La stazione di Wittenbergplatz e la grande rapina del 1929 a Berlino

Wittenbergplatz

E’ il 28 Gennaio 1929, un lunedì mattina decisamente freddo come solo le giornate invernali berlinesi sanno essere. L’impiegato di banca Nürnberg affretta il passo sulle strade ghiacciate per arrivare ad aprire in tempo gli sportelli della sua banca, la Diskonto Gesellschaft di Wittenbergplatz. Come d’abitudine, prima di iniziare il suo turno di lavoro, Nürnberg si reca nel piano interrato della banca per aprire il caveau, nel caso alcuni correntisti particolarmente mattinieri e per niente intimoriti dal freddo decidano di venire a controllare le loro cassette di sicurezza. Tutto in ordine, a parte il fatto che la pesante porta blindata non accenni minimamente ad aprirsi… eppure le chiavi sono giuste e nessun avvertimento di installazioni di sicurezza eccezionali è stato comunicato all’impiegato. Dopo ore di tentativi, Nürnberg si rassegna e chiama un fabbro che possa risolvere il problema. Ma inaspettatamente anche lui fallisce nel suo intento: la porta blindata sembra in qualche modo bloccata dall’interno. Non resta altro da fare che ricorrere alla soluzione più drastica, ovvero buttare giù una delle pareti a lato della porta ed entrare nel caveau dalla fenditura: i muratori lavorano per due giorni e, finalmente, mercoledì 30 Gennaio l’ultimo pezzo di muro cade sotto i loro colpi. Tutti si affrettano a sbirciare all’interno e quello che si para davanti ai loro occhi è sconvolgente: il caveau è completamente a soqquadro, tutte le cassette di sicurezza eccetto due sono state forzate e svuotate e i pochi valori rimasti (fra i quali anche due spartiti originali di Wagner) sono sparpagliati per terra. Due bottiglie di vino vuote sono appoggiate su un tavolo al centro della sala, segno che i rapinatori hanno avuto a disposizione tutto il tempo necessario per svolgere il loro “lavoro” in tranquillità. Ma il peggio deve ancora venire: con pazienza gli impiegati si mettono a calcolare il valore dei beni rubati; alla fine del conteggio uno di loro dichiara timoroso e incerto che, apparentemente, il furto ammonta ad un valore di 2,5 milioni di marchi. Si tratta di una delle più grosse rapine mai messe a segno, non solo a Berlino ma nell’intera Germania.

Per far luce sugli autori del furto e su come siano riusciti a mettere a segno la rapina viene convocato il Commissario Max Fabich; per lui non ci sono dubbi, i colpevoli sono i fratelli Erich e Franz Sass, già noti a polizia e stampa per la loro abilità nel penetrare all’interno dei caveau. Fabich è sulle loro tracce da più di un anno e da almeno altri tre tentativi di rapina falliti, tutti con lo stesso procedimento. I fratelli Sass entrano nottetempo in una delle cantine adiacenti il caveau, rompono le pareti che li separano dal loro obiettivo e poi spariscono col bottino ripercorrendo a ritroso il percorso da cui sono entrati. Nel caso della Diskonto Gesellschaft il piano è stato ancor meglio congegnato, dato che la cantina adiacente la banca confinava con una delle stanze di servizio della vicina stazione U-Bahn di Wittenbergplatz. Dopo il furto i due fratelli hanno dovuto solo forzare un paio di porte in più e si sono dati alla fuga lungo i tunnel della metropolitana, inghiottiti dal buio e lontano dagli sguardi di qualunque possibile testimone. Senza perdere troppo tempo Fabich emana un mandato di cattura per i fratelli Sass, che vengono rintracciati in casa loro come se nulla fosse successo; la casa stessa viene perquisita a fondo, ma senza trovare alcuna traccia dei valori sottratti alla banca. Il commissario è costretto a lasciar liberi i due fratelli per assenza di prove: dopo molti tentativi in varie banche berlinesi stavolta i due ce l’hanno fatta davvero.
Fratelli Sass
A quei tempi la stazione di Wittenbergplatz era comunque già famosa fra i cittadini di Berlino e gli amanti dell’architettura: costruita nel 1902 su progetto di Alfred Grenander rappresenta senza alcun dubbio tutte le caratteristiche che l’architetto di origine svedese amava di più. Dopo un periodo iniziale di dieci anni in cui la stazione non aveva alcuna costruzione esterna, nel 1913 Grenander riprese il mano il suo progetto per fare dei cambiamenti in grande stile. Al centro della piazza fu costruito un edificio di pietra grigia con pianta a croce (per il quale l’architetto trasse spunto dal Mausoleo di Galla Placidia di Ravenna), decorato con fregi e lesene secondo gli schemi dell’Art Nouveau. L’interno dell’edificio serviva come sala d’attesa dalla quale si accedeva al piano sotterraneo, servito agli inizi dalla sola Stammstrecke (che più o meno seguiva il tracciato dell’odierna U1) e successivamente anche dalle linee U2 e U3. Il viaggiatore che aspettava il proprio treno poteva così passare qualche minuto ad ammirare i grandi lucernari e la decorazione a mattonelle gialle con inserti di legno, particolari che Grenander avrebbe ripreso successivamente in molte altre stazioni della città. Durante la seconda guerra mondiale la stazione di Wittenbergplatz fu pesantemente distrutta, così come l’intera piazza circostante; il restauro durò a lungo e nel 1950 la costruzione ritornò al suo posto, seppur snaturata nelle caratteristiche estetiche ed architettoniche. Il suo aspetto rimodernato rimase tale per più di 30 anni: Berlino purtroppo aveva ben altre preoccupazioni da affrontare e si dovette attendere il 1983 prima che qualcuno pensasse ad una ristrutturazione che riportasse la stazione agli antichi splendori

L’architetto Wolf-Rüdiger Borchardt riprese in mano i vecchi progetti di Grenander e iniziò l’opera di restauro per far ritornare la costruzione il più simile possibile a come era nel 1913: la sala d’attesa fu di nuovo piastrellata e ogni particolare curato nel minimo dettaglio. Sulle pareti furono addirittura lasciati degli spazi per dei manifesti pubblicitari che però, su precisa indicazione, avrebbero dovuto essere assolutamente consoni all’ambiente circostante: ancora oggi si può notare che quasi tutte le pubblicità presenti nella stazione (a parte alcune angoscianti eccezioni…) ricalcano lo stile comunicativo ed estetico dei primi del ‘900. Alla fine dei lavori, la stazione era tornata ad avere il suo ruolo centrale in una piazza importantissima per Berlino, a due passi dai grandi magazzini KaDeWe, vicina alla Gedachtniskirche e proprio alle porte di Tauentzienstrasse, una delle strade più note della capitale. Per chi si fosse chiesto cosa ci faccia un cartello col logo della metropolitana di Londra vicino al binario della U2, ecco la risposta: fu donato nel 1952 dal comandante del contingente britannico a Berlino per festeggiare i 50 anni della U-Bahn e ovviamente rispetta lo stile dei cartelli londinesi ma è stato creato appositamente col nome di Wittenbergplatz stampato sopra. Oggi la stazione sembra esteticamente un pesce fuor d’acqua se paragonata a ciò che la circonda: Wittenbergplatz ospita molti edifici moderni ed è particolarmente trafficata, con auto e bus a due piani che le girano intorno senza sosta. Il colpo d’occhio di questo edificio grigio a forma di croce offre uno stacco notevole all’osservatore, ma basta entrare al suo interno per restare affascinati da una delle più belle stazioni della città… e magari anche ripensare ai due fratelli Sass, che una notte di gennaio di più di ottant’anni fa si ritrovarono a correre lungo quei tunnel con 2,5 milioni di marchi in più nelle tasche.

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Foto di copertina: © Aazarus, Der Wittenbergplatz in Berlin vom KaDeWe aus geschossen, CC0

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Francesco Somigli

Autore freelance, narratore di storie e ideatore del progetto Ohneort in cui esplora e racconta la rete metropolitana di Berlino. Collabora con Berlino Explorer con tour guidati alla scoperta della capitale tedesca.

2 Responses to “La stazione di Wittenbergplatz e la grande rapina del 1929 a Berlino”

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