Il mondo prima di arrivare a Schlesisches Tor: Kreuzberg a cuore aperto

A cuore aperto di Elena Galastri

(dal Workshop di Scrittura Creativa “Scrittori Emigranti”, racconto scritto in occasione della Passeggiata Letteraria)

Non riuscivo a crederci. Era il Gennaio del 2012 e avevo appena vinto il progetto Leonardo. Destinazione: Berlino, più casuale che scelta. Le uniche cose che sapevo è che sarei partita i primi di Febbraio, che mi avrebbero trovato casa e che ci avrei vissuto per tre mesi insieme ad una ragazza che non conoscevo. Vittoria ed io salimmo sull’aereo in partenza da Pisa il 2 Febbraio; stava nevicando e tutto intorno era di un bianco quasi accecante. C’era un certo imbarazzo tra noi; gli argomenti erano vaghi e non ci stavamo assolutamente rendendo conto che quel viaggio sarebbe stata la svolta, per entrambe. Il taxi color crema ci portò da Schönefeld fino a Cuvrystraße a Kreuzberg, una via non troppo lontana dalla U-Bahn di Schlesisches Tor. «Meno male che abbiamo la stazione a due passi! »notò Vittoria. «Eh sì, ci tornerà comodo» risposi io.

La casa era minuscola: camera e cucina insieme, piccolo corridoio e bagno. Subito capimmo che da sconosciute dovevamo imparare a condividere tutto e ad assaporare il meglio che quella esperienza poteva offrirci. Il gelo e la temperatura di quei giorni facevano paura, ma noi non ci scoraggiammo e provammo subito ad esplorare la zona. La Sprea era una lastra di ghiaccio trasparente. Ci consolò il fatto di avere un piccolo supermercato all’angolo, sulla Wranglerstraße. Proseguendo su questa via e voltando poi a destra ci ritrovammo sulla colorata Falckensteinstraße, piena di caffè e ristoranti. In fondo, avevamo avuto fortuna! Scoprimmo con gioia che anche i resti del muro non erano poi così lontani: bastava infatti percorrere la Falckensteinstraße in direzione Est e attraversare l’Oberbaumbrücke.

A Berlino io e Vittoria c’eravamo venute qualche anno prima, da turiste; avevamo visto le classiche attrazioni ma la zona di “Schlesi” era del tutto nuova per noi. Era bello rincasare la sera e dirci «Sai cosa ho scoperto? A pochi metri da qui, sulla destra, c’è un negozietto che ha un sacco di cose carine!». Ogni giorno c’era qualcosa da vivere, dai balli improvvisati sulla scale della U-Bahn, a mezzanotte del sabato, al pane turco croccante di Salut, fino al giramento di testa che ci causava il bar “sottosopra” di Berlino, il Madame Claude sulla Lübbenerstraße. Ovviamente l’occasione di fare nuove conoscenze era sempre buona e, con la paura che i tre mesi sarebbero volati troppo in fretta, cercammo di goderci la vita notturna della città. Non mancarono il Lido, a due passi da casa, il pub Barbie Deinhoff’s e il famoso Watergate, appena prima del ponte.

Dopo il primo mese di full immersion nella cultura berlinese io e Vittoria ci eravamo rese conto però di non aver parlato molto insieme; certo, ci eravamo divertite, ma la nostra conoscenza era del tutto superficiale. Avevo capito che lei non era una di quelle che raccontava di sé con facilità.
Una sera di Marzo eravamo da sole; il freddo ci congelava e non avevamo nessuna voglia di uscire con persone conosciute ad una mostra d’arte o sui binari della metro. Decidemmo quindi di andare a mangiare il nostro primo Kebap nel locale di fronte alla stazione della U-Bahn (ho dimenticato il nome; forse Bagdad?!). Entrammo e il proprietario ci accolse con un sorriso: eravamo le uniche clienti. Il signore ci porse un piatto enorme, ricolmo di carne e patatine. Quel posto era l’antitesi del romantico, eppure così caldo per noi. Cominciammo a parlare delle nostre vite, a cuore aperto, senza paura di essere giudicate.
Dentro quel chiosco nacque un’amicizia vera, che cerco di coltivare ogni giorno per sentirmi un po’ meno sola in questa grande metropoli. Forse è anche per questo che per me qui, in questo angolo nascosto di Berlino, si può gustare il miglior Kebap del mondo.

Foto di copertina: Schlesisches Tor – Oppelner Straße © Karl-Ludwig Poggemann CC BY 2.0

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