Falkenberg, la città giardino patrimonio dell’Unesco a sud est di Berlino

Falkenberg

Alla scoperta di Falkenberg, un luogo stupendo a sud di Berlino

La predilezione per il colore, a Berlino, non è una tendenza casuale né tantomeno recente. Lo sguardo novizio di un visitatore non preparato alla singolare policromia della città – una presenza magnetica, vivida e ubiqua – avvertirà quasi un senso di alienazione e disorientamento, specie se abituato a facciate classiche e rigorosamente a tinte neutre o a paesaggi in cui l’arredo urbano è stato arricchito di dettagli multicolore solo negli ultimi decenni. Eppure l’occhio del viaggiatore, seppur digiuno di nozioni architettoniche, non faticherà a comprendere che a Berlino il colore è protagonista indiscusso. Su vari livelli e per molteplici scopi. Il colore dinamico e in continua evoluzione della street art, dei cartelloni pubblicitari nelle stazioni della metropolitana, dei tessuti indossati ogni giorno per strada dai berlinesi di nascita e d’adozione, delle Außenwerbungen sulle facciate dei palazzi, del percorso tortuoso dei serpentoni rosa e azzurri usati per il drenaggio e il controllo della falda acquifera sotterranea. Il colore d’ispirazione mistica ma spogliato dei significati religiosi, come quello dell’Holi Open Air Festival, che d’estate catalizza centinaia di migliaia di persone in una coreografia strabiliante e soffusa di suggestivi pigmenti variopinti. E infine un colore democratico ed estremamente innovativo, quello del full color edilizio. Falkenberg è tutto questo all’ennesima potenza.

Falkenberg

Falkenberg

Gartenstadt Falkenberg, che i berlinesi hanno ribattezzato affettuosamente “quartiere tavolozza”, s’inserisce in quest’ultima categoria ed è frutto   dell’ingegno creativo di Bruno Taut, l’architetto che per molti versi ha contribuito a ridefinire l’aspetto della Berlino che oggi conosciamo. Prima ancora della realizzazione degli splendidi edifici sulla Paul-Heyse-Straße, a Prenzlauer Berg, dell’incantevole Großsiedlung Britz (il coloratissimo quartiere a ferro di cavallo nel distretto di Neukölln) e della Onkel-Toms-Hütte a Zehlendorf, nel 1912 venne affidato a Taut l’ambizioso progetto di una città-giardino ispirata allo stile della nuova oggettività e al Bauhaus. L’intento era quello di creare un ambiente più salubre per le famiglie della classe operaia berlinese, che dall’avvento dell’epoca industriale vivevano stipate nelle Mietskaserne malsane di Kreuzberg e Friedrichshain, palazzoni grigi ad altissima densità abitativa e dalle miserevoli condizioni igieniche diventati ormai un’emergenza urbanistica. Basandosi su un razionalismo vivibile e focalizzandosi, oltre che sul colore e le linee essenziali, sul trinomio ‘sole-luce-aria’, Taut sviluppò il progetto su una concessione di 75 ettari nel distretto di Treptow-Köpenick; il piano prevedeva la costruzione di 1.500 appartamenti atti ad ospitare 7.000 persone, ma lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e la mancanza di finanziamenti statali determinarono una battuta d’arresto nel progetto originario. Gli appartamenti completati tra il 1913 e il 1915 furono solo 127, ma ancora oggi rappresentano una meravigliosa utopia architettonica per molti aspetti rimasta incompiuta e inserita dal 2008 nel patrimonio mondiale dell’Unesco.

Falkenberg

Nonostante i riconoscimenti ottenuti, Gartenstadt Falkenberg è una meta ancora poco battuta dal turismo di massa. È uno dei tanti angoli della Berlino nascosta che affascinano il viaggiatore curioso, quello che ai percorsi sovraffollati predilige i piccoli gioielli della periferia e ama sentirsi parte della storia della città deviando dalla magniloquenza dei luoghi ufficiali. Dalla stazione di Grünau basta seguire la Bruno-Taut-Straße per poche centinaia di metri e raggiungere Gartenstadtweg: non c’è modo di sbagliare, saranno i colori a guidarvi. Addentrandovi nel quartiere tavolozza, è lo stupore a farla da padrone. Costruzioni rassicuranti e dall’aria confortevole, ispirate al modello dei cottage e delle villette a schiera della campagna inglese, in cui il colore non è affatto decorazione superflua o abbellimento estetico. Qui è un valore aggiunto. È dinamismo, ricerca di una luce differente, è componente indispensabile di un progetto abitativo finalizzato al benessere dei suoi destinatari.

Come in una città di Lego o in un quadro di Mondrian, il colore è netto, senza sfumature, quasi a voler ribadire il suo ruolo di protagonista fuori dal tempo e dallo spazio. Stagliate contro il cielo bigio autunnale o rischiarate dal sole primaverile, queste costruzioni assumono una fisionomia sempre cangiante e mai banale. E la tranquillità del quartiere a ridosso dei boschi di Grünau contribuisce a ridisegnare i contorni della città-giardino in un’aura quasi fiabesca, in una macchia di colore incantata, nonostante sia oggi solo un piccolo agglomerato di case abitato da gente comune.

Dopo più di un secolo, Gartenstadt Falkenberg continua a stupire per la forza e la funzionalità di un progetto assolutamente moderno e innovativo. Il suo merito principale? Quello di aver condensato nella sperimentazione cromatica di un vero monumento del design la volontà di rinnovamento di un’epoca e l’idea profondamente democratica che, indipendentemente dallo status, tutti hanno diritto a una dignità abitativa imprescindibile. Bruno Taut l’ha compreso cent’anni fa, regalandoci questa gioia per gli occhi e ribadendo con la policromia l’alto valore civile dell’edilizia.

Gartenstadt Falkenberg

Scheda sulla città

Gartenstadtweg 40, 12524 Berlino (fermata S-Bahn Altglienicke)

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Silvia Fistetto

Diplomata in cattiva gestione del tempo, innamorata dei libri e dei gatti, schiva con poca astuzia i tranelli della lingua tedesca. Traduce documentari per Nat Geo, History, La7 D ed è la traduttrice italiana della rivista on line della NATO.

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