati.

«C’è aria di pogrom». Ancora più dura Caren Lay, parlamentare sassone per Die Linke, che su Twitter parla di «atmosfera da pogrom» e commenta: «Quando ci si sveglierà a Bautzen? Basta minimizzare la violenza di destra». E, in effetti, l’atteggiamento di forze dell’ordine e media sembra stemperare la gravità dell’accaduto annacquando le responsabilità e ponendo sullo stesso piano il comportamento dei gruppi estremisti e dei richiedenti asilo minorenni: pochi gli arresti tra gli estremisti, mentre molti quotidiani si sono limitati a parlare di “disordini” e sui social non sono state rare le prese di posizione a favore degli aggressori: nella descrizione su YouTube del primo dei filmati sopra, ad esempio, si parla di uno «scontro tra rifugiati e patrioti locali che, stufi delle molestie sessuali, dei furti e dei problemi causati dai migranti, si sono uniti per spaventarli e metterli in fuga con una rappresaglia».

Le soluzioni. Le forze di sinistra sassoni chiedono ora un intervento deciso contro organizzazioni di estrema destra ben radicate sul territorio come la Brigade Halle/Saale o i membri di Die Sachsen Demonstrationen, gruppuscolo che poco prima degli scontri marciava al grido di «Bautzen non è mai stata multiculturale (letteralmente bunt, variopinta), non lo è ora, non lo sarà mai». Valentin Lippmann dei Verdi propone inoltre la sorveglianza costante dei centri di accoglienza a rischio da parte della polizia. Ma queste soluzioni, pur necessarie, non sembrano poter incidere sul nucleo profondo del problema: il malcontento sordo di consistenti strati della popolazione sassone. Cittadini impoveriti, con bassi livelli di istruzione, spesso dediti alla bottiglia (A Bautzen si discute da settimane di un possibile divieto al consumo di alcol nel centro cittadino, imposto per ora dopo le 19 ai soli rifugiati). È il cuore di tenebra di una Germania che ragiona di pancia, cerca capri espiatori e, sentendosi tradita dalla politica della Merkel, vira sempre più a destra. Per i “patrioti” di Bautzen, come per le periferie di Berlino est che nel voto di domenica scorsa hanno regalato ad Alternative für Deutschland oltre il 20 percento delle preferenze, l’odio xenofobo è diventata normalità, uno stillicidio quotidiano che sposta sempre un po’ più avanti l’asticella della disumanità.

Foto di copertina © YouTube – Screenshot

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Gianpaolo Pepe

Laureato in filosofia politica e giornalista pubblicista, i suoi interessi spaziano da Hegel alle pagelle ignoranti di Calciatori Brutti. Dal 2014 coltiva un'insana passione per la cultura e la lingua tedesche, ancora non del tutto ricambiato.

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