Berlinale, commozione e applausi per Fuocoammare, il film sul dramma migranti a Lampedusa

Fuocoammare del regista Gianfranco Rosi, già Leone d’oro nel 2013 con Sacro GRA, ha commosso il pubblico in sala con un tema che non potrebbe essere più attuale: i migranti. L’emergenza profughi è particolarmente sentita nella capitale tedesca e anche il festival non poteva che fungere da cassa di risonanza per l’argomento, tant’è che George Clooney, attore da sempre impegnato nel sociale, ha incontrato la cancelliera Angela Merkel proprio a tale riguardo.

Samuele ha dodici anni e preferisce di gran lunga passare le giornate a cacciare con la sua fionda piuttosto che andare a scuola. Il suo futuro è il mare così come lo è stato per suo padre, suo nonno e decine di generazioni prima di lui. Vive a Lampedusa. Il mare significa la vita, ma troppo spesso anche la morte per le migliaia di migranti che tentano il tutto per tutto attraversando il canale di Sicilia. Le storie degli abitanti dell’isola e dei migranti non si intrecciano mai, ma dalle parole dello stesso Rosi e da quelle del dottore dell’isola Pietro Bartolo appare chiaro come gli sparuti abitanti di Lampedusa (5.000 circa) abbiano un ruolo fondamentale nell’accoglienza dei migranti e come la solidarietà mostrata dagli stessi sia un vero esempio.

Il regista ha vissuto per un anno sull’isola, ha avuto la possibilità di conoscerne gli abitanti e purtroppo anche di filmare l’immane tragedia dei profughi. Ospitato a bordo di una delle navi della marina impegnate nel salvataggio dei migranti, Rosi ha assistito e filmato le operazioni di recupero di uno di questi barconi, compresa quella di ispezione e conteggio dei corpi senza vita ammassati nella stiva. Immagini così forti che si fa fatica a credere vere e che il regista ha dichiarato di aver davvero faticato a girare.

Perchè vederlo: perchè abbiamo la memoria corta e ricordarci chi sono le persone che approdano a Lampedusa ogni giorno e che vengono ridotte a semplici cifre sugli schermi non può farci che bene. Per lo splendido spaccato di vita quotidiana degli abitanti dell’isola, per gli scenari mozzafiato e per l’intervista a Pietro Bartolo, medico dell’isola da oltre vent’anni che meriterebbe un premio a parte.

Fuocoammare è l’unico film italiano in concorso nella 66esima edizione del festival berlinese. Visto il tema e conoscendo Rosi, le aspettative erano alte e non sono state disattese. A nostro avviso ha davvero buone possibilità di portare a casa dei premi.

Paco Romito

Barese e fiero figlio degli anni 80, non porto spalline e capelli cotonati ma chiedetemi il titolo di qualche film o telefilm (all'epoca non si chiamavano ancora SERIE) di quegli anni e non solo annuirò compiaciuto, vi canticchierò anche la sigla. Ho giocato per 10 anni a football americano, non è rugby, anticipo la domanda. Uno sport che mi ha insegnato moltissimo sul lavoro di squadra e sul sacrificio ma anche sul fatto che i quarterback cuccano solo negli USA. Sono a Berlino da gennaio 2015 e intendo restarci.

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