Hitler ritorna a Berlino nello straordinario romanzo di Timur Vermes

Nell’estate del 2011 Adolf Hitler si sveglia in uno di quei campi incolti e abbandonati che si possono ancora trovare intorno a Berlino. La sua divisa puzza di benzina (quella che fu usata per bruciare il suo cadavere nel giardino?), gli fa male la testa, ma in modo misterioso, quando pensa alla sua pistola PKK, tutto sommato, comunque, si sente in buone condizioni fisiche. Trova Berlino molto cambiata: pace e serenità, una donna che chiamano Merkel al comando e tanti stranieri in giro per la città. Adolf comincia così una nuova carriera, quella di showman televisivo. Lui è il vero Hitler, ma nessuno gli crede…
Timur Vermes ha realizzato un gioiello di intelligenza e comicità, con una profonda riflessione morale. Tradotto in 10 lingue in tutto il mondo (in Italia è stato pubblicato da Bompiani) in Germania ha venduto oltre 650.000 copie.

Timur Vermes – Lui è tornato

Di sicuro è il popolo che mi ha sorpreso di più. Eppure ho fatto davvero tutto ciò che era umanamente possibile per distruggere la sua futura esistenza su questo suolo profanato dal nemico. Ponti, centrali elettriche, strade, stazioni ferroviarie: avevo ordinato che tutto ciò fosse distrutto. E adesso so anche quando: era marzo. Penso di essermi espresso molto chiaramente al riguardo. Tutte le strutture di approvvigionamento dovevano essere distrutte: centrali idriche, reti telefoniche, impianti di produzione, fabbriche, officine, fattorie… Insomma, qualsiasi cosa che avesse un qualche valore. Tutto! E intendevo davvero tutto! In certi casi bisogna procedere con meticolosità: un simile ordine non deve lasciare spazio ad alcun dubbio di sorta. Perché altrimenti si sa cosa succede: un soldato semplice – il quale, comprensibilmente, non possiede una visione strategica generale e non conosce i risvolti tattici riguardante la zona del fronti in cui si trova – arriva e dice, per esempio: “Ma devo proprio appiccare il fuoco anche a questa edicola? Non potremmo lasciarla nelle mani del nemico? Sarebbe davvero terribile se fosse presa dai nostri avversari? Certo che sarebbe terribile! Anche il nemico legge i giornali! E li commercia! Così userà anche questa edicola contro di noi, come tutto ciò di cui si impadronirà! Ribadisco: tutti gli oggetti aventi anche il pur minimo valore devono essere distrutti. Non solo le case, ma anche le porte. E le maniglie. E poi anche le viti – e non solo quelle grandi. Bisogna svitarle e piegarle senza pietà. La porta deve essere frantumata, ridotta in segatura. E poi bruciata. Perché altrimenti sarà il nemico a entrare e uscire inesorabilmente da quella porta, a piacimento. Ma con una maniglia rotta e delle viti storte e nient’altro che un mucchio di cenere, buon divertimento signor Churchill! E comunque, queste esigenze sono una brutale conseguenza della guerra: questo l’ho sempre avuto ben chiaro. Pertanto il mio ordine non avrebbe potuto essere diverso, anche se i retroscena erano differenti.

Timur Vermes – Er ist wieder da

Das Volk hat mich wohl am meisten überrascht. Nun habe ich ja wirklich das Menschenmögliche getan, um auf diesem vom Feinde entweihten Boden die Grundlagen für eine Fortexistenz zu zerstören. Brücken, Kraftwerke, Straßen, Bahnhöfe, ich habe die Zerstörung all dessen befohlen. Und inzwischen habe ich es auch nachgelesen, wann, das war im März, und ich denke, ich habe mich in dieser Beziehung ganz klar ausgedrückt. Alle Versorgungseinrichtungen sollten ver-nichtet werden, Wasserwerke, Telefonanlagen, Produk­ tionsmittel, Fabriken, Werkstätten, Bauernhöfe, jegliche Sachwerte, alles, und damit meinte ich auch: alles! Da muss man sorgfältig vorgehen, da darf bei so einem Be-fehl kein Zweifel bestehen bleiben, das kennt man ja, dass dann vor Ort der einfache Soldat, dem verständ­ licherweise in seinem Frontabschnitt der Überblick, die Kenntnis der strategischen, taktischen Zusammenhänge fehlt, dass der dann kommt und sagt: »Ja, muss ich denn wirklich auch diesen, diesen, sagen wir einmal Kiosk hier anzünden? Kann der nicht dem Feind in die Hände fallen? Ist das denn so schlimm, wenn dem Feind der Kiosk in die Hände fällt?« Das ist natürlich schlimm! Der Feind liest ja auch eine Zeitung! Er treibt Handel damit, er wird den Kiosk gegen uns wenden, alles, was er vorfindet! Man muss alle, und ich unterstreiche es nochmals, alle Sachwerte zerstören, nicht nur Häuser, auch Türen. Und Türklinken. Und dann auch die Schrau-ben, und nicht nur die großen. Die Schrauben muss man herausdrehen und sie dann unbarmherzig verbiegen. Und die Tür muss man zermahlen, zu Sägemehl. Und dann verbrennen. Denn der Feind wird sonst unnach-sichtig selber durch diese Tür ein und aus gehen, wie es ihm gerade beliebt. Aber mit einer kaputten Klinke und lauter verbogenen Schrauben und einem Haufen Asche, da wünsche ich dem Herrn Churchill viel Vergnügen! Jedenfalls sind diese Erfordernisse die brutale Konsequenz­ des Krieges, das ist mir immer klar gewesen, insofern konnte mein Befehl auch gar nicht anders gelautet haben,­ auch wenn der Hintergrund meines Befehles ein anderer war.

 

Foto di copertina: © Mihailo1997 CC BY-SA 4.0

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