Germania, tre uomini legano a un albero un rifugiato iracheno. E la polizia sta a guardare

Sassonia, tre uomini vestiti di nero hanno portato via di forza da un supermarket un rifugiato iracheno, lo hanno picchiato e legato a un albero. Come si può vedere nel video caricato su YouTube, l’iracheno, in terapia in una clinica locale per malattie mentali, si trovava di fronte al tornello con una bottiglia in mano e stava discutendo con un membro dello staff. Ad aggravare la situazione è stato l’atteggiamento delle forze dell’ordine, impassibili di fronte a ciò che stava accadendo sotto i loro occhi.

I fatti. Nel discount Netto di Arnsdorf, un comune di 4.707 abitanti della Sassonia, un rifugiato iracheno tiene una bottiglia in mano mentre discute con un membro dello staff. A creare confusione è la barriera linguistica, tant’è che l’uomo continua a parlare in arabo dopo che i responsabili del market gli hanno più volte chiesto, in tedesco, di mettere giù la bottiglia. L’uomo non sembra violento nel video e non alza nemmeno la bottiglia, ma lo staff sembra aver paura di avvicinarsi. Dopo due minuti, entrano nel negozio tre uomini vestiti di nero, afferrano l’uomo e lo portano fuori. Quando questo sembra opporre loro resistenza, lo picchiano violentemente. Il video si conclude con una donna che dice: «È davvero un peccato che dobbiamo ricorrere a un gruppo di auto difesa».

Le reazioni. Almeno uno dei tre uomini imputati, come riporta il  Sächsiche Zeitung, è già conosciuto ad Arnsdorf, in quanto politico locale del partito cristiano-democratico CDU della cancelliera Angela Merkel. Il consigliere del paese Detlef Oelsner ha preso la difesa dell’azione del gruppo in una riunione di consiglio, definendola di «coraggio civile» e ha aggiunto che avrebbero reagito allo stesso modo anche se l’uomo fosse stato tedesco. Di parere nettamente contrario Thomas Dudzak, portavoce del partito di sinistra Die Linke, che ha dichiarato: «Questa non è una forma di auto difesa. Questo è stato un’aggressione fisica che va ben oltre i limiti della legge ed è stata chiaramente mossa da motivazioni razziste». Sulla stessa linea Daniela Kolbe, della segreteria generale del partito social-democratico SPD della Sassonia, che ha sostenuto: «Le immagini del fatto avvenuto ad Arnsdorf sono orribili e vergognose, è un altro incidente che mette i brividi. Lo Stato deve fare più attenzione ai gruppi di vigilantes. Quello che è successo ad Arnsdorf ha bisogno di una risposta contraria decisiva. Lo Stato deve garantire sicurezza e giustizia, non stare dietro a qualche “sceriffo autoproclamato”».
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Manifestazione di Pegida a Dresda, Photo © Alexander Geilhaupt

 

Ronde in aumento. In seguito ai fatti di Colonia, quando centinaia di donne hanno testimoniato di essere state sessualmente molestate da uomini dalle sembianze mediorientali, i Bürgerwehr, gruppi di vigilantes volontari in difesa dei cittadini, sono cresciuti enormemente in tutta la Germania. Generalmente si organizzano su Facebook e anche in città piccole con una bassa percentuale di criminalità riescono a raggiungere migliaia di consensi, come riporta il Frankurter Allgemeine Zeitung. I gruppi pattugliano le strade con dei cani, nella maggior parte dei casi appartengono a gruppi di estrema destra e difendono ideologie razziste. Nella regione sud-occidentale della Renania-Palatinato, il leader del partito neo-nazista nazionalista NPD ha richiesto la formazione di «unità di difesa dei cittadini» per proteggerli dagli «stupratori e assassini» che arrivano in Germania. Nella città di Freital, possono addirittura affrontare direttamente la lotta al terrorismo, tant’è che sono sospettati di aver pianificato incendi e attacchi esplosivi nei centri di accoglienza locali.

La polizia “razzista” della Sassonia. La regione della Sassonia, a est della Germania, è diventata nota per la sua ostilità nei confronti dei rifugiati e dei musulmani in generale. A Dresda, capoluogo della regione, è nata Pegida, il movimento xenofobo che tiene regolarmente manifestazioni contro «l’islamizzazione dell’Occidente». Il leader del gruppo, Lutz Bachmann, è stato accusato di incitazione all’odio dopo aver definito i rifugiati «feccia» e «animali». In altre occasioni, i cittadini di varie città hanno protestato contro i centri di accoglienza, hanno attaccato i bus che trasportavano i richiedenti asilo e hanno provato a ostacolare i vigili del fuoco nello spegnere un incendio, causato da loro, in un centro. La stessa polizia di Sassonia è stata criticata duramente in seguito alla pubblicazione di un video, in cui si mostrano degli ufficiali trascinare un rifugiato terrorizzato fuori da un bus, nella città di Clausnitz, mentre alcuni manifestanti anti-rifugiati bloccavano il veicolo. L’incidente si è verificato il 21 maggio, come riporta il Bild, ma la polizia ha impiegato dieci giorni per renderlo pubblico, oltretutto solo dopo la pubblicazione del video. Proprio per questo il lavoro delle forze dell’ordine della Germania est sta perdendo credibilità. Dudzak del Die Linke, ad esempio, ha dichiarato: «C’è la prova che la polizia di Sassonia abbia legami con l’ambiente di estrema destra, incluso l’NPD. Ci si dovrebbe chiedere, a questo punto, se riescono a mantenere la distanza necessaria da questi gruppi per svolgere il loro lavoro in modo appropriato», ma successivamente ha aggiunto che, in ogni caso, non si deve saltare a conclusioni affrettate riguardo il caso di Arnsdorf.

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