Aki Kaurismäki: «Rispetto la Merkel, l’unica politica a essersi interessata ai rifugiati»

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Una sigaretta elettronica in bocca, la perenne voglia di ironizzare e un’espressione severa stampata in volto: così il cineasta finlandese Aki Kaurismäki ha preso parte alla conferenza stampa tenutasi dopo la proiezione in anteprima di The other side of hope, la sua ultima fatica in concorso al Festival del cinema di Berlino. Inutile dire che la stampa lo ha accolto con un vero e proprio bagno di applausi.

The other side of hope è il secondo film in cui Kaurismäki affronta il tema rifugiati (dopo Miracolo a Le Havre, 2011). Ai giornalisti che gli hanno chiesto quale fosse l’obiettivo di questo film, il cineasta ha risposto: «Il fatto è che sono pigro. Vorrei cambiare il mondo, ma è una mira troppo ambiziosa. Meglio iniziare con l’Europa o perlomeno con la Finlandia. Dallo scoppio della crisi migratoria, nel mio Paese sono arrivati 20.000 rifugiati iracheni. I finlandesi hanno pensato di trovarsi in guerra. Io punto a convincerli del contrario e a trasmettere il concetto secondo cui “siamo tutti esseri umani”». Alla domanda di una giornalista circa l’islamizzazione dell’Europa, il regista ha reagito fingendo di aver sentito male: «Islandizzazione? Anche se l’Islanda è forte nel calcio, non significa che conquisterà l’Europa. Sfatiamo un mito: non ci sono cambiamenti culturali in corso nel nostro continente, anche se ne avremmo estremamente bisogno». Per chiarire il suo messaggio al pubblico, il regista ha citato la poesia del pastore luterano tedesco Martin Niemöller (spesso erroneamente attribuita a Brecht): “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.” In chiusura Kaurismäki ha espresso la sua vicinanza alla cancelliera tedesca Angela Merkel«La rispetto, perché è l’unica politica ad essersi veramente interessata al dramma dei rifugiati. Gli altri si sono limitati a ignorarlo».

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Foto di copertina: Screenshot da video conferenza stampa Berlinale.de

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Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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