Da centro commerciale a club techno: i clubbers di Berlino vogliono trasformare il Mall of Berlin

Leipziger Platz, 76 mila metri quadrati in cui sono racchiusi 270 negozi e una serie di appartamenti e uffici. Così si presenta quello che dal 25 settembre 2014 è diventato il secondo centro commerciale più grande di Berlino. Mall of Berlin, un simbolo, uno dei tanti di quella nuova era che sembra travolgere la capitale, a 25 anni dopo la sua riunificazione.
Eppure, dietro un aspetto imponente, qualcosa si sta crepando dall’interno.

C’è davvero da stupirsi del fatto che il Mall of Berlin sia piuttosto un “mall of shame“? Così l’hanno ribattezzato gli operai ingaggiati nella costruzione del cantiere, durante una manifestazione fuori dal centro commerciale a metà novembre, nella quale denunciavano il mancato pagamento del lavoro svolto.
Solo tre mesi di vita e il simbolo dell’era “post 25” è già un punto dolente.
Lo sfarzo e il gusto tipicamente occidentale non sembrano aver creato una combinazione vincente: l’utenza è decisamente minore rispetto alle aspettative, sembra che all’interno ci siano brand già presenti in gran numero nel resto della città, facendo sì che la forza d’attrazione dei marchi offerti non sia particolarmente innovativa.

E dopo la spinosa questione dell’aeroporto, un altro flop sembra alle porte: il progetto di spingere Berlino dentro gli schemi di una tipica capitale dell’Europa Occidentale sembra trovare delle resistenze naturali. Nessuna dimostrazione, nessuna marcia questa volta: il solo dato di fatto. Il Mall of Berlin non è partito come avrebbe dovuto.
Che sia la prova di come Berlino dimostri di non gradire molte delle innovazioni che la stanno travolgendo? Sembra infatti che la città non si stia schierando in nessun modo dalla parte di coloro che la vogliono schiacciare dietro la maschera di una città “ordinaria”. È una guerra di sconfitte e vittorie quella che animala capitale; all’alba dei suoi 25, c’è un tiro alla fune fra chi ha bisogno di conformarla ai dettami dello stile occidentale, (pensiamo alla recente cancellazione dei graffiti di Blu a Kreuzberg) e gli “Alternativi Conservatori”, che resistono per una Berlino delle origini.

Quello che l’economia e la politica non comprendono è che Berlino non regge paragone con il resto dei contesti occidentali, perché quello che offre è un contesto a sé, che ha preso forma in conseguenza di un processo storico unico. La conseguenza è tutto quello che oggi stanno cercando di demolire: la cultura del suburbano, del senza filtro, della musica, del sentimento puro, lontano dall’ipocrisia di un’ostentata estetica, dietro cui se la godono gli interessi economici. Ma una volontà più forte, sotterranea e forse silente, sembra rigettare questa forzata colonizzazione dell’economia.

Lo sanno bene soprattutto i clubbers, categoria di “alternativi conservatori” che percepisce questa scia di conformismo urbano come una minaccia concreta. Appartengono al cuore pulsante di una Berlino che si è fatta straordinaria grazie alla cultura della musica elettronica, della techno, dei suoi club senza lusso né decoro, ma pieni di un’essenzialità che gli amanti del genere continuano a cercare. Quello che è nato a Berlino negli anni Novanta, in quel decennio del post riunificazione, è un fenomeno a sé: atmosfere, tendenze, musica, arte, espressione. Non solo i fumi della novità e di una trasgressione all’ordinario, ma un’economia vera e propria. Attualmente il clubbing e la scena notturna della capitale sono le fonti principali di turismo, che richiamano in città milioni di appassionati. Dite “Berghain” e il mondo vede Berlino.

Non sorprende, dunque, che il consorzio dei nightclubs di Berlino voglia rilevare il Mall of Berlin e trasformarlo in un enorme tempio techno. Un luogo che attragga visitatori da tutto il mondo e che vada a ingrossare l’unica vera economia che continua al rialzo: quella della vita notturna.
La loro offerta? Comprare il centro a solo 1 Euro.
Sì, una provocazione che in parole povere significa “questo posto non vale nulla”.
In ogni caso, siamo davanti a un esempio perfetto di Schadenfreude, il sentimento di gioia che si prova nella sfortuna altrui. E di gioia ne hanno parecchia, i clubbers, nell’assistere a quel fallimento commerciale che, a detta loro, il Mall of Berlin attualmente rappresenta.

Provocazioni, gioie maligne o realtà dei fatti, siamo in ogni caso davanti uno dei degli episodi che ballano sul filo di un tema difficile, sempre aperto e discusso: il futuro della città.

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Margherita Sgorbissa

Con sempre il solito imbarazzo delle autodescrizioni, mi presento: sono Mag e sono laureata in mediazione linguistica. Finita la vita in Italia, presto sarò a Berlino per iniziare un nuovo capitolo. Un grande legame che mi ha tenuta stretta alla realtà tedesca è stato sicuramente Berlino Cacio e Pepe Magazine, con cui collaboro dal 2011. Inutile citare la mia grandissima passione per la scrittura e il giornalismo!

One Response to “Da centro commerciale a club techno: i clubbers di Berlino vogliono trasformare il Mall of Berlin”

  1. Davide

    Frequento Berlino dal 1982, vi ho trascorso molti periodi….e mi dichiaro Alternativo Konservatore con la K. Ogni volta che attraverso un quartiere lo guardo con lo sguardo della mia gioventù, e sì la mia Berlin ha ancora il muro, ma è libera. Ecco perchè mi sento di urlarle – forza vecchia giovane Signora, noi vecchietti facciamo il tifo per te. E i clubbers? Li lasciamo in zone dove raramente noi nostalgici andiamo Berlin ti amo

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