Gran Bretagna fuori dall’Europa? In Germania non ci credono. Ecco perché.

«Un’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europa è economicamente svantaggiosa per tutti, in particolare per Londra». È questo, in sintesi, quanto emerge dallo studio della fondazione tedesca Bertelsmann sull’ipotesi di David Cameron di indire un referendum nazionale sull’UE entro il 2017. In questi giorni il premier inglese, al secondo mandato dopo la recente vittoria elettorale, si trova a Berlino per perpetrare l’idea di un “Regno Unito in un’Unione Europea riformata”. Il rischio però è che il referendum inglese possa vincolare il Paese ad una vera e propria uscita dall’Europa.

A perderci sarebbero però prima di tutto loro. Secondo l’analisi della Bertelsmann la cosiddetta Brexit (Britain + Exit), porterebbe, nel caso di un totale isolamento del Regno Unito (ovvero nessun accordo , ad un calo nel 2030 tra lo 0,6 % e il 3% del Pil pro-capite inglese contro lo 0,1% e 0,3% tedesco, mentre su base nazionale la perdita sarebbe del 14% del Pil. Ad essere maggiormente colpita sarebbe l’industria chimica (11%) con l’ingegneria meccanica e automobilistica a seguire. «Il risparmio dovuto al mancato pagamento degli oneri UE non ripagherebbero in nessun caso le eventuali perdite economiche».

Raggiungiamo telefonicamente il Dr. Thieß Petersen, analista economico della Bertelsmann Stiftung, per averne conferma :«Non c’è un solo aspetto positivo che giustificherebbe la decisione del Regno Unito di uscire dall’Unione Europea. Cameron sostiene il referendum per ragioni politiche, non economiche. Difficile capire come si muoverebbe nel caso il referendum desse parere positivo. L’intera Unione Europea ci perderebbe. La Germania più di altri, ma comunque meno della stessa Gran Bretagna. Il calo dell’export da Berlino verso Londra sarebbe parzialmente compensato da una maggiore competitività delle aziende tedesche rispetto a quelle britanniche in altri Paesi europei. Analogo discorso si può fare per i servizi finanziari. Secondo i nostri studi finora ogni inclusione di un nuovo stato nell’UE ha portato vantaggi al resto degli stati membri. Diverse possono essere le valutazioni sull’Europa, ma il mercato unico conviene a tutti».

«Cameron gioca con il fuoco» scrive il portale tedesco N24, mentre è altrettanto negativo il pensiero di Sylvie Bermann, ambasciatrice francese in Inghilterra, intervistata dal Financial Times. «La possibile uscita della Gran Bretagna si definisce come una classica situazione lose-lose. Non ci guadagna nessuno, ci perdono tutti. Le industrie europee hanno bisogno di un grande ed unico mercato per restare competitive a livello internazionale». E la Merkel: «In Europa esiste un principio importante. Se uno Stato membro ha una necessità o un desiderio, ci riuniamo e ne discutiamo tenendo conto delle opinioni degli altri Stati membri in materia. Ma c‘è una linea rossa e dei principi fondamentali che non devono essere superati come la libertà di commercio in Europa e la mobilità dei lavoratori”.». Riuscirà la cancelliera a frenare il populismo del premier inglese?

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