«Raccomandazioni nella lirica? Anche in Germania, ma qui se ti impegni emergi»

«L’Italia? Sì, mi manca. Sono a Berlino dal 2013, ne amo il senso di libertà, la riservatezza dei tedeschi e la possibilità che questa città ti offre di conoscere persone da tutto il mondo e con bagagli di esperienze diverse, però la mia famiglia, gli amici…è difficile ricominciare tutto da sola e daccapo, i tedeschi sono splendidi, ma anche piuttosto freddi e ogni tanto la nostalgia rischia di prendere il sopravvento sulle soddisfazioni ottenute sul lavoro». Silvia Lacchia, nata a Torino tra Corso Francia e Piazza Bernini, classe 1988, è uno dei volti, o meglio, delle voci, emergenti dell’opera berlinese. Il suo sorriso e i suoi splendidi occhi azzurri sono di scena con l’opera La finta giardiniera di Mozart, rappresentata nella rivisitazione del regista Christoph Hagel fino al 22 maggio all’interno della suggestiva  cornice del Bode-Musuem, alll’Isola dei Musei (qui l’articolo). «Si tratta del mio debutto berlinese. Essere stata scelta per una rappresentazione così prestigiosa è stata una piccola vittoria. C’è una seconda cantante preparata per la mia parte, ma la prima l’ho rappresentata io. Significa che è stato apprezzato il mio modo di lavorare. Il cast è mezzo tedesco e mezzo straniero, siamo tutti giovani», ci racconta mentre con il braccio destro si appoggia alla parete accanto al termosifone della sala riunioni di Berlino Magazine, dove la intervistiamo. È marzo a Berlino, ma non si superano i 7 gradi e a volte viene normale avvicinarsi fisicamente ad ogni fonte di calore si abbia accanto.

Perché Berlino. «Inizialmente ci sono venuta per scrivere la tesi. Studiavo lingue, tedesco e portoghese. All’epoca si poteva fare durante il conservatorio. Una volta qui ho pensato di provare ad entrare anche in una scuola di musica, ma sono stata rifiutata, non ero all’altezza. Ma non volevo mollare. Qui ci sono tre teatri dell’opera, più tanti altri teatri secondari. C’è molta più offerta e molta più richiesta che in Italia. Non volevo lasciare perdere per quanto ritenga anche io che la formazione che si riceve qui sia mediamente più alta che da noi e che in altre città tedesche forse anche il mio diploma italiano sarebbe bastato. Ma a Berlino c’è fermento e volevo farne parte. Mi sono cercata un’insegnante privata. Solo dopo alcuni mesi ho trovato quella giusta. Ho studiato per un intero anno senza neanche provare a sostenere audizioni. Solo nel secondo ho ricominciato a propormi. Ed ora eccomi qui»

Lirica in Germania vs lirica in Italia.  «Da noi piace se fatta in modo “classico”, ovvero rispettando il libretto, dalla scenografia ai costumi. Qui si preferisce modernizzare gli spettacoli, prima di tutto partendo dalla regia. È una scelta che il pubblico premia in termini di presenze. Sugli applausi….. In Germania la gente si fa sentire solo se apprezza, altrimenti rimane fredda. In Italia si battono le mani a prescindere».

Studiare lirica in Germania. «L’istruzione musicale è meno cara, L’università statale si paga per semestri ed è molto economica, il conservatorio è più caro, ma comunque meno che in Italia. Avevo pensato anche di iscrivermi a un’università. Io ho un diploma in canto, non una laurea, La trasformazione del titolo di studio, da diploma a laurea, per chi studia al Conservatorio è cambiata dopo che io avevo finito, poi però mi sono resa conto che non fa nessuna differenza per i tedeschi».

Restare in Germania. «Tengo sempre in conto la possibilità di tornare. Continuo a sostenere audizioni in Italia circa una volta ogni tre mesi, ma rimanere a Berlino al momento mi sembra la scelta più sensata. L’opera che potrei fare in Italia è quella che a me piace di più, con l’abito “classico” e un libretto fedelmente rappresentato, però qui è divertente. Tornerò solo se ci sarà l’opportunità, non a discapito della carriera».

L’Opera in Germania vista dall’interno. «È un ambiente difficile, ma entusiasmante per le possibilità che si possono avere in futuro. Purtroppo anche qui a volte si va avanti per raccomandazione. Forse solo Stati Uniti e in Cina funzionano completamente per il merito. Nel momento in cui qualcuno ti conosce, hai già cantato con lui, hai già fatto qualcosa, o soprattutto hai fatto delle lezioni private con lui o con lei, passi davanti a tutti gli altri. Ci sono audizioni in cui il/la candidato/a conosce tutta la giuria e vince. Allora ti fai qualche domanda. Ecco, in questo funziona come in Italia. Ma un minimo di riconoscimento in più delle capacità c’è».

Essere italiana: vantaggio o svantaggio? «Di base un vantaggio. L’opera è quasi tutta in italiano e per me è la lingua madre. In più ho un ottimo tedesco ed è qualcosa che normalmente  sorprende chi mi provina. Non sempre però è così. Ci sono anche casi in cui essere tedesco ti favorisce Magari la produzione è tedesca, parlano tutti tedesco e vogliono dei tedeschi. In generale però ho avuto soprattutto esperienze positive. Mi è costata tanti sacrifici, ma Berlino al momento si è rivelata la scelta giusta».

Photo: © Giulia Filippi

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Giulia Mastrantoni

Laureata in inglese e francese, ama scrivere e viaggiare. Legge come se non ci fosse un domani e, non appena se ne presenta l'occasione, si butta a capofitto in nuove avventure. «Da grande» vuole non doversi mai chiedere: «E se?». Ha pubblicato i racconti "Misteri di una notte d'estate" per la Ed. Montag nel 2015 e "Veronica è mia" per la Panesi Edizioni nel 2016, sulla tematica della violenza psicologica e sessuale.

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