Berlino, che brutti progetti per il RAW: palazzi di 14 piani e demolizione dei club storici

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Comincia a delinearsi il possibile futuro del RAW, la popolare zona di Friedrichshain minacciata da anni dalla speculazione immobiliare. La settimana scorsa,infatti, il gruppo immobiliare Kurth ha presentato ufficialmente alla città i propri progetti per la parte occidentale della grande aerea, comprata dalla famiglia di costruttori nel 2015 per 20 milioni di euro.

Le due ipotesi. Si tratta di due diversi scenari. Il primo prevede la completa demolizione dell’Urban Spree, del Suicide Circus, dell’Astra Club, e di tutti gli edifici attigui a Warschauerstr. non protetti da vincolo monumentale. Al loro posto sorgerebbero una serie di palazzine ad uso commerciale ed abitativo alte fino ad otto piani. Lo stesso tipo di edifici sorgerebbe nella zona fra il Cassiopeia e il Neue Heimat, attualmente adibita a parcheggio. La seconda ipotesi prevede invece il mantenimento dell’Astra a fronte della costruzione di una torre di 14 piani, più o meno 42 metri, direttamente a ridosso del ponte, e di una seconda torre di 8 piani fra il club stesso e la piscina/cocktail-bar Haubentaucher.

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Risanamento e rivalutazione. Due le parole chiave della conferenza stampa di presentazione: risanamento e rivalutazione. Secondo le stime presentate dagli investitori i nuovi palazzi copriranno una superficie fra i 102.000 ed i 125.000 metri quadrati, equivalenti a quattro-cinque volte la superficie attualmente edificata. Nonostante questo, il gruppo immobiliare non intende creare una clean area sulla falsariga di quanto si sta facendo attorno alla Mercedes-Benz-Arena; per questo verranno mantenuti in vita gli edifici vincolati lungo la Revalerstr. Qui rimarranno il Kinderzirkus, la scuola di musica ed i vari laboratori artistici già presenti. Sempre secondo lo stesso principio, non verranno toccati i locali della Badehaus Szimpla e di tutta l’area del Cassiopeia Club, il Biergarten, la Skaterhalle e il Die Kegel, la popolare palestra di roccia. Agli altri club i cui edifici andranno demoliti, i Kurth promettono sistemazioni alternative sempre all’interno dell’area. Nei nuovi edifici ci sarà spazio per loro accanto agli uffici e ai nuovi esercizi commerciali previsti: supermercati biologici, negozi e atelier per designer. Contemporaneamente andranno ad essere rammodernati, tramite un investimento iniziale di un milione di euro, gli esistenti e fatiscenti impianti idrici, sanitari ed elettrici.

Gentrificazione dal volto umano? Per dimostrare le proprie buone intenzioni, i Kurth hanno inoltre provveduto a sottoscrivere 40 contratti d’affitto con le cooperative che gestiscono i vari locali, con durata di tre anni prolungabile a cinque nel caso che fitti e costi d’esercizio vengano pagati regolarmente nei primi sei mesi dalla firma del contratto. Al di là dell’ennesima speculazione immobiliare incentrata a Friedrichshain, sembrerebbe che i Kurth stiano veramente cercando di coniugare il legittimo desiderio di monetizzare il proprio investimento con quel rispetto del “DNA dell’area” da loro stessi promesso al momento dell’acquisto. Il dubbio di molti è che, però, tutto sia parte di una strategia comunicativa volta ad evitare le proteste da parte degli abitanti del quartiere e l’eventuale slittamento dei lavori. Con lo scopo di fronteggiare un eventuale voltafaccia del gruppo immobiliare è nata un’associazione che raccoglie molti degli attuali affittuari, la quale ha convocato per questo autunno una tavola rotonda con la proprietà per discutere del progetto e dei futuri costi degli affitti, con la speranza che eventuali accordi vengano rispettati.

Un futuro incerto. Non è quindi ancora possibile capire quale futuro avrà il RAW, i suoi locali e tutti gli avventori che sia di sera che nei weekend ne affollano gli spazi. Quello che viene confermato, invece, è come la città di Berlino – qui come con l’ormai defunto Tacheles – preferisca affidare all’interesse privato il risanamento di aree di aggregazione sociale che sono parte dell’identità  con cui la capitale tedesca si promuove nel mondo. In città esiste, fra gli altri, un esempio che dimostra come un risanamento alternativo sia possibile: è il Bethanien di Kreuzberg. Nonostante la presenza di questo modello alternativo, l’amministrazione pare volersi ostinare a giocare col fuoco della speculazione immobiliare.

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Foto di copertina © Sascha Kohlmann

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Simone Bonzano

Ligure di Torino o Genovese del Piemonte, forse Berlinese del Nord-Ovest, non lo so. Quello che so è che per un dottorato in Archeologia sono arrivato in Germania e ora scrivo soprattutto di politica e inchieste.

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