Napoli – Roma 2-0: la vergogna è sugli spalti

C’era attesa per Napoli-Roma. Era tanta e crescente. Non una partita come le altre, non più, se mai lo fosse stata. In molti avevano cerchiato la data sul calendario dopo quel tragico 3 maggio. Uno scontro, un colpo, una lunga agonia e tante responsabilità ancora da imputare. Il destino beffardo aveva fatto cascare l’incontro alla vigilia del giorno dei morti: il nuovo compleanno di Ciro, dove però non ci sono candeline da soffiare, ma solo ricordi e dolore. Per Antonella, la madre, non un corpo in carne ed ossa, ma una misera foto come ricompensa.

Ci chiediamo: quanta strada è stata fatta da quel giorno? A che punto è il calcio del bel paese? Tutto si muove alla maniera italiana. Nessuna prevenzione, solo grossolane toppe dove prevedibili squarci si sono aperti. Perché in Italia la ricaduta è peggio dello sbaglio. Una partita di calcio blindata: nessun tifoso romanista, depistaggio sulla prenotazione degli alberghi, scorta poderosa con tanto di elicottero prima, durante e dopo il match per la squadra avversaria ed i giornalisti al seguito, tensione accumulata dove invece dovrebbero esserci sport e felicità. E se ci fosse stata la stessa attenzione durante quella maledetta finale che vedeva l’arrivo di due tifoserie calde in una città che già conta altre due tifoserie rivali? Dove saremmo oggi? Forse non in Italia.

Sugli spalti la parola degli ultrà, di chi insomma comanda il calcio italiano, non cambia. Minacce, insulti, propositi di vendetta che prima o poi verranno realizzati. Chi comanda si prende quello che vuole, questo è certo. A nulla servono gli appelli di pace di una splendida madre, generosa ed umile nel dolore. A nulla i messaggi distensivi dei calciatori. A nulla serve tutto ciò, se chi lo fa non è supportato da un sistema forte e corretto, che domina invece di essere dominato. Che bello sarebbe stato vedere uno striscione dei tifosi napoletani in segno di pace? Magari con un invito a riallacciare uno storico gemellaggio invidiato tanti anni fa in tutto il paese? L’Italia però è in un’altra galassia sotto questo punto di vista.

Ed intorno a tutto ciò la cronaca del campo ha poco senso: il Napoli vince e convince, meriterebbe la goleada contro una Roma scarica e impaurita (come biasimarla?) fin dai primi minuti. Segnano Higuain e Callejon. Anche due traverse per i partenopei, contro zero tiri in porta dei giallorossi. Gli azzurri salgono al terzo posto in classifica, la Roma invece arresta la corsa scudetto.

Ma oggi è oggi, la toppa è stata messa. Domani è il giorno dei morti. Nuovi compleanni si onorano, in silenzio. Nessuna candelina si spegne. Solo vite di giovani uomini che erano andati a vedere una partita. Nel paese sbagliato.

Immagine © Gazzetta.it

Gabriele Iaconis

Gabriele Iaconis è nato a Napoli nel 1985. È laureato al corso magistrale di Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale ed Ambientale presso la Federico II di Napoli. È appassionato di lettura e scrittura e non osa immaginare un mondo senza libri. Ha pubblicato due romanzi: Un motivo in più per guardare il cielo (Boopen LED 2010) e Buenos Aires (Homo Scrivens 2012) nonché racconti in varie antologie. Vive a Berlino dal novembre 2013 e si trova benissimo. Spera di continuare a scrivere e leggere il più possibile.

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