Berlino inaugura la più grande mostra su Pasolini mai realizzata all’estero

Inaugura l’11 Settembre, al Martin Gropius Bau di Berlino, la mostra Pasolini Roma, che dopo Barcellona, Parigi e ovviamente la stessa Roma, conclude il suo viaggio europeo.
La mostra nasce dalla volontà di raccontare, alla vigilia del 40 anniversario della morte, la vita e le opere del grande, grandissimo, intellettuale italiano, e di farlo attraverso le tappe romane che hanno segnato svolte e avvenimenti significativi del suo percorso umano e professionale.

Come ha giustamente sottolineato in conferenza stampa Jordi Ballo’ (CCCB di Barcellona), che insieme ad Alain Bergala (Cahiers du cinema) e al compianto (e amico dello stesso Pasolini) Gianni Borgna ha curato la mostra, “attraverso il rapporto contraddittorio che Pasolini aveva con Roma si capisce tutto Pasolini”.
Perché a Roma egli trovò il luogo ideale per esprimere se stesso, e lo struggente lirismo che accompagnava i suoi giorni.

In tempi di grande bellezza, giova e allo stesso tempo intristisce riguardare le immagini che hanno come sfondo i 2 topoi più tipicamente pasoliniani: da una parte le borgate in cui Pasolini visse a lungo e che fino alla fine frequentò e dall’altra i salotti romani in cui fu accolto, dove davvero e ancora si faceva cultura, dove i poeti erano venerati e le illusioni non erano ancora perdute. Come documentato dalla mostra, i salotti, i Caffè, come il leggendario Caffè Rosati, appartengono a Pasolini non tanto per l’attitudine a un’inconsistente mondanità, ma anzitutto perché l’amicizia era per lui un sentimento profondo e essenziale, vero comun denominatore dei luoghi del poeta, così come è stato messo in luce dai curatori: amicizie come quella con Alberto Moravia e Elsa Morante, Sandro Penna e Laura Betti, animatori della mondanità letteraria romana del dopoguerra.
E come quelle nate in contesti radicalmente differenti, in strada, con i fratelli Franco e Sergio Citti, e con Ninetto Davoli, incarnazione del mito rousseauiano del buon selvaggio. Ninetto: che più diverso da lui non poteva essere, e che tanto evidentemente gli diede in termini semplicemente umani, permettendogli di non staccare mai lo sguardo dalla realtà cruda e primordiale delle periferie.

Non si può dire che Pasolini fosse un intellettuale arroccato nella torre d’avorio, tutt’altro, e i luoghi e le sue amicizie romane (forse potremmo dire pure romanesche) lo testimoniano. Ciò che ha scritto, ciò che ha girato era certo di difficile comprensione per la massa, ma era nelle periferie in cui ogni giorno si immergeva, era nelle stazioni ferroviarie che cercava l’amore.

E fu così che ai funerali, nel novembre del ’75, a Campo de’ Fiori c’erano tutti, anche l’anonimo borgataro romano, che anche se i suoi film non li capiva, lo avvertiva in vita come una presenza non ostile e sincera. Che avvertì la perdita di un amico con cui giocare a pallone, di un uomo buono che faceva film difficili.
Qui in Germania, e nel resto del mondo, Pasolini è noto soprattutto come regista, vincitore dell’orso d’argento per il Decamerone (1971) e di quello d’oro per I racconti di Canterbury (1972); accanto al suo lavoro cinematografico, la mostra documenta le meno note attività di poeta, scrittore, editorialista (e nei primi anni ’50, pittore), offrendo un’immagine completa della produzione pasoliniana, che per tanti sarà così una scoperta.
In Italia manca terribilmente Pasolini, per questo conforta rendergli omaggio. Mancano le sue riflessioni sul presente e le sue previsioni per il futuro, che come ha detto giustamente il curatore francese di questa (perdonate la cacofonia del superlativo) europeissima mostra, il già citato Bergala, si sono avverate tutte.
È evidente allora che mancano in Europa, nel mondo, teste come la sua, che con rara lucidità riuscivano a dare alle cose una valenza universalmente comprensibile, dato che così tanti, non solo in Italia, guardano ancora a lui per capire il mondo.

Cose che solo quei quattro o cinque poeti in un secolo, per citare Moravia, riescono a fare.

Pasolini Roma

11 Settembre 2014 – 5 Gennaio 2015

Martin Gropius Bau

Niederkirchnerstraße 7, 10963

Berlino, Germania
+49 30 254860

 

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Piera Ghisu

Nata alla fine degli anni '70, sono stata una filosofa in radio nella mia citta', Cagliari, fino al mio approdo a Berlino. Nella capitale tedesca da 3 anni, mi occupo di turismo sostenibile per cercare di vedere un futuro per l'Italia. Per Berlino Cacio e Pepe Magazine faccio cose e vedo gente (ovviamente, cit.)

2 Responses to “Berlino inaugura la più grande mostra su Pasolini mai realizzata all’estero”

  1. kiki

    Bellissimo il finale con la citazione delle parole di Moravia al funerale di Pasolini. Non dobbiamo dimenticare, non dobbiamo dimenticare i suoi scritti corsari – sul Corriere della Sera – che andavano dritti alla coscienza collettiva di un paese che non era ancora guasto come lo ritroviamo oggi, ma che lui aveva pre-visto, forse perchè i prodromi c’erano già tutti. Essere scomodo e rivendicare la propria contraddittorietà, senza essere servo dei padroni e sempre dalla parte degli ultimi, ecco l’uomo. Grazie per averlo ritratto con precisione.

    Rispondi
  2. Federico Sollazzo

    Confidando possa interessare, Segnalo la recente pubblicazione del volume “Pasolini oggi. Fortuna internazionale e ricezione critica” (promosso dal Centro Studi PPP di Casarsa della Delizia ed edito da Marsilio), in cui è presente anche il mio saggio “Un’interpretazione dell’interpretazione di Pasolini in Ungheria”.
    Tra gli altri, anche saggi di: Tomas Matras, Toni Hildebrandt, Arturo Larcati, Mark Epstein, Guido Crainz, Angela Felice, Alberto Sobrero, Pasquale Voza, Giuliano Scabia, Italo Moscati, Ermanno Olmi…

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