Manuale semiserio per superare un colloquio di lavoro in una start-up di Berlino

CHE COSA INDOSSARE

Scegliete con cura le calze o i calzini da indossare. La prima cosa che farete, dopo aver sudato alla ricerca dell’ufficio nascosto, sarà dovervi togliere le scarpe e un buco in prossimità dell’alluce non è il miglior biglietto da visita.

Per le ragazze. Se siete fortunate, la vostra start-up vi offrirà delle pantofole da indossare, ovviamente numero 45, perché il 37 se l’è mangiato il CHO. (Oddio, qui oltre al salame fucsia si mangiano anche le ciabatte??! E che cos’è un CHO?)

Per le ragazze amanti delle gonne. Se proprio avrete la geniale idea di indossarne una, badate che non sia troppo corta ma soprattutto fate attenzione ai collants e non temete: quelli che avete comprato da Lidl rappresentano LA soluzione. Il perché lo scoprirete solo leggendo.

Jeans e camicia sono un passe-partout. Evitate un look troppo hipster o nerd. Lo sono già i vostri start-uppers (termine che mi fa rabbrividire, per la cronaca).

COME RAGGIUNGERE LA LOCATION

Usate Google Maps per trovare il luogo ma cercate di contenere l’esaltazione se il tempo di percorrenza indicato – a piedi – risulta essere inferiore ai 15 minuti. Sarà il numero civico a fregarvi poiché a Berlino non esiste una logica in merito. Fatevene una ragione e iniziate a calcolare il tempo extra. Eviterete di arrivare trafelati e gocciolanti all’”Headquarter” ossia, in molti casi, l’appartamento del vostro interlocutore.

NOTA BENE

Il fatto che vi riceva direttamente l’amministratore delegato, ovvero il Geschäftsführer (che per semplicità chiameremo solo G.F), non è sempre un buon segno, anzi la dice lunga sul budget della start-up in questione. Perciò cercate di conservare il vostro entusiasmo per il futuro; ne avrete bisogno.

Il cane è il migliore amico dell’uomo. Se non siete amanti dei cani, diventatelo: sarà lui ad accogliervi sulle scale-labirinto e sarà lui al quale pagherete le crocchette “Rewe Beste Wahl” con le vostre ore extra. Inoltre voi non avrete mai un job-title vero e proprio, mentre lui sì. La gamma di nomi è variegata e va da CHO (Chief Happiness Officer) a Co-founder. Infine, sarà lui a distruggere qualsiasi tipo di collants gli capiterà tra le zampe.

Chi fonda una start-up non ama “etichettare” i propri collaboratori e “limitare il loro talento ad un’inutile definizione”. Ecco perché loro si presenteranno utilizzandone non una, ma svariate: Entrepreneur, CEO, CFO, Managing Director, “Avid traveller” (a questo proposito un bel: “ma-che-me-frega” ci sta tutto) per poi chiudere in bellezza con uno scenografico “founder”. Il che, se l’azienda in questione ha un solo impiegato, cioè lui, fa la differenza.

Molti founders hanno studiato in America e amano ricordarlo al mondo intero. Potrà capitarvi che proprio mentre vi starete gongolando per l’inaspettato flusso di parole tedesche che esce dalla vostra bocca senza controllo, verrete interrotti da qualche frase in americano, la quale terminerà con un “right?”, “yeah”, o “by the way”. Dimenticavo “awesome”, sorry.

PAROLE E/O FRASI PERICOLOSE DA EVITARE

Alla domanda: “Che cosa ti diverte fare all’interno di un’azienda?” Niente panico; qualsiasi risposta darete giocherà a vostro sfavore.

L’aggettivo “flessibile” è la parola magica ma, al contempo, un’arma a doppio taglio. Pronunciatela spesso o sganciate qualche sorriso di troppo e vi ritroverete al ponte di Warschauerstraße a chiedere Geld für Weed und Essen.

Diffidate da chi si descrive come “Visionär”. Di tutto ha una visione, fuorché del vostro Gehalt (salario). O meglio, ce l’ha. Ed è pari a zero.

A proposito di zero. Se nella vostra mente fluttua ancora qualche ricordo dell’esame di marketing, non fatevi ingannare. Price, product e place esistono solo nella teoria. Siete a Berlino, nel 2014, e le 3P sono: zero paranoie, zero pretese, zero paga.

Spontanbewerbung. La più nota “candidatura spontanea” nel fantastico mondo delle start-up può rappresentare diverse cose. Nell’ordine: un invito a nozze per il vostro potenziale datore di lavoro; un “suicidio finanziario”; una pessima idea. L’esperienza mi insegna che, in qualche modo, si tratti più della seconda cosa e se volete liberarvi della convivenza forzata con coinquilini folli, non è esattamente un’idea brillante. Perché? Semplice: significa che siete disposti a tutto, pronti a qualsiasi sfida, a qualsiasi sacrificio. Traduzione: non vedete l’ora di fare un po’ di sana beneficienza.

Gehaltsvorstellungen (salario atteso). La sera prima del colloquio, in preda ad una crisi di panico dopo aver scoperto l’esistenza di questa parola impronunciabile, avete trascorso ore a cercare di impararla, e la consapevolezza che ce ne siano perfino di più insidiosi non vi è di conforto, anzi, non promette nulla di buono. Ora è il gran giorno, ed ecco la fatidica domanda. Vi viene chiesto quanto vi aspettiate di guadagnare a fine mese. Qualsiasi sia la vostra risposta verrete bruscamente interrotti a meno che non vi candidiate, all’eta’ di trentadue anni, al vostro ottavo Praktikum (stage). Che dire? Avete indubbiamente le qualità per essere un Co-founder, ma si tratterebbe di investire molti soldi nella fase del launch (non lunch, alla fame pensateci dopo). Potreste quindi iniziare con un entusiasmante Praktikum. Se ribatterete che no, questa opzione non rientra minimamente nei vostri piani, sarete sorpresi dalla candida frase: “Certo, sei troppo senior per noi”. Evviva la logica, questa sconosciuta.

Talento. Qualsiasi G.F che si rispetti ama questo termine. Solitamente lo si usa in periodi del tipo: “il talento dei nostri collaboratori è il segreto del nostro successo”. Tuttavia esso si accompagna di frequente alla parola “gratis”. Che bella dicotomia. Beh, se sentirete questa parola, forse sarà automatico il collegamento a quell’annuncio in cui cercavano Aushilfe orario pasti e che voi avete incautamente usato per lucidare lo specchio del bagno. Con il talento purtroppo non ci pagherete l’affitto.

I modi per offrirvi stipendi ridicoli sono molteplici, uno tra tutti è nascosto tra le parole: sei-troppo-corporate. Ma niente paura. Un bell’annetto di beneficienza e poi l’insidiosa giungla delle start-up non avrà più segreti per voi. Ecco perché troveranno un altro Praktikant. I motivi sono da ricercarsi alla voce “ci costi troppo”.

Brain-power. Proprio oggi il mio G.F di turno, in preda all’entusiasmo o al pathos che solo un Entrepreneur può avere, ha affermato che non gli importa ciò che ho studiato o fatto in precedenza. Quello che vuole da me è il mio “brain-power”. Ammetto che sia stata la prima volta che le mie orecchie hanno dovuto sentire qualcosa del genere e nonostante io stia ancora cercando di riprendermi, ho sentito la necessità di condividere con voi questa perla. Eviterete sguardi allibiti.

“Ti piace l’Apfelschorle?” Nei frigoriferi dei loro appartamenti/ufficio, i G.F. ne hanno a litri. Certo la concorrenza con le casse di birra non esiste, ma tant’è. In qualche modo devono “farli fuori” e voi li aiuterete in questo. La risposta, quindi, dovrà essere sì. Punto.

I SALUTI

Se il vostro G.F è italiano. Potrà accadere che vi ricordi che lui (o lei) ha rinunciato ad un contratto a tempo indeterminato presso un’azienda super cool per inseguire un grande sogno imprenditoriale (Zalando docet).  Il motore del suo impegno è quindi una vera e propria missione e voi dovreste farci un pensierino perché “i sacrifici pagano sempre”. Una frase originale insomma, una di quelle che neanche vostra madre ha mai sfoderato. E sentirla pronunciare da uno che ha mediamente circa 10 anni meno di te ha sempre il suo perché.

Se il vostro G.F è tedesco. Qui in Germania si abusa spesso dell’aggettivo “locker”, rilassato, easy, e in effetti esso esprime un preciso stile di vita prettamente tedesco. Bando alle formalità quindi, sarà il G.F. (in persona!) ad accompagnarvi alla porta e ad aprirvela. Voi direte qualcosa di rito, tipo: “Ich hab’ mich gefreut Dich kennenzulernen”. Ed ecco la vostra rivincita. Molto probabilmente il G.F tedesco-cittadino-del-mondo vi chiederà di tradurre la frase in italiano. Nella maggioranza dei casi, la scoperta che la nostra non sia solo una lingua musicale ma anche complessa sarà sconcertante. Il panico potrebbe impadronirsi di lui e avrete buone possibilità di percepire un timido: “E sstatto un pacerrre”. Awesome(?)!

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Daniela Pititto

La lingua tedesca e la Germania sono la mia grande passione da quando ero una teenager sfigata con l'apparecchio fisso ai denti. Da allora sono cresciuta, vado dal dentista solo ogni 6 mesi e mi occupo di comunicazione aziendale e PR. Segni particolari: parlo (anche) al contrario. Sogno particolare: poter gustare i veri panzerotti pugliesi anche in Germania.

3 Responses to “Manuale semiserio per superare un colloquio di lavoro in una start-up di Berlino”

  1. ferdinando

    Very strong ….ovvero …..

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  2. Robi

    Primo commentoooo!!! Fighissimo, cosa perdi tempo a mandare curricula, scrivi un libro!

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  3. Raffa

    seriamente parlando è una guida divertente ma completa e davvero utile ed interessante. Credo che la salverò tra i miei preferiti e qualora un giorno dovesse venirmi in mente di cercare lavoro in quel di Berlino, la riprenderò in mano e la studierò a memoria. Brava!

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