La Serie A vista da Berlino: davvero Allegri è diventato un bravo allenatore ?

Sabato

Il sabato di campionato della terza giornata di serie A si apre con una di quelle sfide per appassionati di tutto tranne che di calcio. Quando non ci sono le coppe, l’anticipo del sabato alle 18:00 viene solitamente estratto tra le partite più sfigate, in modo tale da consentire all’intero popolo italiano di occuparsi di qualcosa di serio, come andare all’IKEA o decidere cosa bere all’aperitivo. Eppure, nonostante tutti quanti allo stadio fossero pronti alla gara di sbadigli, Cesena-Empoli si è rivelata quantomeno una partita interessante sotto il punto di vista delle emozioni (non certo del gioco del pallone) e si è conclusa con un 2 a 2 in rimonta da parte dei Toscani.

Ma la partita che tutti attendevano era quella delle 20:45: Milan-Juventus. I media nazionali l’avevano pompata come non accadeva da tempo, neanche fossimo a Manchester alla finale di Champions League. Galliani ed Inzaghi, accomunati non solo dalla passione per le esultanze moderate ma anche dalla scelta di mantenere lo stesso taglio di capelli fin dai tempi della pubertà, avevano chiamato a raccolta il popolo rossonero, il quale non se lo era fatto ripetere due volte. Rizzoli, il top della classe arbitrale italiana, era stato richiamato apposta dal Brasile dove aveva deciso di stabilirsi dopo la finale mondiale. Tutti pronti per lo scontro al vertice, insomma, che sicuramente avrebbe sancito la prossima vincitrice del campionato, dopo ben 3 partite…

Pronti via e già si capisce come sarà l’andazzo. Il Milan (sì, proprio quelli della manfrina dei più titolati) gioca come la Lucchese e si rintana totalmente nella propria metà campo, sferrando calcioni con i suoi centrocampisti e con Menez (il vertice alto dell’attacco) più o meno all’altezza della trequarti rossonera. Pippo Inzaghi si affida allo schema che lo ha reso il campione che tutti conoscevamo da calciatore: rilancio ciabattato di qualche compagno verso la porta avversaria e, dopo 10 rimpalli, 8 scivoloni dei difensori, 2 svenimenti sugli spalti e la cecità improvvisa da parte del guardalinee, lui si ritrova tranquillo e beato solo davanti al portiere. Ma Inzaghi si dimentica di essere l’allenatore e non il centravanti e che di quelli come lui ne nascono uno almeno ogni 100 rimpalli, così il povero Menez quelle poche volte che recupera palla è costretto a trascinarsela per una lunghezza pari ai campi di Holly e Benji ritrovandosi con la lingua sotto le scarpe una volta arrivato in area avversaria.

La Juve dal canto suo non sembra sprecarsi troppo nel primo tempo. L’anti-cura Allegri, tanto temuta dagli juventini quanto agognata dai tifosi avversari, sembra sortire i primi effetti. La squadra è poco aggressiva nonostante il dominio tecnico e si sveglia solo con un palo di Marchisio dalla distanza. Nella ripresa, però, salgono in cattedra Pogba (fenomeno, chissà perché uno sceicco non l’ha ancora comprato anche solo per tenerlo sul comodino) e l’Apache Tevez, desideroso di portarsi via lo scalpo di Berlusconi per usarlo come moquette nella sua tenda. Al 70’ minuto i due si scambiano deliziosamente palla al limite dell’area e l’argentino può così infilare il povero Abbiati da due passi, esultando poi con un ciucciotto venuto fuori da chissà dove in onore del figlio più piccolo, un pitbull di quattro mesi. Alla fine della partita, però, fonti totalmente non attendibili, hanno lasciato trapelare la notizia che Conte, imprigionato a Coverciano con la scusa di fare l’allenatore della nazionale e nutrito a pane ed acqua, abbia telefonato nell’intervallo a tutti i calciatori juventini, minacciandoli di avvelenarli con un suo morso se non avessero vinto la partita. Ecco spiegato lo spirito più battagliero del secondo tempo. Ma noi siamo sicuri che il buon Massimiliano Allegri può ancora farcela a distruggere questa macchina perfetta che sembra essere la Juventus. Il campionato è lungo e noi crediamo in lui. Forza Max!

Domenica

La domenica, più che un turno di campionato, sembra essere un torneo di Playstation: partite a tutte le ore, dalle 12:30 alle 20:45, per la gioia delle fidanzate e dei loro amanti.

La prima è Chievo-Parma, il classico match da non quotare alla SNAI. Il pareggio sembra inciso nella roccia, ed in effetti sull’1 a 1 tutti sembrano felici e contenti. Tranne il giovane classe ’88 Coda che probabilmente si era giocato l’over e decide di segnare (che gol!) l’1 a 2 e servire a Cassano, sceso in campo nel secondo tempo dopo la colazione, un assist di petto spettacolare per la terza rete e la doppietta personale. Magari questo ragazzo, prima di oggi, poteva avere qualche opportunità in più invece di girovagare tra serie B e campionati stranieri sconosciuti, lasciando il posto a qualche strepitoso attaccante dello Sri Lanka. Inutile, più o meno come un parrucchiere per Corini, il gol di Paloschi.

La partita più importante delle ore 15:00 era Roma-Cagliari, incubo dei giallorossi nelle ultime tre stagioni. 2 a 0 per i giallorossi e tutti a casa. Ma prima due paroline su Zeman: il boemo negli ultimi anni (a parte la parentesi straordinaria del Pescara di Insigne, Immobile e Verratti in serie B) non ha ottenuto grandi risultati. Chi lo critica, però, a priori, accusandolo di non aver mai vinto niente, come se lo sport altro non fosse che titoli e lustrini, non vuole bene al gioco del calcio e dovrebbe restare in silenzio. Zdenek negli anni ’90 ha rivoluzionato il calcio in Italia (molto di più di tanti suoi colleghi vincenti) e dovremmo essergliene grati, soprattutto noi tifosi. Ha anticipato di 15 anni gli esterni d’attacco alti e l’intensità di gioco. Il suo famoso Foggia correva il doppio degli avversari ed ha fatto scuola per anni in tutta Europa. Tanti allenatori si sono ispirati a lui, anche evolvendo il suo famoso schema 4-3-3. Oggi, in un calcio in cui il fattore fisico predomina ed anche la tattica offensiva si è trasformata, però, non è più innovativo. Tuttavia, personaggi come lui, sarcastici, leali e che non le mandano a dire (tanto da pagarne le conseguenze), non possono che far bene al movimento calcistico italiano.

Tornando alla partita, la Roma chiude la pratica già dopo un quarto d’ora con gol di Destro e Florenzi che commuove tutti andando poi ad abbracciare in tribuna sua nonna, la sora Lella. La Roma dell’era Totti deve provare a scrollarsi di dosso la “sindrome di Toto Cutugno”. Tantissime volte negli ultimi anni è arrivata seconda e sembra sempre esserci qualcuno che riesce a rovinarle la festa all’ultimo secondo: una volta era l’Inter di Mancini e Mourinho, oggi è la Juventus. Anche loro, quindi, si vedono costretti a tifare e pregare per Max Allegri.

Scialbo 0 a 0 tra Sassuolo e Sampdoria, dove Mihajlovic ha potuto sfoggiare la cintura dei pesi massimi appena conquistata dopo la scazzottata con il tifoso che l’aveva aggredito. Vince 1 a 0 in casa il Genoa, con un gol allo scadere di Pinilla (che pare sia ancora in analisi dopo la traversa al mondiale brasiliano) contro una Lazio sprecona. Lotito, intanto, è stato avvistato al G20 in Australia.

Nuvolone fantozziano sulla testa di Rafa Benitez che, nella sfida delle 18:00, riesce a perdere anche sul campo di un’Udinese davvero poca roba. Stramaccioni si affida a suo fratello maggiore Di Natale che però non lo ricambia con una buona prestazione mentre l’allenatore spagnolo attenta alla vita dei tifosi partenopei schierando contemporaneamente Britos, Gargano, Maggio, Michu e David Lopez. Infatti il Napoli, nonostante sia la settimana del miracolo di San Gennaro, è fin troppo umano e concede il solito scivolone difensivo che Danilo sfrutta alla perfezione. Forse se si analizzano gli incontri sembrano un po’ eccessive due sconfitte nelle ultime due partite, ma De Laurentiis ha costruito intorno ad Higuain una squadra di troppe comparse. Come chiedere a Leonardo di Caprio di vincere l’oscar recitando Shakespeare con Gabriel Garko. E Benitez rischia, a suo malincuore, di non mangiarsi il cinepanettone.
Nell’altro incontro delle 18:00, la Fiorentina rialza la testa e batte in trasferta una bella Atalanta con un gol di Kurtic appena entrato. Subito sconforto però sulla panchina viola per una telefonata giunta dopo pochi minuti nella quale i dirigenti venivano avvisati che Giuseppe Rossi si era rotto il tendino rotuleo ed entrambe le anche per festeggiare da casa la rete.

La domenica si conclude con i due posticipi serali. A Palermo va in scena uno scoppiettante pareggio tra i padroni di casa e l’Inter. Vanno in vantaggio i rosanero con Vazquez che sfrutta al meglio un errore di Vidic il quale, dopo aver dichiarato che in Italia si simula più che in Inghilterra, simula di essere per un attimo Ranocchia e consegna la palla agli avversari che non perdonano. Il pareggio è opera di Kovacic con un bel destro dal limite. Da segnalare nessun tweet di Icardi durante l’intero match. A Torino, invece, i granata perdono in casa contro il Verona, restando il fanalino di coda della Serie A con 1 punto e 0 gol all’attivo. Gli scaligeri vincono grazie al gol di Ionita, primo storica volta di un moldavo nel nostro campionato. Si attende ancora la prima rete di un italiano.

Leggi anche Una canzone, una fermata: Live in Pankow dei CCCP

Gabriele Iaconis

Gabriele Iaconis è nato a Napoli nel 1985. È laureato al corso magistrale di Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale ed Ambientale presso la Federico II di Napoli. È appassionato di lettura e scrittura e non osa immaginare un mondo senza libri. Ha pubblicato due romanzi: Un motivo in più per guardare il cielo (Boopen LED 2010) e Buenos Aires (Homo Scrivens 2012) nonché racconti in varie antologie. Vive a Berlino dal novembre 2013 e si trova benissimo. Spera di continuare a scrivere e leggere il più possibile.

One Response to “La Serie A vista da Berlino: davvero Allegri è diventato un bravo allenatore ?”

  1. David Rodinò

    molto divertente il pezzo.un piacere leggerlo.

    Rispondi

Leave a Reply