La bufala della protesta dei piloti tedeschi contro il rientro dei profughi afgani

Lufthansa Airbus A340-600 on short final, Toronto Pearson runway 05

Perché non è vero che sono stati cancellati 222 voli tedeschi per deportare profughi afgani

Mercoledì scorso il quotidiano britannico online “the Indipendent” ha riportato una notizia dalla stampa tedesca secondo cui alcuni piloti si sarebbero rifiutati di condurre a destinazione voli di rimpatrio forzato di profughi afghani a cui è stato negato lo status di rifugiato politico. In realtà i “boicottaggi” in questione non hanno nulla a che fare con il diritto d’asilo. L’articolo del “the Independent” – pubblicato il 6/12 e corretto in un update successivo – faceva intendere che i piloti tedeschi si stessero ribellando in massa contro la politica di deportazione adottata dal governo Merkel nei confronti dei profughi afghani. Il titolo originale del pezzo «Piloti si rifiutano di far decollare i voli di rimpatrio forzato dei richiedenti asilo» (lett: «Pilots ground 222 flights after refusing to deport asylum seekers») è stato corretto in «Piloti bloccano 200 rimpatri forzati di richiedenti asilo rifiutandosi di volare» (lett: Pilots stop 222 asylum seekers being deported from Germany by refusing to fly). Nonostante non vi sia alcuna prova reale di boicottaggio della politica governativa da parte dei piloti tedeschi, i dati riportati dal giornale britannico sono esatti e riferiscono quanto emerso dalla risposta del governo a un’interrogazione parlamentare della Sinistra del mese scorso.

L’interrogazione parlamentare della Linke

Il 22 novembre 2017 la Sinistra ha rivolto all’esecutivo la seguente domanda «Quante deportazioni pianificate sono state cancellate fra il 1 gennaio e il 30 settembre 2017 a causa del diniego, da parte di compagnie aeree o di singoli piloti, al trasporto di soggetti espulsi dalla Germania?». Il governo ha comunicato che, su tutto il territorio tedesco, la quota di espatri falliti durante i suddetti nove mesi, ammonta a 222. Nulla, nella risposta governativa suggerisce che i piloti si siano rifiutati di volare o che l’aereo non sia decollato. L’ 85% dei trasporti di profughi ritardati o bloccati riguarda la compagnia aerea Lufthansa e la controllata Eurowings. Una pilota della Lufthansa ha dichiarato sotto anonimato al rbb|24, che, prima che i profughi destinati all’espatrio forzato possano fisicamente mettere piede all’interno dell’aereo diretto al loro paese d’origine, vengono accompagnati da un agente della polizia federale di fronte al comandante di volo, che deve rivolgere loro la seguente domanda «Vuole intraprendere questo viaggio assieme a noi?». Ogni pilota della compagnia aerea tedesca ha il dovere di porre tale quesito prima di acconsentire al trasporto del migrante. Se il soggetto interrogato risponde negativamente e dimostra di essere in evidente stato di agitazione, generalmente il pilota non accenta il passeggero.

Hands off! Asylum seekers & refugees are not criminals
Hands off! Asylum seekers & refugees are not criminals greensefa CC BY 2.0

 

I piloti sono obbligati legalmente a garantire la sicurezza dei passeggeri

In base al paragrafo 12 della legge tedesca sulla sicurezza aerea (Luftsicherheitsgesetz) i piloti sono obbligati a garantire la sicurezza a bordo del loro mezzo. La pilota intervistata ha spiegato al emittente radiofonico «Abbiamo l’obbligo di assicurare che nessuno perda il controllo durante il volo: dobbiamo scongiurare l’eventualità che i nostri passeggeri possano trovarsi in una situazione di pericolo». In base alla legge tedesca sul soggiorno dei cittadini CEE, le compagnie aeree sono legalmente obbligate a trasportare tutti i richiedenti asilo che il governo ha deciso di espellere dal paese. I piloti che, adducendo motivazioni puramente morali, si rifiutino di condurre a destinazione le deportazioni, dovranno affrontare le conseguenze legali che ne derivano. La donna ha dichiarato «Non conosco alcun caso in cui il pilota si sia rifiutato su basi morali: siamo legalmente obbligati ad accettare i passeggeri che siano in possesso di valido biglietto». Fra il 1 gennaio e il 30 settembre 2017 dunque, 222 deportazioni sono fallite. Nello stesso periodo, 16700 profughi sono partiti da aeroporti tedeschi e atterrati regolarmente nella loro patria d’origine.

La Germania ha processato più casi di asilo politico che tutto il resto dell’Europa

Nonostante un aumento nella quota di deportazioni, in base alle statistiche dell’Eurostat riguardo al secondo quarto del 2017, fra tutti i paesi membri dell’EU, la Germania ha registrato il più alto numero di richieste d’asilo (28% di tutte le richieste europee), subito seguita da Italia (con il 23%) e Francia (14%). Relativamente alle domande esaminate, la Repubblica Federale ha deciso 165 300 casi, piazzandosi di nuovo al primo posto in Europa, dinnanzi a Francia (27 100) e Italia (19 200). In base ai dati del 2016, il governo Merkel ha accettato il 62.4% dei migranti (far domande di protezione sussidiaria, umanitaria o richieste di asilo). Nella prima metà dell’anno circa una ogni due decisioni prese dal BAMF (l’ufficio federale per migrazione e rifugiati) è stata riesaminata in appello, circa il doppio rispetto allo stesso periodo registrato nel 2016. Uno su quattro casi è giudicato favorevolmente dalla corte. Secondo il “Deutsche Welle” le suddette azioni leali, da gennaio a novembre 2017, sarebbero costate allo stato circa 19 milioni di euro: un aumento di circa 7.8 milioni di euro rispetto all’anno precedente. Al fine di ridurre il numero di appelli e velocizzare le deportazioni, il governo ha proposto che, da febbraio 2018, i richiedenti asilo che ricevono risposta negativa percepiscano una somma di 3000 euro come incentivo per accettare il rimpatrio.

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Foto di copertina: Lufthansa Airbus A340-600 on short final, Toronto Pearson runway 05 BriYYZ CC BY-SA 2.0

 

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