Scandalo da 32 miliardi di € in Germania, banchieri truffano per 15 anni lo Stato

Truffa Film

La Germania è rimasta coinvolta nel più grande scandalo fiscale della sua storia. Un gruppo di banchieri ha sottratto allo stato tedesco 32 miliardi di euro in poco più di 15 anni.

Scandalo fiscale in Germania. Una recente inchiesta, condotta da una task-force di giornalisti della Zeit in collaborazione con l’Università del Mannheim, ha svelato i dettagli di una clamorosa truffa fiscale ai danni della Repubblica Federale. A realizzarla è stato un gruppo internazionale di banchieri che, impiegando delle procedure che la BBC ha definito «immorali nel migliore dei casi, illegali nel peggiore», si è silenziosamente appropriato di circa 32 miliardi di euro nel corso di quindici anni. Una giovane impiegata dell’Agenzia delle Entrate tedesca è stata la prima ad accorgersi delle irregolarità, e a scavare in cerca della verità.

La truffa

Gli autori della truffa sono un gruppo di banchieri, azionisti e consulenti legali tedeschi legati all’ambiente dell’alta finanza londinese che hanno sfruttato una falla nella legge che regola la tassazione dei dividendi delle imprese. La legge distingue tra investitori locali e stranieri: soltanto i primi hanno diritto al rimborso della tassa sui dividendi. Il gruppo ha ideato un sistema molto semplice per ottenere rimborsi milionari e virtualmente illimitati dallo stato. Le banche prendevano in prestito le azioni dei loro clienti stranieri appena prima della spartizione dei dividenti. Poi chiedevano all’agenzia delle entrate tedesca il rimborso dovuto agli investitori locali. Dopo aver spartito i guadagni, le azioni venivano restituite (cum-cum trades, in gergo finanziario).

Un altro modo era chiedere rimborsi multipli per una tassa effettivamente pagata una sola volta (cum-ex trades). Sfruttando queste falle del sistema, il gruppo ha illecitamente percepito 31.8 miliardi di euro in rimborsi nel corso di 16 anni, da giugno 2001 a giugno 2017.

I dubbi di Anna Schablonski

«Una singola richiesta per ottenere rimborsi multipli fu inviata il 22 giugno 2011 all’Ufficio Centrale dell’Agenzia delle Entrate della Repubblica Federale Tedesca, a Bonn. Alla pratica furono assegnati i numeri da 1100000001 a 1100000025. Arrivò sulla scrivania di Anna Schablonski, al piano terra di un grigio palazzo da uffici di cinque piani, con scaffali ricolmi di raccoglitori ad anelli con l’aquila della Germania federale». E’ l’incipit di un articolo di Die Zeit in cui vengono ripercorsi i momenti dell’inchiesta che ha svelato i dettagli dell’illecito commesso. Anna Schablonski è uno pseudonimo. Cela l’identità di una donna di trent’anni che non vuole figurare pubblicamente: «Non voglio passare per un eroe, stavo soltanto facendo il mio lavoro».

Anna Schablonski notò che un fondo pensionistico statunitense aveva acquistato azioni tedesche per quasi 7 milardi di euro, e le aveva rivendute subito dopo. Adesso reclamava dal fisco tedesco 54 milioni di euro. La situazione le sembrò sospetta. «Invece dei soldi, Schablonski inviò al fondo una lunga lista di domande. A quel punto banchieri, broker, consulenti e investitori in tutto il mondo – a New York, Londra e Basilea, a Monaco, Francoforte e nella città bavarese di Neumarkt – andarono nel panico. Furono assunti degli avvocati e degli esperti per scrivere delle lettere che si limitavano a evitare le sue domande con risposte evasive.

Questo fece insospettire ancora di più Anna Schablonski. “Okay”, disse, ripercorrendo in seguito ciò che aveva pensato all’epoca, “non possiamo chiudere un occhio, qui c’è qualcosa che non va.» In tutta risposta alle sue domande, Anna Schablonski ricevette una lettera da uno studio legale tedesco. Il tono era minaccioso. «La lettera di minacce era diretta personalmente ad Anna Schablonski. Era scritto proprio così, in maiuscolo. Schablonski poteva essere “considerata legalmente responsabile” se non avesse pagato».

Aziende fantasma

Fu riunita una task force di giornalisti per ricostruire la vicenda. Il fondo aveva un solo intestatario: Gregory Summers, cittadino americano. La sede legale del suo fondo si trovava a New York, Wall Street, al ventesimo piano di un grattacielo. L’ufficio, però, non esisteva. «Il ventesimo piano offre uffici virtuali. E’ possibile noleggiare una cassetta postale e un ufficio telefonico per 20.04$ al mese». All’altro indirizzo del fondo, una villa in New Jersey, i giornalisti di Die Zeit riuscirono a rintracciare Summers mentre usciva di casa a bordo della propria Limousine. Summers non accettò di parlare ai giornalisti.

L’indagine

Ulteriori indagini individuarono Hanno Berger come principale responsabile dei movimenti illeciti. Si tratta di un noto avvocato con un passato da impiegato del fisco, esperienza che ha messo a frutto per diventare il più noto “mago delle tasse” della Germania. Tra i suoi clienti hanno figurato anche BMW e Adidas. Berger cooptava altri finanzieri per portare avanti il suo traffico con i cum-cum e i cum-ex trades. Per niente preoccupato dai risvolti etici delle sue attività («”Chiunque non possa trovarsi d’accordo con il fatto che, a causa delle nostre attività, vengono costruite meno scuole materne, si trova nel posto sbagliato”»), il suo mestiere consisteva nel trovare gli escamotage necessari a poter dichiarare legale ogni procedura, anche se palesemente criminale. I numeri del suo business sono impressionanti. Per le mani dei suoi broker passarono «per un certo periodo il 9% di Bayer e il 12% di Lufthansa».

Legge e politica

In questi giorni i tribunali stanno cercando prendere una decisione in merito alla legalità di queste transazioni. Secondo l’opinione di molti esperti, almeno una parte della procedura contravviene alla legislazione tedesca in materia fiscale. Il coinvolgimento diretto di molte banche tedesche, tra cui Commerzbank e Deutsche Bank, rende la questione ancora più spinosa. Potrebbe prevalere la linea dura. Forzare le banche a restituire quanto illecitamente sottratto – senza tenere in conto la loro effettiva capacità di farlo, come la Maple Bank di Francoforte, che ha già dichiarato bancarotta – potrebbe avere serie ripercussioni sull’economia reale. Dal punto di vista politico, dunque, è innegabile che ci troviamo di fronte al più grande fallimento istituzionale in campo fiscale e finanziario mai affrontato dalla Repubblica Federale. Una “Grande Scommessa” in cui lo stato e i contribuenti risultano, al momento, come gli unici perdenti.

L’inchiesta completa di Die Zeit è disponibile in lingua inglese e tedesca a questo indirizzo.

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Immagine di copertina: © The Hoax – Film

 

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