«Noi medici in Germania, a volte costretti a lottare con le assicurazioni per non dimettere subito il paziente »

Sanità in Germania, il parere di un medico: «Le casse malattie vogliono che dimettiamo i pazienti il prima possibile per risparmiare, noi medici vogliamo semplicemente curarli. E spesso è una guerra».

Valmir Dibra si è laureato in medicina a Bologna e si è poi trasferito a Berlino, dove conseguirà a breve una specializzazione in gastroenterologia. Gli abbiamo chiesto di raccontare la sua esperienza di studente in Italia e Germania, mettendo a confronto il sistema universitario dei due paesi. Il Dr. Dibra ha poi motivato la sua contrarietà al modello tedesco della sanità privata, illustrando il meccanismo di conflitto tra la deontologia professionale dei medici e le logiche di mercato delle casse malattia. Ha infine chiarito alcuni malintesi relativi all’epidemia di epatite A attualmente in corso a Berlino.

Studiare medicina in Italia e in Germania.

«La formazione medica che viene impartita nei due paesi è molto diversa. La didattica italiana è incentrata su uno studio prevalentemente teorico della materia. Il suo scopo è far sì che lo studente sia in grado di diagnosticare una malattia anche senza che essa risponda esattamente alle linee guida. In Germania spesso le basi teoriche non vengono insegnate in modo adeguato, e quando un caso non risponde esattamente alla descrizione del manuale c’è più caos, più incertezza. In compenso l’università tedesca, più pratica, fornisce ai futuri medici quegli strumenti che saranno loro utili per seguire i pazienti nella terapia. Chi si laurea in medicina in Germania ha quell’esperienza che lo rende pronto a lavorare già il giorno della laurea. Semplificando: spesso i neo-medici italiani sono molto bravi nelle diagnosi, ma non conoscono bene le terapie. E viceversa. Dovendo parlare del sistema nel suo complesso, per approccio, penso che quello italiano sia più equo.»

Riconoscimento del titolo di studio.

«Farsi riconoscere il titolo di studio italiano in Germania è molto facile, quasi automatico. Basta compilare alcuni moduli. L’unico problema è la lingua, perché per il riconoscimento è necessario avere un certificato di livello B2. Voglio però dare un consiglio relativo all’esame di stato: meglio farlo in Italia. L’esame tedesco, in linea con quanto spiegavo prima, è molto più pratico. Chi ha studiato in Italia non è abituato, e potrebbe avere dei problemi».

Pubblico e privato. Sistemi sanitari a confronto.

«Il sistema sanitario tedesco è semi-pubblico, e questo crea alcuni problemi. Le casse malattia, che assicurano i cittadini dietro pagamento di una rata, sono gestite da privati. Il loro obbiettivo è guadagnare. Gli ospedali possono essere sia pubblici che privati. Nel primo caso non vogliono perdere soldi, nel secondo vogliono ancora una volta ricavare un utile.  Noi medici, invece, vogliamo semplicemente curare i nostri pazienti. E’ sempre una guerra. Gli ospedali hanno bilanci ristretti e cercano di curare il paziente entro i giorni coperti dalla cassa malattia. Quest’ultima, più radicale, preferirebbe che il paziente non esistesse o che quello non necessario venga fatto in giornata, senza ricovero. Il risultato è che alcune prestazioni utili, ma non strettamente necessarie, proprio a causa delle assicurazioni mediche, vengano fornite in modo approssimativo, o niente affatto. Non è un equilibrio sano, credo che la sanità debba essere pubblica, soprattutto per evitare conflitti di questo tipo».

Chiarimenti in merito all’epidemia di epatite A.

«L’epatite A si trasmette per via oro-fecale e dunque non è, come qualcuno ha creduto di intendere, una malattia degli omosessuali. Può essere trasmessa sessualmente, ma questo anche in un rapporto eterosessuale. Si pensa che l’epatite A si sia diffusa a Berlino principalmente attraverso rapporti omosessuali, ma il collegamento potrebbe essere azzardato. Immagino che due persone che vanno a letto insieme bevano anche dallo stesso bicchiere».

Vivere e lavorare da straniero in Italia e a Berlino.

«Vengo dall’Albania. Ho vissuto da straniero in Italia e a Berlino, e credo che nella capitale tedesca sia più facile. Le persone sono molto più tolleranti. Anche a Bologna, città multiculturale nota per essere da tanti anni tra le principali destinazioni degli studenti Erasmus, mi capitava di sentirmi compatire per la mia origine. In ospedale, il primario mi convocava dicendo “Valmir, tra cinque minuti nel mio ufficio”. A Berlino, il primario mi dice “Dottor Dibra, avrebbe cinque minuti questo pomeriggio? Che orario preferisce? Non c’entra con il fatto che io sia straniero o no, ma con la cultura del lavoro che è molto diversa. Il primario tedesco, a differenza di quello italiano, non si sente capo/padrone, ma sa di essere semplicemente un collega con una posizione da dirigente. Qui, ma questa è un’altra questione, non mi capita mai di essere discriminato per il fatto di essere albanese. Al contrario, vengo ringraziato per essere venuto a fare un lavoro utile a tutti».

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