Un bellissimo film racconta gli ultimi disperati anni di Romy Schneider, l’ex “principessa Sissi”

Alla 68esima Berlinale la regista tedesca Emily Atef presenta 3 Tage in Quiberon (3 giorni a Quiberon), un film sulla celebre intervista che l’attrice Romy Schneider rilasciò al settimanale tedesco Stern.

3 giorni a Quiberon è il titolo del film diretto dalla regista tedesca di padre iraniano e madre francese Emily Atef e presentato nell’ambito della Berlinale 2018. I tre giorni in questione sono quelli in cui l’attrice tedesco-austriaca naturalizzata francese Romy Schneider rilasciò una delle sue ultime interviste al settimanale Stern mentre si trovava in un centro spa in Bretagna per disintossicarsi e rimettersi in salute. Correva l’anno 1981 e Romy Schneider soffriva già di depressione e alcolismo a causa di varie drammatiche sventure che le erano capitate, dai problemi finanziari al suicidio del marito Harry Meyen passando per la lontananza dai figli. Atef si concentra sulla conversazione che Romy Schneider ebbe con il giornalista Michael Jürgs, una conversazione destinata a diventare una sorta di testamento dell’attrice, per raccontare la fragilità e le debolezze di una donna condannata a non poter vivere la propria vita fino in fondo, imprigionata nel ruolo della principessa Sissi, tormentata dai sensi di colpa per trascurare i figli e pertanto profondamente infelice.

La trama

In compagnia dell’amica d’infanzia Hilde Fritsch, Romy Schneider trascorre del tempo in un hotel spa di Quiberon, in Bretagna, al fine di rimettersi in forze. L’attrice esce da un periodo drammatico della sua vita, segnato dal suicidio del marito Harry Meyen, dalla lontananza dai figli e dalle difficoltà economiche. Dopo aver a lungo mantenuto le distanze dalla stampa, a Quiberon Romy Schneider accetta di rilasciare un’intervista al giornalista Michael Jürgs del settimanale tedesco Stern, che si presenta in compagnia di Robert Lebeck, fotografo molto legato all’attrice, nella speranza di far leva su di lei e spingerla a un’aperta confessione. E così succede: alle domande indiscrete, invadenti e irrispettose di Jürgs sulla sua immagine pubblica, Romy Schneider risponde senza filtri, complici l’effetto dell’alcol e la depressione in stadio avanzato. «Ho 42 anni, sono una donna infelice e mi chiamo Romy Schneider» dichiara nell’intervista l’attrice che si presenta sempre in bilico tra momenti di euforia, attacchi di panico e attimi di malinconia.

Superba interpretazione di Marie Bäumer nei panni di Romy Schneider

Ciò che più colpisce del film di Emily Atef è la superba performance di Marie Bäumer. Dalla fortissima somiglianza fisica con Romy Schneider, Bäumer è quasi sempre in scena e costituisce la vera locomotiva di 3 giorni a Quiberon, in grado com’è di mostrare la complessità, il fascino e la fragilità dell’attrice, destinata a morire prematuramente d’infarto un anno dopo l’intervista/confessione rilasciata a Stern. Atef segue il suo personaggio da vicino, senza quasi mai perderlo di vista, mentre posa per il fotografo Lebeck, mentre balla con trasporto in un locale sulla spiaggia, mentre giace a terra nella sua stanza ubriaca, drogata di farmaci e disperata. La scelta del bianco e nero vuole e riesce ad avvicinarsi ai celeberrimi scatti originali di Lebeck sottolineandone il valore eterno. Con questa interpretazione Marie Bäumer sembra voler “prenotare” l’Orso d’argento come migliore attrice alla Berlinale 2018.

3 Tage in Quiberon Competition 2018 DEU/AUT/FRA 2018 by: Emily Atef Marie Bäumer © Rohfilm Factory / Prokino / Peter Hartwig

3 Tage in Quiberon Competition 2018 DEU/AUT/FRA 2018 by: Emily Atef Marie Bäumer © Rohfilm Factory / Prokino / Peter Hartwig
3 Tage in Quiberon Competition 2018 DEU/AUT/FRA 2018 by: Emily Atef Charly Hübner, Marie Bäumer © 2018 PROKINO Filmverleih GmbH

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Foto di copertina: 3 Tage in Quiberon Competition 2018 DEU/AUT/FRA 2018 by: Emily Atef Marie Bäumer, Birgit Minichmayr © 2018 PROKINO Filmverleih GmbH

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