I segreti di Alexanderplatz, la piazza più celebre di Berlino

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Alexanderplatz oltre ad essere la piazza più conosciuta e citata di Berlino, nonché il simbolo dell’attività sociale durante la DDR, è sempre al centro di dibattiti sulla nuova pianificazione. I grattecieli previsti nell’ultimo piano di H. Kollhoff che vorrebbe trasformare “Alex” in una piccola Manhattan, risultano totalmente impopolari. I cittadini disapprovano e tentano di dimostrarlo, e nonostante l’esperimento poco riuscito di Potsdamer Platz, nel giro di qualche anno, le ombre dei nuovi edifici si distenderanno sulla piazza.

Non si può certo dire che sia bella, Alex, ma simbolicamente interessante, nasconde tra le pieghe dei Plattenbauten e degli edifici amministrativi ex Berlino Est, piccole sorprese. Il “Memi”, edificio in stile brutalista rispetto ai suoi fratelli socialisti, in  Memhardstraße 2, conosciuto come il più brutto di tutta Berlino, nasconde un piccolo segreto.

 

Alzando gli occhi sulla facciata di uno degli edifici  praticamente impossibile da non notare, si scorge una piccola finestra, una bucatura quadrata isolata nel mare dei blocchi di cemento, una sola, su un lato. L’edificio dell’84, vista la sua posizione, viene costruito per ospitare diplomatici, giornalisti e funzionari di partito, rappresentanti minori però, i papaveri risiedono nel Majakowski ring a Pankow o nelle sontuose ville a Bernau.

Al termine del suo completamento inizia a girare una voce: quel piccolo quadrato nel cemento è la finestra di Honecker! Si racconta che una delle due figlie del Segretario Generale del SED (Partito della DDR) vivesse in un appartamento del Memi e poiché nel bagno non vi era la finestra, abbia utilizzato la sua influente posizione per farla aprire. Altre voci parlano invece di una postazione di spionaggio, con uno sguardo diretto sui fedeli sudditi ad Alexanderplatz, come a prendere in giro l’operato della Stasi, organo ufficiale di controllo.

Ovviamente sono voci non ufficiali da cui peraltro traspare il tipico humor berlinese. Nessuna delle figlie di Honecker ha mai vissuto nell’appartamento,  ancormeno lui ci si è mai affacciato, la presenza della finestra è probabilmente solo una risulta del layout di distribuzione che in questo tipo di edifici è molto razionale.

Un’altra chicca si nasconde sulla facciata della Haus der Elektroindustrie (Casa dell’industria elettronica). Durante l’ultima ristrutturazione, l’architetto S.Tchoban incaricato dalla nuova Treuhandanstalt, società federale per la privatizzare delle aziende statali dell’ex DDR, seleziona una frase dal romanzo di Alfred Döblin “Berlin Alexanderplatz”. Una calzante e ancora attuale descrizione di Alex, nonostante il testo sia del ’29, campeggia sulla facciata, una lettera per ogni panello, oramai quasi del tutto sbiadita.

“Am Alexanderplatz reißen sie den Damm auf für die Untergrundbahn. Man geht auf Brettern. Die Elektrischen fahren über den Platz die Alexanderstraße herauf durch die Münzstraße zum Rosenthaler Tor .” E ancora: “Wieder sehen auf dem Alex, Hundekälte. Nächstes Jahr, 1929, wird s noch kälter.”

Inoltre il romanzo di Döblin ispirerà la famosa miniserie “Alexanderplatz” diretta nel 1980 da Rainer Werner Fassbinder, capolavoro del regista.

Dopo oltre 25 anni di riunificazione, la città sta ancora cercando di venire a patti con la sua eredità socialista. Il complesso vicino è attualmente in fase di ristrutturazione, con l’impegno di dare alle facciate un volto più amichevole. C’è ancora però chi si impegna a mantenere intatto quel tipo di stile e di atmosfera, come Pianka, portavoce del WBM (cooperativa edilizia Mitte) che affitta i 200 appartamenti su dodici livelli, che già da qualche anno gestisce il progetto Jeder QM DU. Un archivio per gli amanti delle case prefabbricate, i Plattenbauten.

Foto: dal sito Augustrasse

ricerche a cura di: Z.Munizza, responsabile del progetto Berlino Explorer che organizza periodicamente esplorazioni urbane e guide tematiche alla città

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Zuleika Munizza

Zuleika Munizza responsabile del progetto di ricerca Berlino Explorer, presenta e racconta Berlino attraverso la sua storia e le sue trasformazioni, da un punto di vista architettonico e sociale.

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