L’ansia da prestazione alla cassa del supermercato tedesco

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Ogni volta che vado a fare la spesa a Berlino mi riprometto di comprare il minimo indispensabile. Pensando a cosa voglio mangiare la settimana dopo, faccio una breve lista di ciò che mi serve e puntualmente la dimentico a casa. Tant’è che poi esco dal supermercato con almeno tre borse della spesa traboccanti e uno zaino che mi carico sulle spalle a mo’ di giogo. Ma non è colpa mia, è che devo sempre usare il carrello, che dopotutto è molto capiente. Userei anche quei cestini con le rotelline che molti supermercati mettono a disposizione – se non fossero sempre esauriti perché la gente li ruba. E’ una pratica talmente diffusa a Berlino che un noto supermercato ha fatto scrivere su tutti i cestini: “Questo l’ho rubato al (nome supermercato)”. Così se mi capita di fare spesa con questi cestini, mi sento in colpa anche se non ho fatto nulla.

Si potrebbero condurre studi scientifici sugli usi e costumi del fare la spesa in Germania: dal nome di certi alimenti (come la Götterspeise, letteralmente “il cibo degli dei” e banalmente la nostra “gelatina”), al mono-sapore dei vegetali, ai dolci natalizi che invadono gli scaffali già da metà Settembre. In questo pezzo vorrei però dedicarmi a ciò che considero essere l’ostacolo più grande di ogni supermercato, il mio personale Oracolo del Sud. E’ una prova che incontro sempre alla fine del percorso, proprio quando dopo un’ora passata a confrontare i prezzi e le quantità dei vari alimenti le forze mi hanno quasi abbandonato, ho fame (magari è colpa mia che vado sempre verso ora di cena) e vorrei solo essere fuori di lì. All’ostacolo darò un nome fittizio: chiamiamolo Inga. Inga è l’archetipo della CASSIERA tedesca. Inga mi ha già adocchiato lì in coda, dietro alle altre 5 persone che mi precedono. Ha visto che arrivo con un carrello zeppo e ha già valutato col suo occhio bionico il volume, la quantità e il valore degli articoli. E’ una prova anche per lei, ne va del suo orgoglio di cassiera. Passare articoli sullo scanner alla velocità supersonica è il suo mestiere e non vuole di certo perdere il trofeo Scannerista dell’Anno solo perché io ho deciso di fare scorte per una stagione intera. Inga sa bene che non riuscirò mai ad insacchettare tutto prima che lei abbia annunciato il totale. Sistema il primo cliente, poi il secondo, poi si prende una breve pausa e getta un’ altra occhiata fugace al mio carrello, per assicurarsi di non aver calcolato male la quantità di articoli al secondo che dovrà scannerizzare. Via anche il terzo cliente, liquidato con un “Tschuessschoenentagnoch!- Hallo!” che è anche già un benvenuto al quarto cliente. I miei battiti accelerano e inizio a deporre i miei articoli sul nastro della cassa. Inga non sa che anch’io ho la mia strategia: prima le bottiglie pesanti, poi i barattoli, frutta e verdura, infine le cose delicate e sopra a tutto il resto andranno le uova. Il quarto cliente sta pagando, io ripercorro con lo sguardo velocemente gli alimentari sul nastro, in un ultimo disperato tentativo di capire come poter ottimizzare la strategia di insacchettamento.

– “Tschuessschoenentagnoch!- Hallo!

Partiti!

Bip, bib, bip. Il suono ritmico dello scanner è l’unica cosa che avverto, il resto è un vuoto dove siamo solo io e Inga, in una sfida all’ultimo genere alimentare. Mi destreggio abilmente tra la borsa di tela e lo zaino: la bottiglia dell’olio di qua, il vassoio con le carote di la, il latte da un lato, le patate così pesanti dall’altro, lo yogurt va…no cazzo! Lo yogurt deve stare sopra! Troppo tardi. Ho perso il vantaggio che avevo accumulato mentre Inga pesava le banane. Un mio ripensamento e lei ha già mandato avanti le fette biscottate, il Cibo degli Dei, le uova e l’aceto balsamico. Inizio ad arrancare. Borsa o zaino? Prima le uova o il pollo? Oh no, lo zaino è già pieno! Inga sghignazza sotto i baffi e infierisce con (alla Fantozzi) il MEGA PACCO DI CARTA IGIENICA A TRE STRATI DA DODICI ROTOLI. E’ fatta. Annaspo tra i generi alimentari, inizio a buttare tutto alla rinfusa nel carrello quando inesorabile arriva il momento che temevo. Inga enuncia trionfante il totale.

  • SiebenundzwanzigeurosechzigBaroderKarte?

Ancora una volta ha vinto lei. Sconfitto, le allungo con una mano il bancomat mentre con l’altra tento ancora di ficcare il Müsli formato famiglia nella borsa di tela, ormai anch’essa stracolma. Non ho il tempo di issare lo zaino da quattro tonnellate nel carrello che Inga già mi chiede di inserire il pin. Tutto avviene così in fretta che l’ultima cosa che ricordo è la settantenne dietro di me che mi incita in berlinese stretto a spostare il carrello dalla corsia. Forse anche lei si prepara alla sfida?

Ma non vale! Lei ha comprato solo due pacchetti di sigarette e una bottiglia di Jaegermeister!

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Andrea Bonetti

A Berlino da un tot, è autore del blog "Un Babbano a Berlino" dove racconta le dis-avventure di una persona qualunque, in una città unica al mondo. E' affetto da sindrome da procrastinazione cronica.

12 Responses to “L’ansia da prestazione alla cassa del supermercato tedesco”

  1. alessandro

    Fantastico ariticolo in cui mi ci rivedo pienamente! All’inizio mi ricordo che ero lentissimo ad impacchettare e facevo spazientire tutti i tedeschi in coda. E pensavo: ‘ma che cazzo volete da me se voi fate la coda solo per una bottiglia di birra, un barattolone di yogurt od una pizza surgelata?! Penari!’

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  2. ASD

    Zio can, ma mettere le casse lunghe la parte terminale divisa in due come era troppo mainstream? Comunque tutti gli alimenti che vanno pesati andrebbero alla fine, di solito si riesce a guadagnare qualche millesimo di secondo nella gara da te descritta.

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  3. Andrea Bonetti

    Già, grande la tattica di frutta e verdura alla fine! Comunque mi sa che l’unica soluzione è proprio buttare tutto nel carrello e poi insacchettare sulle apposite mensole…SE ci sono!

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  4. Dimitri

    Credo di avere già letto questo articolo, credo di averlo letto forse poco tempo fa nel “Il Mitte”.

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  5. Daniele

    no dai, io quest’ansia non la sento proprio, anzi quando i clienti prima di me si mettono a contare i centesimi e dietro ci sono 12 persone in paziente attesa mi viene solo da bestemmiare in turco !

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  6. Marco

    Concordo con Andrea Bonetti, metti tutto nel carrello nell’ordine che preferisci (hai 4 angoli per classificare la spesa per peso e regno – animale-minerale-vegetale) e poi con la calma che vuoi, ti metti alla mensola e fai tetris con gli acquisti, all’interno dello zaino

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  7. alice

    articolo più inutile della storia. ma chi è che perde tempo a parlare di questo? veramente? la cassiera che passa velocemente le cose sul nastro? bah

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  8. Fabio

    Ahahahhaja mitico! Provo a batterle tutti o giorni,ma è impossibile! 🙂

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  9. Paolo Zanotto

    Fantastico questo articolo Andrea, mi sono divertito moltissimo e ho ripensato alle mie esperienze coi supermercati tedeschi e relativi cassiere/i di quando ero in Erasmus a Greifswald.. beh è esattamente come dici.. qui in Italia si lascia al cliente il tempo di sistemare la spesa nelle borse, anzi spesso vedo le cassiere stesse che si premurano di farlo cortesemente, magari con persone anziane.. li in DEU veramente pare di essere ad un pit stop di Formula 1, la cassiera che lancia i prodotti sullo scanner alla velocità della luce, neanche fosse scattato l’allarme antincendio e l’obbligo di evacuazione immediata del locale, i clienti dietro che non ti lasciano più di 10 secondi per ritirare i prodotti, se ne impieghi di più cominciano a borbottare o ti chiedono direttamente di spostarti perché sei in mezzo- si sa che i tedeschi sanno essere estremamente schietti- mi ricordo che all’inizio veramente mi metteva l’ansia tutto questo meccanismo e soprattutto faticavo a capirlo, perché andavo appositamente a fare la spesa in orari in cui c’è poca gente tipo dopo pranzo, dunque essendo il supermercato mezzo vuoto non capivo questo agonismo e questa fretta estrema, mi sentivo molto a disagio ogni volta che mi si intimava di spostarsi o mi si biascicavano a mezza voce improperi per ogni minima esitazione, che all’inizio nemmeno capivo.. poi ho imparato a sottrarmi a tutto ciò, lanciavo semplicemente tutto in carrello alla stessa velocità della cassiera tedesca, e mi mettevo all’ingresso o addirittura fuori nello spazio restituzione carrelli a sistemare per bene e in tutta calma nelle borse la mia Einkauf.. sempre per restare in tema di mentalità tedesca da market vi racconto questo episodio ai limiti dell’incredibile, un pomeriggio dopo una mega spesa (venivano amici a stare da me e sapendo che saremmo stati sempre in giro volevo che tutto fosse sistemato per una settimana minimo) mi sono reso conto, ormai fuori, di aver preso troppi pochi sacchetti e che metà del contenuto del carrello restava fuori.. rientro in supermercato dall’uscita e vado di lato alla cassa, attirando l’attenzione della cassiera che mi aveva servito un minuto prima, mentre faceva un attimo di pausa tra un cliente e l’altro, le dico che ho dimenticato un sacchetto e se per favore poteva passarmelo lei al volo in modo da non fare perdere tempo alla fila, ero già coi 20 cent pronti in mano e l’operazione avrebbe richiesto 5 secondi.. lei mi rivolge un’occhiata gelida e risponde a denti stretti “nein, Sie sollen an der Schlange stehen”, quindi si mette a servire il cliente successivo, io tra sguardi di disapprovazione e borbotii collettivi devo mettermi in fila dietro a varie persone col carrello pieno e aspettare 5 minuti per uno stupido sacchetto, con gli altri clienti che mi fissano in modo malevolo come un ladro (ovviamente nessuno si sogna di farmi passare come si fa in Italia con chi ha solo una cosa veloce) e la mia spesa, già pagata, abbandonata fuori su un carrello, alla mercé di chiunque passasse e sotto il caldo sole di luglio.. è stata davvero un’esperienza umiliante e sono tornato a casa riflettendo su quanto l’amore per la precisione ed il rispetto delle regole teutonici, che ammiro e condivido fortemente, possano a volte sfociare nella più bieca inflessibilità e insensibilità, come una cassiera possa trattare in questo modo una persona che ha appena lasciato giù parecchi soldi al supermercato e che ha disgraziatamente dimenticato un sacchetto, che torna indietro scusandosi e chiedendo gentilmente un favore minimo ed espletabile in pochi secondi, per vedersi umiliato davanti a tutti e trattato come l’imbroglione di turno che vuole fregare gli altri, quei 5 minuti finali in coda sono stati veramente interminabili, volevo sprofondare.. ovviamente ho cambiato poi supermercato (non scrivo il nome di quello coinvolto per non diffamare nessuno) e spostandomi alla Lidl devo dire che ho trovato persone, sia come personale che come clienti, molto più disponibili, a volte si scambiavano pure un paio di battute alla cassa e tutti erano più pazienti.. insomma c’è ancora speranza anche per i cassieri tedeschi e per gli italiani in crisi alla cassa 😉

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