I divani abbandonati di Berlino: 11 scatti che mostrano l’anima “easy” della città

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A Berlino è consuetudine lasciare in strada con la scritta zu verschenken (si regala) gli oggetti che non si usano più e che potrebbero servire ad altri. Tra questi, anche molti divani. Ora un interessante progetto fotografico di Linda Paggi li ritrae e, con essi, l’anima easygoing di Berlino.

Il progetto si chiama “Accomodati a Berlino” e ne è autrice Linda Paggi, 26enne bolognese di stanza a Berlino con la passione per la fotografia. In una piacevole chiacchierata ci racconta com’è sorta questa singolare idea, come l’ha realizzata correndo avanti e indietro per le strade di Berlino e come, dopo tanti scatti, è diventata una bella esposizione.

Com’è nata l’idea di immortalare divani in giro per Berlino?

«Tutto è iniziato quando siamo andati in escursione a Teufelsberg durante il corso di street photography di Berlino Magazine con Anna Agliardi, la nostra docente. All’interno dell’edificio principale, su tre piani e pieno di graffiti di ogni genere,  c’erano tre divani. Li ho fotografati perché mi incuriosivano e mi sembrava che si fosse instaurata una relazione tra il divano e il graffito che si stagliava dietro. Uscendo da quest’edificio, nel verde circostante ho notato un altro divano, di un colore marroncino che quasi si mimetizzava tra i colori degli alberi circostanti. Alla fine del corso, Anna ci ha invitato a scegliere un tema sul quale ci sarebbe piaciuto lavorare, e che poi sarebbe stato esposto al Café Aroma di Berlino. Intanto continuavo a notare divani in giro per la città c, agli altri partecipanti del corso è parsa una bella idea e così, senza quasi accorgermene, mi sono ritrovata tra le mani il progetto».

Come sceglievi i “soggetti” dei tuoi scatti?

«Ho cominciato a giugno, avevo dunque tre mesi per trovare i soggetti più interessanti prima che partissimo con le stampe. Ho cominciato a girare per Berlino ma, per avere più chance, ho anche messo un post su Facebook in cui dicevo a tutti i miei contatti che, se avessero visto un divano, avrebbero potuto dirmelo. All’inizio ci sono stati equivoci piuttosto divertenti: molti credevano che stessi cercando divani per arredare casa, e probabilmente avranno anche pensato che fossi un po’ fuori di testa. Alcuni mi hanno detto: “Ne avevo visto uno, ma era così sporco che non te l’ho detto, perché portarlo in casa non mi sembrava igienico…”. Poi, chiarito che i divani mi servivano solo per un progetto fotografico, ho ricevuto tanti messaggi e foto utili di divani abbandonati. Non sempre riuscivo ad andare subito a fotografarli, a volte non avevo la macchina fotografica con me. E poi Berlino è una città molto grande e molte volte, quando arrivavo sul luogo dell’avvistamento, il divano già non c’era più. I divani a Berlino vivono di vita propria, credo, non restano nello stesso punto per più di due o tre giorni, soprattutto se sono belli».

Il progetto è terminato con la mostra di settembre?

«No, continua, perché ci ho preso gusto e continuerò a cercare scatti interessanti finché non sarò sommersa di divani!».

Qual è il concept estetico dietro al tuo progetto fotografico?

«Volevo realizzare un progetto che non fosse banale, né visto e rivisto. La street photography non è solo fotografare quello che si vede in giro, ma anche cercare la relazione tra diversi elementi urbani, siano essi cose o persone, che comunicano e creano relazioni tra loro, in un modo o nell’altro. Più fotografo divani e più percepisco una relazione tra il divano e il contesto in cui viene lasciato: i colori e lo stile dello sfondo, ad esempio. Inoltre, essendo Berlino una città un po’ fuori dal comune, credo che sia un progetto strettamente legato all’amore che provo per questa città. Questa idea del lasciare il proprio divano vecchio in strada, a disposizione di tutti ad aspettare un interessato, è un aspetto che caratterizza fortemente Berlino. In italia ad esempio è meno concepibile lasciare i propri oggetti per strada con la scritta zu verschenken. È una di quelle cose che stupiscono appena si arriva a Berlino, che fanno sorridere, ma dopo un po’ che ci si vive le si vede come la normalità, e sono gli ospiti che ti vengono a trovare che te le fanno notare come stranezze».

Raccontaci qualche aneddoto particolare legato alla tua ricerca.

«Oggi, ad esempio, sono andata fino a Golm, vicino Potsdam, per fotografare un divano in mezzo al verde. Un signore mi ha osservato per un po’ dalla terrazza, poi è sceso per chiedermi se fossi interessata al divano, dicendo “oh, che bello, finalmente è arrivato qualcuno per questo divano. Sa, conosco gli ex proprietari, è da tanto che è qui, non lo vuole nessuno”. Ho avuto la sensazione che stessimo parlando di un essere vivente, come un cagnolino al canile che nessuno viene a prendere. Gli ho risposto che lo volevo soltanto fotografare per un progetto, lui c’è rimasto anche un po’ male, credo, ma mi ha augurato comunque in bocca al lupo. Ecco, anche per questo continuo a fotografare divani in giro per Berlino – a proposito, se ne vedete uno interessante contattatemi pure qui – : è un modo per cogliere lo spirito della città ed entrare in relazione con i suoi irripetibili abitanti».

La mostra “Accomodati a Berlino” di Linda Paggi.

Tutte le foto © Linda Paggi

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