Juliette Binoche, Clive Owen e quel Words & Pictures che arriva nei cinema tedeschi

Le parole possono più di una spada ma un’immagine vale più di mille parole. Nel confronto tra i due universi espressivi ecco riaffiorare l’annoso dubbio: è più potente l’immagine della parola? Questo è il dilemma portato alla ribalta in Words and Pictures, ultima fatica di Fred Schepisi dove prende piede la sfida lanciata dall’insegnante di letteratura (Clive Owen) all’insegnante d’arte (Juliette Binoche) in un duello combattuto con penna e pennello. Chi vincerà?

Nel 1993 il regista australiano aveva portato sul grande schermo l’omonima pièce teatrale Sei gradi di separazione dove due opere di Kandinskij (Macchia Nera I e Alcuni cerchi) giocavano un ruolo centrale. Il caos e il controllo nelle rispettive opere del pittore astratto russo sembrano entrare di soppiatto in questo nuovo racconto per immagini per definire le posizioni di Dina Delsanto e Jack Marcus, artista/pittrice lei e poeta/scrittore lui, entrambi insegnanti in un prestigioso liceo del New England ed entrambi impantanati nel perfido blocco dell’artista. La Delsanto è un’acclamata pittrice affetta da artrite reumatoide, un male che la ostacola nel compiere anche il più semplice dei movimenti, Marcus ha alle spalle una sola pubblicazione e ha deciso di affidare all’alcol la sua incapacità di trasformare in scrittura i pensieri. Lei parla di sentimenti, di verità nell’immagine e di menzogna nella parola, lui ama coinvolgere i suoi colleghi in giochi di parole, citare grandi scrittori e ricordare la potenza delle parole. A questo punto, considerata la natura resistente di lei e provocatoria di lui, la sfida tra i due è inevitabile e non tarda infatti ad arrivare.

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Dalla sceneggiatura di Gerald Di Pego emerge l’intenzione di delineare due figure forti, carismatiche nonostante le rispettive debolezze, in lotta con i propri demoni e inconsapevolmente necessari l’uno alla guarigione dell’altra. Dei due caratteri è sicuramente la Delsanto ad essere la meglio tratteggiata, il che aiuta poco a sollevare le sorti di un film per troppi aspetti farraginoso. Alla coppia Binoche-Owen è stato chiesto di portare sulle proprie spalle una zavorra, il fardello di un film malfunzionante per i tanti e piatti cliché. La fascinazione del linguaggio e della letteratura che scolpisce il personaggio di Owen e che si traduce, invece, in un parlare senza sosta ne è la prova. Dal tentativo superficialmente rappresentato di un essere un degno O capitano! Mio capitano!, allo stallo canonico dello scrittore, dal ricorso-soccorso dell’alcol che non fa altro che aggiungere imbarazzo alla sua vita, al rapporto difficile col figlio al college, il personaggio di Owen è una blanda copia di quel che sarebbe dovuto o voluto essere. Ma anche la banalizzazione del contesto liceale è a dir poco imbarazzante.

La svogliatezza tra i banchi di scuola, la meschineria di alcuni compagni su altri, gli amori incompresi e calpestati, la passione accesa con furore da una sfida tra due mondi-modi di pensare e sentire, sono ridotti a semplice circondario di una storia d’amore prevedibilmente rassicurante e travagliata. Perché la battaglia tra Words and Pictures finisce necessariamente col declinarsi in una relazione tra i combattenti delle due fazioni. Di diversa fattura è, invece, la parte affidata alla Binoche, chiamata a vestire i panni di una figura sfaccettata, riconciliatrice armoniosa di contraddizioni. Fragile e tenace al tempo stesso, sensibile e risoluta, la Delsanto/Binoche lotta e si ingegna per non essere annientata dal male che giorno dopo giorno la consuma. Incredibili sono le trovate dell’artista per dipingere, ora simulando di essere su una sedia a rotelle, ora con un enorme pennello appeso al soffitto. Pare che i dipinti siano stati realizzati dalla Binoche, e di alcuni si può di certo lodare la bellezza.

Tanto Owen quanto la Binoche hanno cercato di rendere vivi i propri personaggi (anche se davvero troppo verboso è il Prof Marcus) e avvincente è la relazione tra loro. Tuttavia è solo la parte femminile – rinvigorita dall’intensa attrice francese – a racchiudere ed esprimere quel mix di caos e controllo che voleva afferrare il regista australiano quando citò Kandinskij.

In uscita al cinema in Germania dal 22 maggio.

Francesca Vantaggiato

Sono nata a Lecce nell’anno di Fitzcarraldo, Ricomincio da Tre, 1997 – Fuga da New York, Il Marchese del Grillo, Cristiana F. – Noi i Ragazzi dello Zoo di Berlino. Dopo la laurea a Lecce in Scienze della Comunicazione, ho conseguito la specialistica in Comunicazione e Produzione Culturale a Roma dove ho vissuto per sei anni collaborando con riviste e webzine nella sezione cinematografica, teatrale e musicale. Vivo attualmente a Berlino, fotografo, scrivo ed esploro a tutto tondo la città.

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