Una rete tv pubblica tedesca: «Non comprate frutta e verdura italiana e spagnola»

© Martha Dominguez, Mercado dos Lavradores, BY-SA CC 0.0 

Una rete televisiva tedesca ha realizzato un reportage sul perché non si dovrebbe acquistare frutta e verdura provenienti da paesi quali la Spagna e l’Italia. I motivi sono agghiaccianti.

A lanciare il messaggio la ARD (Arbeitsgemeinschaft der öffentlich-rechtlichen Rundfunkanstalten der Bundesrepublik Deutschland), la principale rete radiotelevisiva presente in Germania. La rete ha realizzato un vero e proprio reportage del perché la merce è così  a basso costo. Le motivazioni sono agghiaccianti.

Il video-denuncia

Il servizio della ARD si intitola “Europas dreckige Ernte”, in italiano “Il raccolto sporco dell’Europa”. Il video, che da diverse settimane è diventato virale su Youtube, mostra come la richiesta di prodotti di importazione sempre più a basso costo stia causando lo sfruttamento degli immigranti sia in Spagna che in Italia. Quest’ultime infatti sono i principali fornitori delle catene di supermercati tedeschi quali Edeka, Rewe, Kaufland e Lidl.

Le condizioni disumane dei migranti in Spagna

Nel reportage la prima ad essere ripresa è la città spagnola Almería, situata in Andalusia. La testata tedesca Berliner Zeitung ha descritto il territorio e la situazione così: «l’area più coltivata del mondo ed è interamente coperta da serre. L’Almería ha dimensioni tali che puoi vederla dallo spazio. Qui gli operai raccolgono pomodori, cetrioli e arance per pochi euro al giorno». Il servizio mostra infatti che chi ci lavora sono spesso immigrati senza documenti oppure rifugiati con intere famiglie. Molti, o quasi tutti, sono costretti a vivere in vere e proprie baraccopoli dove le condizioni sono disumane.

“Viviamo come bestie”, la situazione dei migranti in Italia

Per quanto riguarda l’Italia, purtroppo, la situazione non è diversa. Il servizio si focalizza su due regioni in particolare, la Calabria e la Sicilia. Sul suolo calabrese opera Emergency, dove due volte a settimana diversi specialisti visitano gli immigrati. In molti arrivano nella struttura denutriti o manifestando forti dolori alla schiena, a causa dei carichi pesanti che sono costretti a sollevare ogni giorno. In molti, inoltre, soffrono di disturbi mentali quali ansia, depressione e insonnia. «Il lavoro è duro e la paga è quasi inesistente. Viviamo come bestie e nessuno fa niente, nessuno dice niente», spiega un giovane immigrato, «Guadagniamo 25 euro al giorno quando la tariffa dovrebbe essere almeno di 50 euro al giorno». I lavoratori sono ridotti in una condizione di vera e propria schiavitù, costretti a vivere per strada senza nemmeno l’acqua corrente.

“La gente qui ha paura”, come la mafia e la ‘ndrangheta controllano il lavoro nei campi

La ARD ha intervistato a Ragusa anche la professoressa dell’Università di Innsbruck Elettra Griesi, l’esperta di mafia Marisa Manzini e il commissario di polizia Antonino Ciavola. Questi hanno spiegato come il sistema mafioso gestisce il lavoro degli immigrati nei campi: «Vi è il caporalato, spiega la Manzini, agenti del lavoro illegali che raccolgono gli immigrati sul ciglio della strada con i loro furgoni per poi portarli nei campi a lavorare. Gli stessi campi che sono di proprietà mafiosa. Per non parlare poi di come queste organizzazioni criminali riescono a usare illegalmente sussidi europei».

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Foto di copertina: © Martha Dominguez, Mercado dos Lavradores, BY-SA CC 0.0 

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